mercoledì 5 ottobre 2016

Sull'accompagnamento delle persone omosessuali


L’ennesimo intervento sull’omosessualità di Papa Francesco, sempre in aereo, al ritorno dalla Georgia, ha suscitato un dibattito vivacissimo, destinato di certo a non esaurirsi rapidamente. Ciò di cui sono contento è che sia finalmente venuta a galla una questione fondamentale: l’importanza dell’accompagnamento spirituale per le persone omosessuali.

Ci sono cinque aspetti che mi preme sottolineare subito:

1. Tutti hanno bisogno di accompagnamento spirituale.


Se sei un cristiano praticante, ma non hai un accompagnatore spirituale, ahi! Ti manca il bollino di qualità. Come dicevo anche per la questione del gender, il fai da te è da bandire. Scusate la franchezza, ma se non fate un cammino di discernimento per comprendere la volontà di Dio, se non sottomettete questa ricerca alla guida di qualcuno che lo rappresenti, il rischio di uscire di strada è altissimo. Non ci salviamo da soli!

2. Lo scopo dell’accompagnamento spirituale è scoprire il progetto che Dio ha su di noi.

Luca Di Tolve in una recentissima intervista rilasciata alla Nuova Bussola dice esattamente questo: che la meta dell’accompagnamento per le persone omosessuali è: “Scoprire il progetto che Dio ha su di noi.”. Sono assolutamente d’accordo. Questo vale per tutti però!
Meta dell’accompagnamento spirituale di una persona omosessuale non è la guarigione e non è nemmeno la castità. Dobbiamo alzare lo sguardo, uscire dalle regressioni e progredire. Non possiamo avanzare finché stiamo con gli occhi puntati sull’ombelico, finché come i cani ci rincorriamo la coda. La meta ci deve spingere in avanti.

3. Tenendo conto delle problematiche specifiche di ciascuno, non ghettizzarsi.

Buoni tutti quei percorsi dove si accompagnano persone omosessuali. Quindi non mi sentano come nemico quelli che li organizzano o ne fanno parte, ma credo si debba mirare nel tempo ad un cammino di integrazione.

La persona con pulsioni omosessuali ha vissuto già troppo l’emarginazione, il rifiuto, la diversità come motivo di esclusione.

Grazie al Blog – Eliseo Del Deserto ho sperimentato che i miei problemi di omosessuale cattolico, avevano una risonanza nella vita di tante persone che vivevano altre condizioni esistenziali. Quante volte mi scrivono persone dicendomi che si ritrovano nelle mie parole. Ma com’è possibile se io parlo della mia omosessualità? Ma non è che forse i problemi degli uomini siano sempre quelli? La paura, la solitudine, il bisogno di amore, le ferite del passato, il mistero del male e della sofferenza, il desiderio di Dio.

La mia debolezza può diventare la tua ricchezza. Questo è quello che io ho sperimentato con il mio blog ed è sotto gli occhi di tutti.

È proprio vero che la classificazione omosessuale ed eterosessuale è un’imposizione fittizia. Semplicemente siamo uomini e donne, tutti figli di Dio, con la stessa sete di amore eterno.

Il mio sogno è che un giorno si possa camminare tutti insieme senza tabù.


4. Attenzione ai lupi vestiti d'agnello.

Purtroppo bisogna stare in guardia. Ci sono tanti lupi vestiti d’agnello. Una delle esperienze più brutte che ho avuto nella mia vita è quella di essere stato abusato a 19 anni da un laico che fingendo di avere carismi speciali di conoscenza, mi ha adescato. Ho tentato di sminuire la cosa, di giustificarlo per molto tempo: la realtà è che con la scusa di farmi da guida spirituale lui mi ha molestato sessualmente.

Il rapporto si è spezzato proprio nel momento in cui, contro la sua volontà, ho cominciato a camminare con un gruppo di giovani, miei coetanei, uscendo quindi dalla solitudine e dall’isolamento.

5. Lasciarsi accompagnare, senza manipolare chi ci accompagna.

Ci sono omosessuali che vogliono insegnare le loro dottrine alla Chiesa (mi riferisco ad un'intervista letta su Vanity Fair che mi hanno segnalato) perché la Chiesa va cambiata, la Chiesa non capisce, perché siamo nel duemila, perché abbiamo i nostri diritti. La Chiesa è nostra maestra, non siamo noi i maestri suoi.

La Chiesa parla all’uomo senza etichette, la verità che annuncia è universale. Per questo dico: c’è bisogno di accompagnamento, ma attenzione che il cammino confluisca sempre nelle grandi acque della comunità intera. C’è un progetto unico e personale per ciascun figlio di Dio, ma non ci sarà il Paradiso degli omosessuali, degli etero, dei trans o dei Puffi.

Se la meta è la stessa, possiamo fare tutti la stessa strada. Non vi pare?

È bellissima l’etimologia di “compagno”, da cui deriva il verbo “accompagnare”. Significa condividere lo stesso pane. Per noi cristiani che facciamo della condivisione del pane eucaristico il centro della nostra fede, ha un significato ancora più forte. Tutti possiamo essere compagni gli uni degli altri. Tutti possiamo essere pane gli uni per gli altri, dare noi stessi da mangiare.

