mercoledì 3 febbraio 2016

Rivoglio la mamma e il papà

Mi chiamo Eliseo Del Deserto, sono omosessuale e non saprei come fare senza mia madre e senza mio padre. Non perché siano stati genitori perfetti, ma non saprei immaginarmi una vita senza di loro, senza la sete di loro, così diversi eppure così necessari.

Chiedo alle coppie omosessuali di non farsi veicolo di questa distruzione. È vero! Forse la madre e il padre sono un concetto antropologico, un archetipo, ma che scaturisce dalla verità profonda, naturale, concreta ed evidente di ogni essere umano. Siamo tutti figli di una mamma e di un papà e siamo tutti destinati in modo unico ad essere in grado di diventare padri e madri, questa è la storia biologica di ogni uomo.

Il maschile e il femminile sono inscindibilmente legati al concetto e alla reale possibilità di essere padre e madre. Siamo creati dall’amore di un uomo e di una donna, per amare e per generare. Siamo tutti figli di una mamma e un papà. Minare questo concetto significa minare la società e l’identità dell’umanità intera.

Ma voi non sentite la nostalgia di vostra madre? E quell’abbraccio forte e caldo che avete cercato, non è forse l’affetto di quel padre che avete sempre amato e dal quale vi è sempre sembrato di essere così lontani? Non sentite come la vostra identità è profondamente segnata da quest’uomo e questa donna, così diversi, così sbagliati, che ti hanno generato, amato, deluso, incoraggiato, disprezzato, abbracciato e picchiato e poi ancora baciato? Non senti che dentro di te c’è una parte femminile e una parte maschile e che non sarai mai nella pace finché queste non avranno raggiunto il loro equilibrio dentro di te? Non senti questi due fiumi scorrere dentro di te? E non senti sete quando la siccità secca uno dei due affluenti? Non dirmi di no! Non ci credo!

Non può essere! Proprio noi omosessuali che siamo famosi per quell’amore viscerale quasi fusionale per la nostra mamma, non è possibile che proprio noi la vogliamo cancellare! Noi che vogliamo ridurre la nostra mamma ad un fattore algebrico che si può interscambiare pensando che il risultato non cambi, perché basta l’amore? No! Non basta l’amore! Serve l’amore di una mamma e serve l’amore di un papà! Se quell’amore non lo troviamo lo cerchiamo per tutta la vita. Per tutta la vita! Negarlo significa censurare quest’opera d’arte che è l’uomo, com’è stato fatto a Roma per la visita di Hassan Rohani.

Mi oppongo a questo scempio! Me ne tiro fuori! Noi omosessuali lo sappiamo quanto è importante l’amore dei genitori, perché noi li abbiamo amati, li abbiamo odiati, li abbiamo desiderati profondamente. Nella notte abbiamo cercato l’odore di nostra madre per calmare la paura e negli uomini abbiamo bramato la stima e la forza, un sorriso e una stretta forte che ci facesse sentire che potevamo affrontare la vita: in loro abbiamo cercato un padre.

Io lo sento. Lo sento ogni volta che il padre lo invoco, lo desidero e mi struggo per la sua assenza.

Che egoismo mostruoso! Che narcisismo vomitevole! Non è possibile non capire quanto può essere dannoso privare un individuo dei due rami sui quali costruire la capanna della propria identità. Certo nella vita può succedere di tutto. Si può restare orfani, si può crescere con dei parenti, per strada, in una famiglia sbagliata e violenta, sì! può succedere che dei cuccioli di cane siano allevati da una gatta, ma noi non cerchiamo compromessi, vogliamo il meglio se possiamo scegliere, perciò possiamo accettare e tutelare delle eccezioni, ma non possiamo promuoverle a normalità. Non possiamo scegliere un male minore perché tanto il male esiste!

Cresceranno bambini con due papà e con due mamme. Troveranno la loro strada, la loro realizzazione e la loro felicità. Nella vita ciascuno di noi cresce con delle assenze e dei vuoti, chi ce la fa, chi no. Privare consapevolmente però è un furto, è un reato! Non tacitate la coscienza per soddisfare i vostri capricci. Non siate ladri di genitori! Ladri di mamme e papà come nel peggiore incubo che si possa fare.

No! Non siamo macchine, non sforniamo robot, se qualcosa non funziona non lo possiamo buttare, non siamo un utero, non siamo tette, non siamo testicoli da mettere in vendita per l’amore di altri. Non smembrate l’unità di corpo e spirito, di corpo e amore; non mercificate questi brandelli di essere umano.

Siamo uomini e donne. Siamo esseri umani, unità di carne e spirito, di storia, desideri, sentimenti, amore: il DNA ce lo suggerisce nonostante tutti i magheggi della scienza per cercare di bucare le password ed entrare nel mistero della vita.

No! L’amore non è amore! Non è amore volere un figlio a tutti i costi, anche sfidando le leggi della natura e dell’etica. Che siate omosessuali o eterosessuali. Non è amore! L’amore è dono! Non pretesa! I figli che sono espressione e immagine dell’amore non si pretendono, si accolgono.

Non siate mercanti nel tempio della vita.

lunedì 25 gennaio 2016

Il Papa, la famiglia e gli altri...

Ogni volta che parla Papa Francesco, bisogna fare l’esegesi di quello che dice, non perché sia difficile comprenderlo, al contrario! ma perché i suoi discorsi vengono talmente stravolti che si perde velocemente il senso reale di quello che ha detto.

Colpa anche nostra, che non leggiamo più gli articoli per intero, ma ci fermiamo ai titoloni fuorvianti dei giornali.

Se il Papa esorta la Sacra Rota, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, ad essere espressione della Misericordia di Dio e della Chiesa per quanti vivono oggettivamente nell’errore, i giornalisti come titolano l’articolo? “Il Papa dice no ai gay!”

Mi domando perché il Papa, parlando alla Sacra Rota, che certamente non si occupa di gay, avrebbe dovuto riferirsi a loro.

In realtà poi il messaggio principale del Papa era esortativo. Come dicesse: “Siate espressione dell’amore di Dio e della Chiesa”. Ma chi se ne frega dell’amore di Dio! Il Papa ha detto “ERRORE”! E chi se ne frega che si stesse rivolgendo al tribunale che lui chiama “della famiglia”, che per ora nella Chiesa cattolica è solo quella tradizionale. No! Stava parlando dei gay!

Così da una parte stanno gli omosessuali che si sentono offesi dalle parole del Papa e dall’altra i cattoliconi che già gridano “Il Papa approva il Family Daaaay!” (vedo già gli striscioni: “Voi vivete oggettivamente nell’errore! Fatevene una ragione!”)

Vediamo un po’ cosa dice il papa: “Quando la Chiesa, tramite il vostro servizio, si propone di dichiarare la verità sul matrimonio nel caso concreto, per il bene dei fedeli, al tempo stesso tiene sempre presente che quanti, per libera scelta o per infelici circostanze della vita, vivono in uno stato oggettivo di errore, continuano ad essere oggetto dell’amore misericordioso di Cristo e perciò della Chiesa stessa.

A me pare un discorso bellissimo: sta invitando ad essere misericordiosi con tutti.

Amo quel “oggettivamente”. In quella parola ci vedo un significato importante. Per noi cattolici la famiglia è solo una, all’inizio del suo discorso lo dice chiaramente: “non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione” e poco dopo dà una splendida definizione di famiglia: “La famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo, appartiene al “sogno” di Dio e della sua Chiesa per la salvezza dell’umanità. […] Per mezzo del matrimonio e della famiglia Iddio ha sapientemente unite due tra le maggiori realtà umane: la missione di trasmettere la vita e l’amore vicendevole e legittimo dell’uomo e della donna (...) O per meglio dire: Dio ha voluto rendere partecipi gli sposi del suo amore: dell’amore personale che Egli ha per ciascuno di essi e per il quale li chiama ad aiutarsi e a donarsi vicendevolmente per raggiungere la pienezza della loro vita personale; e dell’amore che Egli porta all’umanità e a tutti i suoi figli, e per il quale desidera moltiplicare i figli degli uomini per renderli partecipi della sua vita e della sua felicità eterna»”. Tutte le altre unioni, non sono “famiglia” secondo la Chiesa, che siano etero o gay non importa. Questo è un dato di fatto “oggettivo”. Ci possono essere mille ragioni per cui due persone sono arrivate a convivere, non importa, non stiamo valutando “soggettivamente” queste relazioni, ma oggettivamente. Come se il Papa dicesse: “Non stiamo qui a fare la morale! Quello che è importante non è capire se si è arrivati a questa scelta giustamente o meno. Quello che è importante è sapere che sono figli amati da Dio.”

Sono edificato dalle parole del Papa che davvero non si possono fraintendere, a meno che non siamo noi a volerle strumentalizzare. In ogni caso, il mio consiglio è sempre lo stesso: andate a leggere il suo discorso integrale sul sito del Vaticano e mi darete ragione.(1)

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mercoledì 20 gennaio 2016

Mancini vs. Sarri. Il calcio e l'omofobia.

Lo scontro tra Mancini e Sarri? L’ho sempre detto: “frocio” è l’insulto più in voga tra i maschi dalla pubertà in poi. Il mondo del calcio, come tutti gli ambienti dove essere maschio è particolarmente importante (bar, sport, esercito, ecc.) è omofobo (se per omofobia intendiamo una mentalità che consideri inferiori le persone omosessuali).

Da qui ad affermare come Aurelio Mancuso (leader di Equality) che ci possa essere un legame tra l’offesa rivolta dal tecnico del Napoli a quello dell’Inter ed il clima di omofobia che il Family Day, a detta sua, sta diffondendo in Italia, mi pare eccessivo. Non che io difenda particolarmente l’atteggiamento di alcuni leader o partecipanti a questa giornata, a causa di quello che mi capita di leggere sulla home di Facebook, ma non credo che sia il Family Day a peggiorare una mentalità che è tipica del calcio e dei suoi tifosi (almeno quelli più accaniti). (1)

Non è una novità! Se un uomo non sa cosa sia il fuori gioco, al 99% è gay. Se poi ama la Carrà è certo!

Scherzi a parte! Spesso gli omosessuali non amano il calcio, perché è un mondo dal quale si sono sempre sentiti esclusi. Nella cultura italiana, il calcio è lo sport maschile per antonomasia, soprattutto tra i bambini e gli adolescenti. Il maschietto che fa calcio è l’orgoglio di papà. Più che di stereotipi penso si tratti di “archetipi”: cioè modelli, immagini che fanno parte dell’inconscio collettivo.

Quasi sempre questo tipo di esperienza, manca completamente nel vissuto di un ragazzo omosessuale, o pre-omosessuale. Così come manca l’esperienza dello spogliatoio: la goliardia e la confidenza tipica dei ragazzi finita la partita. Una dinamica quasi terapeutica nella formazione dell’identità maschile di un uomo: nel confronto con i suoi compagni di squadra e con il loro sostegno, il maschio conosce se stesso, il proprio corpo, le proprie forze ed impara a relazionarsi, anche a livello affettivo con gli amici del suo stesso sesso. Non è solo la famiglia che contribuisce alla formazione dell’identità del bambino, ma anche il gruppo dei pari, soprattutto quando si diventa adolescenti.

Nella mia vita avrò giocato a calcio due volte. Me le ricordo bene tutte e due. Mi ricordo di essere stato fermo al mio posto dall’inizio alla fine della partita, mentre insulti, bestemmie e palloni mi saettavano da tutte le parti. Recentemente mi è stato spiegato che al di là del fatto che io non fossi stato capace di giocare, l’insulto fa parte del gioco del calcio, così come il fallo o il fingere di aver subito fallo. Lo stadio resta un grande palcoscenico, una grande arena. Si mette in scena una battaglia e alla fine dello spettacolo si è amici come prima. Ti ho gridato le peggio cose dall’inizio alla fine, magari ci siamo pure presi a pugni. Non importa. Lo spettacolo è finito, abbiamo giocato ad essere nemici, ma ora possiamo tornare a stringerci la mano.

Nel calcio di serie A però le regole dello spettacolo sono cambiate. Ci sono di mezzo i media e la tv. Soprattutto ci sono di mezzo tanti soldi. È cambiato il mondo dello spettacolo e così il calcio. Tutto è reality! Non è più importante solo la partita, ma anche quello che succede prima e dopo. Quindi se mi hai fatto uno sgarro, la mia rabbia non terminerà con il fischio dell’arbitro, ma la porterò pure davanti ai microfoni e alle telecamere!

Tutto qui! Tirare in ballo l’omofobia e il Family Day mi sembra un’operazione eccessiva e disonesta.

In ogni caso vi prego, qualcuno mi spieghi cos’è il fuori gioco!

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(1) Non voglio perdere l’occasione di incoraggiare tutti i cattolici che parteciperanno al Family Day a mantenere un atteggiamento irreprensibile. Infatti verranno comunque calunniati e messi alla prova. Non scendete al livello di chi vi giudica! Solo perché è politica, non significhi che il fine giustifichi i mezzi, superiamo il tipico machiavellismo italiano! Sostenete la vostra battaglia con saggezza e onore.

domenica 17 gennaio 2016

Non è tutta colpa dei gay!

Ammetto la mia ignoranza in materia: non sapevo che la Russia fosse tra i paesi in cui la surrogacy è legittima. La notizia mi ha scandalizzato perché immaginavo che Putin, strenuo difensore della famiglia tradizionale, fosse contrario. Inoltre ho sempre pensato che l’utero in affitto fosse un appannaggio delle coppie omosessuali, ma pare, non foss’altro che per una mera questione di numeri, che alla pratica ricorrano soprattutto coppie eterosessuali. Ho scoperto l’acqua calda, me ne sono reso conto e questo mi ha portato ad interrogarmi sul perché di questa mia precomprensione.

Ho ripensato a tutte quelle foto postate ossessivamente sui social dove due padri piangevano tenendo in braccio il loro figlio surrogato ancora impiastricciato di placenta e mi ritornava in mente quell’episodio raccontato da Mario Adinolfi nel suo libriccino rosso, in cui si raccontava del figlio su commissione di Elton John, episodio che poi è stato citato da chiunque fino alla nausea.

Ma perché se la pratica dell’utero in affitto è richiesta soprattutto da coppie eterosessuali si racconta solo di quella omosessuale? Il mio cruccio non è capire se l’utero in affitto sia una cosa etica o meno. Non si discute: mercificare la gravidanza è qualcosa di terribile, chiunque lo compia (1).  Voglio capire perché i gay siano diventati gli unici testimonial di questa pratica, sia per la stampa friendly sia per gli altri.

Allargherei la mia riflessione anche al concetto di famiglia. Sembra che i gay chiedano dei diritti inconcepibili e che siano i corruttori della famiglia tradizionale quando sono anni che le coppie eterosessuali hanno fatto a brandelli il matrimonio. Non ditemi che le unioni civili se le sono inventate gli omosessuali, anche se ora si parla solo di “diritti dei ghei”. Da quanto tempo il matrimonio è diventata un’istituzione blanda, in cui non crede più quasi nessuno? Quante volte ci si sposa in Chiesa solo per la location, o per tradizione? Da quanto tempo la convivenza è la scelta di comodo della maggior parte delle coppie cattoliche e non?

Ancora, pensiamo alla sessualità. La maggioranza purtroppo non si avvicina al sesso grazie alle ore di educazione sessuale che si fanno a scuola, ma grazie a quelle che si fanno tra amici. Io ricordo i miei compagni alle medie sbandierare con orgoglio i loro giornalini porno, convinti che questo significasse essere grandi (anche su questo sarebbe interessante riflettere). Quanti ragazzi (e ragazze) ancora oggi mi raccontano fieri le loro avventure ormonali.

Effettivamente non sono mai stato un grande frequentatore di discoteche sebbene mi piaccia molto ballare. Ultimamente mi è capitato più volte. Sarebbe bello andare in discoteca, se le discoteche non fossero dei baccanali. Quello che ho notato è che nell’approccio gli etero non sono meglio degli omosessuali. (2)

Ho l’impressione che questa battaglia per i diritti della famiglia che ci porta a denunciare, le unioni civili, l’utero in affitto, le unioni gay, la teoria del gender, sia in realtà una questione più delicata; una problematica che investe la società nella sua interezza. I gay ne sono diventati ambasciatori e i media laici e non, ne hanno approfittato per combattere le loro battaglie ideologiche e politiche personali, trasformando spesso i gay in martiri o in corruttori della società.

Non è colpa solo degli omosessuali se si sta facendo una legge per le unioni civili, non è solo colpa degli omosessuali se si ricorre all’utero in affitto. È colpa di una società che ha svuotato di significato l’amore, il matrimonio e i figli. Tutto è relativo e mercificabile, ma i mostri non sono gli omosessuali. I diritti degli omosessuali sono un francobollo dietro il quale hanno cercato di nascondersi finora coloro che in realtà rivendicano quei diritti per se stessi.

A questo punto mi sento più forte nel ribadire che sono contrario alle unioni civili, e alle sue prevedibili conseguenze, come la pratica dell’utero in affitto, ma chiedo con forza che nelle riunioni e nei raduni pro-family, non si parli solo di gay, di gaystapo e di gender, ma che si denunci piuttosto una mentalità diffusa, che certamente non esclude gli omosessuali, ma che riguarda tutti!

Chi ha svuotato di senso l’amore? Chi ha fatto diventare i figli degli oggetti? Chi ha trasformato il matrimonio in un’istituzione fuori moda? Chi ha trasmesso questa mentalità di riflesso anche agli omosessuali che di questa società sono figli?

Questa battaglia etica e politica che stiamo affrontando a difesa della famiglia non è nient’altro che la conseguenza di una mentalità sbagliata che precede i gay e li genera! E come vorrei che il 30 gennaio qualcuno avesse il coraggio di ammetterlo e ribadire che tutti ci dobbiamo convertire. Se dobbiamo cambiare il nostro paese non possiamo farlo con gli occhi coperti dai nostri errori.

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(1) Alcune mamme che conosco, sono ricorse alla fecondazione artificiale perché volevano avere un figlio a tutti i costi, altrimenti non si sentivano realizzate come donne. Per carità! Nulla a che vedere con il noleggio di uteri, ma già questo tipo di fecondazione sottolinea (in parte) che il figlio non è più considerato come un dono da accogliere, ma uno status symbol, un oggetto da pretendere, e gli oggetti si sa, o te li fai o te li compri.

(2) È vero, nelle discoteche gay a volte l’animazione supera i confini addirittura della pornografia (non vi descrivo alcune scene che ho visto), alcuni ambienti sono peggio di bordelli, e poi il gay pride, ecc. ecc. ecc. Ma questa ostentazione di una sessualità trasgressiva, non potrebbe essere per esempio la conseguenza di una affettività e una sessualità fermentata nella repressione (esperienza che le coppie eterosessuali non vivono, visto che per loro non è ad esempio un problema prendersi per mano pubblicamente) e che esplode in un’ostentazione violenta della propria identità?

mercoledì 28 ottobre 2015

Intervista per "Il Sussidiario": Io, omosessuale cattolico, dico no ai matrimoni gay



Sulla rete si fa chiamare Eliseo del Deserto, non usa il nome vero per ovvie ragioni di privacy, ma è conosciutissimo. Dal giorno in cui mandò una lettera pubblica all'allora presidente del Consiglio Enrico Letta, il suo blog e la sua pagina Facebook hanno migliaia di follower. A Letta, nel periodo in cui si discuteva la proposta di legge Scalfarotto-Leone contro l'omofobia, scrisse che "socialmente non mi sento discriminato come omosessuale, ma piuttosto come giovane precario! Siamo senza futuro, senza discriminanti, omosessuali ed eterosessuali". Ma ancor più scalpore aveva fatto la bellissima lettera inviata a Papa Francesco nel luglio 2013, in cui individuava le tre "periferie esistenziali" in cui vivono gli omosessuali, lettera che fece il giro del mondo e venne tradotta anche in Sud America.

Eliseo è infatti omosessuale, ma è anche cattolico ("sono un omosessuale che cerca Dio, citando una nota espressione di Papa Francesco" scrive sul suo blog). La sua posizione è rara, soprattutto è raro che un gay credente non abbia paura di dichiararsi tale e di battersi controcorrente con opinioni che ben pochi omosessuali condividono. Ad esempio dichiarandosi contrario ai matrimoni gay, ma anche dicendo che è ora che la Chiesa affronti questa problematica in modo limpido e serio ("La Chiesa soffre di queste problematiche al suo interno, e non possiamo continuare a far finta di nulla. Le ferite non curate si infettano, ma qui stiamo parlando del Corpo di Cristo. Vogliamo mandare in cancrena il Corpo di Cristo?"). Ecco cosa ci ha detto.

Come ti sei accorto della tua omosessualità?

Dai tempi della scuola media, i ragazzi avevano cominciato a prendermi in giro. Si trattava di una vera e propria violenza psicologica. Gradualmente mi ero isolato dai coetanei del mio quartiere e avevo trovato dei nuovi amici nel gruppo di preghiera che frequentavano i miei genitori. Stavo vivendo una bella esperienza di fede con il Rinnovamento nello Spirito, desideravo diventare sacerdote e frequentavo la Messa quotidiana. Avevo già problemi con la mia sessualità; andavo a Messa anche per questo, perché mi aiutava a essere più sereno. Ero incuriosito dal corpo degli altri maschi, non avevo mai visto un uomo nudo, eccetto mio padre, non giocavo a calcio e quindi non avevo fatto esperienza di spogliatoio.

Poi cosa è successo?

Sentivo di desiderare l'attenzione degli amici di mia sorella, più grandi di me, e vivevo una sorta di bovarismo nei confronti di attori e cantanti famosi. Non c'era nulla di sessuale in tutto questo. Mi capitava di innamorarmi delle mie compagne di classe ed ero attratto dal corpo delle ragazze. Quando i ragazzi del mio quartiere mi prendevano in giro, mi arrabbiavo perché non mi riconoscevo in quegli insulti: non mi sentivo un frocio. La curiosità nei confronti di un corpo maschile però, anche attraverso i giornali scandalistici che cominciavano allora a pubblicare foto di uomini nudi e le pubblicità notturne dei famosi numeri telefonici erotici, cominciava a provocarmi, dapprima tensione e poi eccitazione. Un giorno, mentre camminavo per il quartiere, stavo andando a Messa, ho preso coscienza di quello che mi stava succedendo. Mi sono detto che probabilmente ero omosessuale, come sostenevano quelli che mi prendevano in giro. E' come crollata una barriera, come se fino a quel momento non avessi voluto ammettere di essere omosessuale; mi sembrava qualcosa di troppo grave perché potesse succedere proprio a me. Quello che ricordo è che quando quella "barriera" è crollata e ho capito di provare attrazione per gli uomini, ho avuto un giramento di testa.

Nel tuo blog descrivi in modo dettagliato e molto crudo gli episodi di bullismo di cui sei stato vittima. In che modo sei riuscito a non cadere nella depressione, come successo invece a tanti altri che sono arrivati anche al suicidio? Ti ha aiutato la tua fede cristiana?

Sono stato depresso, e ho pensato al suicidio ma non a causa del bullismo, piuttosto a causa della pornografia e del sesso compulsivo. La dipendenza ti fa perdere la speranza di cambiare e ti fa sentire un perdente. Se non avessi fatto esperienza dell'amore di Dio nella mia vita, senza dubbio avrei portato fino in fondo quei desideri disperati.

Hai detto che fino ai 16 anni ti innamoravi di ragazze anche se ti sentivi attratto dal corpo degli uomini. La domanda di molti è: si nasce o si diventa omosessuali? Non pensi che ogni caso, ogni persona, ha una sua storia diversa che non coincide magari con la tua?

L'identità di chiunque si struttura in due momenti diversi; nella prima fase è importante la relazione con i genitori, nella seconda fase il rapporto con i coetanei. Alcuni sostengono che l'omosessualità sia influenzata da entrambi i soggetti. Certamente ognuno ha una sua storia, unica e irripetibile; eppure se si leggono alcuni libri che raccolgono storie diverse di omosessuali, si nota come ci siano degli elementi che si ripetono in continuazione. La mia opinione sull'omosessualità, come ho detto altre volte, è che sia una "sintomo", una "riparazione" che il soggetto mette in atto a seguito di alcune mancanze vissute.

Ad esempio un cattivo rapporto con il padre? Tu hai detto in passato di aver sentito la mancanza del suo affetto.
La paura di mio padre è sempre stata così grande che non ho mai percepito il suo affetto. Avevo paura perché mio padre è sempre stato irascibile. Quando ero piccolo pensavo soltanto che lui fosse cattivo e non capivo che probabilmente anche lui aveva delle ferite familiari che gli erano state inferte da suo padre. Il ramo maschile della mia famiglia è sempre stato caratterizzato da uomini violenti, finché sono arrivato io: tenero con gli altri, ma violento contro me stesso. Mio padre è sempre stato un uomo ipercritico ed eccessivamente rigido, generoso, ma assolutamente incapace di dimostrare empatia.

A proposito di omosessualità, hai scritto che "è un disturbo di personalità, una identità fittizia che il ragazzino si crea come un alibi per proteggersi da una sofferenza che vive e questo crea un blocco dello sviluppo della sessualità, la sessualità di un omosessuale è simile a quella degli adolescenti". Intendi che ci sia una responsabilità educativa dei genitori e degli educatori in generale?

I genitori oggi sono sempre più narcisisti, convinti che i figli siano un diritto. Le madri sono iper-apprensive, incapaci di tagliare i cordoni ombelicali con i figli maschi; i padri sono completamente assenti. I figli sono soli, assorbiti dalla realtà virtuale, iper-emotivi e anaffettivi allo stesso tempo. Vivono la realtà attraverso l'occhio di una telecamera. Il mito borghese dell'apparire si è moltiplicato all'ennesima potenza. E' importante mostrare a tutto il mondo quello che si mangia, i frammenti del proprio corpo e tutto quello che succede intorno a sé. I nuovi idoli degli adolescenti sono ragazzetti che fanno le smorfie davanti alla webcam e sparano stupidaggini a raffica su Youtube.

Tu hai conosciuto figure di educatori degne di questo nome?

Nella mia vita sono state determinanti le figure di alcuni sacerdoti e di alcuni psicoterapeuti: su tutte la figura della guida spirituale. Trovare una persona che crede in te, nonostante i tuoi fallimenti, è fondamentale. La guida spirituale è una persona che sa intravedere nelle pieghe della tua storia la mano di Dio all'opera e cerca di aiutarti a riconoscerla; è una persona che ti genera nuovamente, per la quale non sei uno dei tanti che va a "confessarsi", ma il suo figliolo. Non è una persona che vive al posto tuo, ma una persona che cammina al tuo fianco. È così difficile trovare qualcuno che si prenda cura di te, gratuitamente; averlo trovato è il vero miracolo della mia vita.

Dici che essere omosessuale ed essere cattolico non è in contrasto: immagino che sottintendi che l'omosessuale cattolico deve vivere in castità?

Non lo sottintendo e ne approfitto pure per ribadire che non ho fatto nessun voto. La castità per me è una meta, che desidero raggiungere, ma è ancora difficile stare a lungo senza avere qualche caduta. Voglio essere sincero, non voglio essere idealizzato. L'omosessuale cattolico non "deve" essere casto, ma riscoprire e testimoniare il valore dell'amicizia. La cosa più importante è confidare nella Misericordia di Dio. Il trucco è quello di non smettere di pregare, di non perdere la confidenza con Dio anche quando mi sento ipocrita ed incoerente. Sul fatto che l'omosessualità in sé non sia una condizione sufficiente per essere esclusi dalla Grazia mi sembra superfluo parlarne.

Recentemente ha scosso il mondo della Chiesa il coming out di un importante monsignore, ti ha colpito questo episodio?

Cosa penso del monsignore polacco (Krzysztof Charamsa, ndr)? Non mi piace fare l'opinionista. Preferisco raccontare la mia esperienza e ascoltare la gente che mi scrive. L'omosessualità nel clero è un problema reale. Pensa che il famoso psicologo Joseph Nicolosi racconta di aver cominciato a riflettere sulla tanto criticata "terapia riparativa" proprio perché seguendo molti sacerdoti con pulsioni omosessuali indesiderate, riscontrava nella loro storia molti elementi in comune. Diversi sacerdoti mi scrivono per raccontarmi le loro difficoltà. Io penso che il vero problema dei sacerdoti e dei religiosi non venga dal fatto che non possono sposarsi, ma dall'isolamento in cui spesso vivono. A volte i preti che mi scrivono dicono di sentirsi trascurati anche dal loro vescovo, oltre che dai loro confratelli o dai loro parrocchiani. Spesso trattiamo i sacerdoti come mucche da mungere, forse dovremmo cominciare a considerarli anche come esseri umani bisognosi come noi di calore familiare e amicizia.

Che ne pensi di manifestazioni come quella del 20 giugno o di gruppi come le Sentinelle in piedi? Non c'è il rischio che si alzino muri contro muri invece di dialogare?

Una volta sono stato ad una veglia delle Sentinelle in piedi. E' stata una bellissima esperienza di condivisione. Stare in silenzio con un libro in mano, per un'ora, insieme a tante persone: è qualcosa di raro al giorno d'oggi. Ho tanti amici e persone in gamba che partecipano a questo tipo di manifestazione pacifica. Credo però sia importante trovare anche occasioni di dialogo oltre che di protesta. Saper dialogare è un'arte. Penso che da parte nostra, noi cattolici dovremmo fare uno sforzo in più per comprendere l'omosessualità. In questo noi cattolici omosessuali possiamo essere una risorsa. Io sono a disposizione. Spero che le persone di buona volontà, presenti in entrambi gli schieramenti possano trovare presto una via di confronto pacifico.

Non pensi che un gay non cattolico e non credente abbia diritto davanti alla legge al matrimonio?

Credo che il diritto al matrimonio sia solo per una coppia formata da un uomo e una donna. Il matrimonio come istituzione è legato alla generatività e alla custodia della vita. La famiglia è la cellula fondamentale della società e ne permette la sopravvivenza. Quanto alla tutela di qualsiasi forma di convivenza, è un altro paio di maniche. A proposito di tutto il dibattito legislativo al proposito c'è qualcuno che non dice la verità, per ignoranza o per malizia, ma mi piacerebbe capire a chi devo credere. Invito gli addetti ai lavori, i vari azzeccagarbugli, a scrivere una piccola brochure per noi poveri mortali con i riferimenti legislativi dove sono esplicitate le garanzie per le coppie di conviventi: che ci siano o meno. Credo che una regolamentazione delle forme esistenti di convivenza sia utile.

In passato hai detto una cosa molto bella: "Dove ci sono le ferite rimane sempre una cicatrice, ma le ferite possono diventare sorgente di luce". Come convivi con la tua ferita? Come diventa sorgente di luce?

Quando capiamo che dobbiamo dare tutto noi stessi a Dio, non solo le nostre "bravure", farlo entrare anche nelle stanze più sporche e disordinate del nostro cuore, solo allora gli avremo dato tutto. Sapete quando a casa vengono ospiti inaspettati? Tutte le cose fuori posto le cacciamo nell'armadio. Gesù è un po' come un ospite a cui vogliamo sempre far vedere la casa in ordine. Invece la buona notizia è proprio questa: lui è venuto "come uno che serve", per rimettere in ordine il nostro caos e lavare il nostro sudiciume. Lui è venuto proprio per le cose fuori posto. Come Dio sa trasformare il male in bene, non lo so.

Le varie proposte di legge sull'omofobia sono fatte per limitare libertà di pensiero e religiosa, hai detto. Vuoi spiegare perché? L'omofobia come ben sai per la tua esperienza personale è un problema reale.

La discriminazione, più che l'omofobia in sé, è un problema reale. Anche certi omosessuali e gruppi Lgbt discriminano. Bisogna fare qualcosa per imparare ad accogliersi, ognuno con le proprie diversità. Oggi l'omosessuale discriminato fa subito notizia. Se pestano l'unghia del piede a un gay (magari perché per strada c'era tanta gente) si rischia di finire in prima serata sul Tg nazionale: fanno meno notizia i cristiani sterminati quotidianamente in Medio Oriente. In ogni caso il problema delle discriminazioni esiste: a scuola, così come nei luoghi di lavoro o nei quartieri. Vogliamo fare qualcosa noi cattolici, invece di stare zitti e in piedi?Rimbocchiamoci le maniche, proponiamo. Educatori, psicologi, facciamo progetti di integrazione nelle scuole e negli altri ambiti della società. Se non lo facciamo noi, lo faranno altri, e lo faranno secondo i loro principi.

Che cosa ti aspetti dalla Chiesa a proposito dell'omosessualità?

La Chiesa è fatta di uomini, ma è ispirata dallo Spirito Santo. Mi aspetto che, come sempre, la Chiesa ci illumini e ci consoli nelle nostre situazioni particolari. Io non sopporto chi deve continuamente cavillare sulla Chiesa e il Papa. I social ci hanno trasformato in un mondo di opinionisti presuntuosi. Impera il relativismo. Servono dei punti fermi. Ciò che la Chiesa insegna e propone non lo metto in discussione, ma io mi faccio mettere in discussione da quello che dice la Chiesa. Ho sempre fatto così, proprio a partire da quello che la Chiesa insegna e chiede all'omosessuale che cerca Dio.

giovedì 1 ottobre 2015

Lettera ai Padri Sinodali sull'omosessualità di chi cerca Dio


Scrivo ai Padri sinodali e a tutti i Pastori della Chiesa,

il mio pseudonimo è Eliseo del Deserto, sono un omosessuale che cerca Dio, citando una nota espressione di Papa Francesco. Sono innumerevoli le lettere che sono state scritte al Papa sull'omosessualità: la maggior parte con l’intenzione di far rivedere alla Chiesa le sue posizioni in merito. Questo non è però il mio obiettivo.

Scrivo perché da molti anni pur nell’anonimato, attraverso internet, ho avuto la grazia di essere testimone proprio nelle periferie dell’omosessualità. Testimone dell'amore di Dio per tutti i suoi figli, senza discriminazioni. Subito dopo una lettera che scrissi a Papa Francesco e che pubblicai sul mio blog, ho ricevuto, e continuo a ricevere, tante lettere da tutto il mondo. La condivisione (anche di persona) con questi fratelli che vivono le mie stesse difficoltà, il mio cammino di fede e umano che nel tempo si sono approfonditi, grazie anche a un supporto psicologico e spirituale, mi portano a scrivervi perché possiate prendere sul serio la condizione dell’omosessuale che non solo cerca, ma ama Dio.

Non voglio scandalizzare e non credo di dire una novità, dicendo che anche nel clero, l’omosessualità è una situazione con la quale molti sacerdoti devono convivere. Nei seminari ci sono tanti ragazzi omosessuali. Io vi dico che quasi il cento per cento dei ragazzi che mi scrive, se non è stato in qualche ordine religioso, almeno una volta nella vita ha pensato seriamente di diventare sacerdote, io non faccio eccezione. Scrivo questo per sottolineare che parlare di omosessualità non significa sempre riferirsi a questioni etiche e politiche che coinvolgono persone lontane dalla fede.

Non mi scandalizza che un ragazzo omosessuale desideri consacrarsi a Dio. Dentro di noi abbiamo un desiderio forte di appartenere a qualcuno che ci ama (spesso desideriamo l’amore di un uomo che sia padre e madre allo stesso tempo), e di trovare una ragione superiore di vita.
Proprio ieri sera io con dei miei cari amici condividevamo il desiderio di trovare un senso alla nostra condizione, un senso per il quale vivere e sacrificarsi. Facciamo grandi sogni, ma sentiamo che le principali strade vocazionali (consacrazione e matrimonio) ci sono state precluse e che la “vocazione professionale” non può colmare fino in fondo il nostro desiderio di pienezza.

Questo è sicuramente un problema: la ricerca di un senso alla nostra condizione di vita.

Non parlo del problema della discriminazione perché trovo che se ne parli già molto.

Il secondo problema è la solitudine: l’uomo vive di relazioni e se non viviamo isolati prima o poi è molto probabile che arrivi un incontro forte, con un’anima particolarmente affine alla nostra. A quel punto la nostra fede non prevede che nasca un rapporto di coppia tra persone dello stesso sesso. Scegliere di rimanere soli sarà una scelta per quanto possibile, eroica. Ragioniamo con onestà. Possiamo chiedere questo atto di eroismo a tutti? Non ho una risposta, cerchiamola insieme, però che sia una risposta incarnata, non angelicata.

Una soluzione la possiamo trovare nell'amicizia: sono convinto che l’amicizia fino al dono di sé sia l’amore che Gesù ci chiede di vivere e che non c’è un amore più grande di questo. Sappiamo però che i sentimenti sono più complessi delle nostre convinzioni.
Penso anche alle famiglie: potrebbero essere una grande risorsa per le persone più sole. Spesso però anche le famiglie, vivono grandi difficoltà e si ripiegano sui loro problemi. Non è un invito a cena che placa la solitudine. La famiglia può farsi famiglia per chi non ne ha una?

La Chiesa soffre di queste problematiche al suo interno, e non possiamo continuare a far finta di nulla. Le ferite non curate si infettano, ma qui stiamo parlando del Corpo di Cristo. Vogliamo mandare in cancrena il Corpo di Cristo? Non c’è bisogno di falsi pudori, ma di capire, intervenire, guidare e amare. Non è solo un problema di discriminazioni vissute, nemmeno solo un problema di continenza; è un problema che riguarda la chiamata alla vita e all’amore, rivolto da Dio a ciascuno dei suoi figli. Servono delle risposte profonde, vere e concretissime.

Confido molto nel fatto che possiate prendere in considerazione le mie parole, e dare sostegno a questi vostri figli che spesso non hanno nemmeno il coraggio di chiedere aiuto, soprattutto quando sono dei consacrati.

Vi mando un abbraccio. Uniti.

Eliseo del Deserto

domenica 26 luglio 2015

L'amicizia salverà il mondo


"Ricordate che l’amore non ha sesso, età né tanto meno provenienza geografica!" gridava qualche sera fa Alessia Marcuzzi dal palco del Coca Cola Summer Festival a Roma. Quanti slogan sull'amore! "Love is love". "Love wins"; si parla continuamente dei diritti fondamentali dell'amore, quando forse, più che un diritto, l'amore è un dovere.

Ma cosa ne sappiamo dell'amore? Che cultura abbiamo dell'amore?

Siamo cresciuti con storie dove si racconta piuttosto di innamoramento: fiabe a lieto fine con candide fanciulle e principi azzurri, drammi che narrano di amori disperati e travagliati come quelli di Giulietta e Romeo, Paolo e Francesca, Renzo e Lucia. Film d'amore: chi non ha mai visto "Via col vento", "Vacanze Romane", "Titanic"? Per non parlare delle canzoni: ogni coppia ha la sua preferita, di solito quella che ricorda il momento in cui è cominciato tutto.

Ma è questo l'amore?

Continua a tornarmi alla mente questa frase del Vangelo di Giovanni: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.". Gesù dice proprio "amici"! Capite?! Non dice: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per la donna che si ama!". Il Dio dei cristiani, il Dio dell'Amore", dice che l'amicizia è l'amore con la A maiuscola.

Eppure la mia sensazione quando condivido questo pensiero è che si continui a sostenere che l'amicizia sia un'affetto di serie B, più blando rispetto all'amore di una coppia. Si dice infatti:"Sono solo amici", per indicare che tra due persone non c'è niente di serio; oppure ancora "Restiamo amici", quando ci si lascia, come se essere amici fosse fare un passo indietro rispetto alla relazione precedente.

Perché? Credo che sia semplicemente perché l'amicizia è un sentimento casto, un legame che non si arroga nessun diritto, che non è possessivo, né esclusivo; in fondo in fondo, anche se forse non lo vogliamo ammettere, credo che non diamo all'amicizia il primato dell'amore, solamente perché l'amicizia esclude il sesso, e siccome oggi diamo ad esso un'importanza assoluta, abbiamo dimenticato che è più importante dare la vita.

Vi sembra una semplificazione? A me no, anzi! credo sia questa la soluzione per questi tempi così confusi.

Le coppie più consolidate ci raccontano che con il passare del tempo e degli anni, la passione erotica sfuma, lasciando il posto ad un altro sentimento, forgiato dalla quotidianità, dalla pazienza e dall'accoglienza dei difetti dell'altro e forse per questo più faticoso e meno travolgente, ma estremamente più vero e rasserenante. Non è forse amicizia questa?

Quante coppie si dividono perché finisce la passione, "Non ti amo più"; si accorgono di non conoscersi e di non condividere nulla. Non sono mai stati amici. "Io non potrò mai essere amica di mio marito." ho sentito dire. A me questa frase non fa mai prevedere nulla di buono.

Agli omosessuali la Chiesa chiede di vivere la continenza, ossia di non avere rapporti sessuali, ma non vieta di avere degli amici, e quindi non vieta di amare nella forma più alta, anzi! scrive il Catechismo:

2359 "Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata (...) possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.".

Personalmente questo paragrafo, vissuto alla luce della riflessione sull'amicizia svolta fin qui, mi riempie di speranza.

Inoltre, non c'è scritto "mediante il sostegno, talvolta, di amicizie disinteressate", ma di "un'amicizia". Il singolare al posto del plurale è significativo. Un'amicizia che sia di sostegno, verso la perfezione cristiana, non è un'amicizia qualsiasi, è un'amicizia per la santità.

Se l'amicizia è davvero il sentimento di amore più grande, come dice Dio stesso, se davvero si deve e si può amare un amico fino a dare la vita, come ci chiede Gesù: cosa voglio di più? Se guardo con sincerità dentro di me, l'unica cosa che resta è un capriccio, legato ad un sentimento che non ha nulla a che vedere con l'amore, ma con il possesso.

Noi omosessuali cattolici siamo chiamati a vivere la dimensione dell'amicizia, in modo profondo e autentico e siamo chiamati ad essere profeti per tutta l'umanità, anche per quelle coppie di uomini e donne che sono feriti nell'amore proprio come noi.

In questo consiste la nostra testimonianza:

1) Ridare significato all'amore: perché l'amore romantico, non è l'amore vero e la passione (intesa come desiderio dell'altro) è una componente importante nella vita di coppia, da ravvivare continuamente, ma deve condurre a un livello relazionale più profondo. La vera passione ci deve spingere a dare la vita.

2) Riscoprire e far riscoprire il primato all'amicizia: che è la forma più grande di amore, così come insegna Gesù:"Non c'è amore più grande!".

3) Conoscere ed insegnare il linguaggio dell'amicizia: fatto di simpatia, tenerezza, desiderio, intimità, ma anche di responsabilità, perché come insegna il Piccolo Principe, siamo responsabili di ciò che addomestichiamo.

4) Dare la giusta importanza e significato alla sessualità: che è sicuramente uno dei piaceri più grandi, ma è legato in primo luogo alla generazione. Il sesso è un tabù da sfatare, sia per chi lo demonizza, sia per chi lo divinizza. Troppa importanza! (Lo dico a me prima di tutto!)

5) Indicare la via dell'amore appagante (l'amicizia che si dona completamente) a tutti gli uomini e le donne senza distinzione. Qui non centra essere omosessuali o eterosessuali. Se riesco a dimostrare che posso vivere una vita piena e realizzata perché sono capace di essere amico fino a dare la vita, allora sarò maestro d'amore.

Sono convinto e lo ribadisco: questa è la chiave di tutto. L'amicizia salverà il mondo. Gli eterni dibattiti su famiglia, matrimonio, adozioni, girano tutti intorno al sesso e alla possibilità di procreare. E' il sesso che fa problema quando si parla di omosessuali, non giriamoci intorno. Il nodo della questione è questo: la sessualità tra persone dello stesso sesso non è procreativa. Questo è vero, ma non si riesce a fare una proposta più alta e più appagante, che vada oltre la rinuncia. Su questo scoglio si sfracellano i puritani e i trasgressivi, perché è la rotta sbagliata per parlare di amore.

L'amore è qualcosa di più grande dell'amore: è amicizia.