Il nostro cammino insieme ha una meta meravigliosa, facciamo la strada insieme, accompagnamoci: c’è un Volto che ci aspetta, un Regno di pace e amore. Dobbiamo fidarci di Dio. Credetemi! Non possiamo vivere la fede come se dovessimo sempre rinunciare a qualcosa di ghiotto. Dobbiamo cambiare la nostra mentalità sull’amore. L’amore è dare la vita! È farsi pane! È Accompagnarsi. È un impresa enorme! Ma Dio ha preparato cose grandi per noi! Dio fa cose stupende. Possiamo decidere: restare a valle o salire in vetta!

domenica 2 ottobre 2016

Il Papa, le guerre mondiali e il gender di Dio.



 
Preferisco attenermi alle fonti che credere ai giornalisti o ai social influencer. 

Ecco il discorso di Papa Francesco al clero in Georgia (clicca qui).

Parlava di famiglia, di come costruire la pace in famiglia, poi ha fatto una divagazione. Quella "postilla" è stata fatta diventare l'argomento del suo intervento.

E così cari sposi, che volete difendere la famiglia, vi perdete il cuore di quel messaggio. Appagate la vostra sete di giustizia dicendo: "Aaaaaah! Finalmente il Papa ha parlato chiaro contro il gendeeeer!" (come se non l'avesse mai fatto), e perdete un'occasione importante di fare giustizia dentro la vostra casa, contro i nemici che si annidano tra le lenzuola, i piatti e le mensole di casa vostra.

Perché il Papa in quel messaggio voleva insegnarvi a chiedervi "Perdono!" ad essere RICONOSCENTI, e rispettosi. Vi ha insegnato (e le ha insegnate anche a me, anche se sono single) tre parole magiche: "Scusa!" "Posso?" e "Grazie!".

Vi dirò una cosa un po' violenta e cercherò di farlo in modo politicamente corretto: i miei problemi d'identità non sono stati causati dalla "teoria gender", ma dai litigi dei miei genitori, dal loro "non amore".

Comprendete ora qual è il vero nemico della famiglia?!

Purtroppo mi immagino la scena della vostra domenica a pranzo:

MOGLIE: "Finalmente il Papa ha parlato chiaro! Ha detto che la teoria del gender è una guerra mondiale contro la famiglia!"

MARITO: "Meno male! Non se ne può più di tutti sti ghei!"

MOGLIE: "Ti è piaciuta la pasta che ti ho preparato?"

MARITO: "Mmmm..."

(sparecchiando la moglie rovescia la tazzina con il caffè del marito)

MARITO: "Stai attenta no?! Fai sempre disastri!"

MOGLIE: "Ma stai zitto! Invece di non fare mai niente, potevi sparecchiare tu!"

MARITO: "Lavoro tutta la settimana e non ho neanche il diritto di bere un cazzo di caffè in santa pace! Vado a guardare la partita va!"

MOGLIE: "Quale partita? Guarda che c'è L'Arena di Giletti! Oggi parleranno sicuramente del gender!"

MARITO: "Non mi interessa! C'è la partita! L'Arena te la guardi in camera tua se vuoi... Ah per domani mi serve la camicia..."
MOGLIE: "Ma non potevi dirmelo prima? Mi hai scambiato per la tua serva?!"

Però il Papa ha parlato del gender... Ditemi che non è così!

Con questo non voglio togliere valore alle parole del Papa. Non sto sminuendo la gravità della "guerra mondiale" contro la famiglia di cui parla il Papa. Sto dicendo: cari sposi fate attenzione, perché il Papa ha detto qualcosa di molto più importante per la vostra vita di coppia! Non lasciatevi fuorviare da giornalisti e opinionisti che vogliono solo tirare "like" al proprio mulino.

Vogliate perdonarmi, certamente sbaglio, ma quando scrivo mi baso molto sulle reazioni alle notizie che leggo su Facebook.

Un'altra reazione che mi disturba è quella di tanti amici omosessuali, i quali hanno reagito alla notizia manipolata, sentendosi attaccati personalmente. Quasi che la "teoria del gender" corrisponda alla loro omosessualità. Come se il Papa rifiutando il gender, rifiutasse anche loro.

Non facciamo di ogni erba un fascio, e non lo dico solo agli omosessuali. Il Papa, nonostante quello che si dice, parla molto chiaramente e chiaramente ha detto che non giudica le persone, ma giudica i sistemi di potere e le ideologie che ne derivano.

Lo sapete no?! Anch'io sono omosessuale... (Eh sì e mah... non devo definirmi omosessuale, devo dire che ho una pulsione, una tendenza... Uffffffaaaaaa!). Mi piacciono gli uomini ok?! Allora ricominciamo...

A me piacciono gli uomini, ma sono contro la teoria del gender, non perché non credo che l'identità sia qualcosa di fluido: sono convinto che ognuno di noi, lavorando su di sè, possa costruire la sua identità come più gli aggrada. Sono contro la teoria del gender, perché sono convinto che la mia vita è un dono, che non è mia! Non sono un mobile dell'Ikea, non posso assemblarmi come più mi piace.

Il mio gender è Dio!

E' Lui che mi dice come costruire la mia vita. Lui ha il libretto delle istruzioni della mia identità. Lui mi dice chi sono e nessun altro. Mi fido solo di Lui.

Non ho nessun potere sulla mia vita. Nemmeno tu ce l'hai. Non puoi aggiungere un secondo in più alla tua vita e nulla di quello che hai è tuo. Ti può essere tolto in qualsiasi istante. Questa è la verità. Cosa ti spinge a pensare che puoi decidere tu chi sei quando sei così impotente?

Nel gender di Dio l'unica cosa fluida che c'è è il Suo Amore, che come un fiume si riversa sulla tua vita.

Nel gender di Dio tu sei amato per quello che sei. Anche se non sei perfetto, anche se di te stesso odi qualsiasi cosa, Dio invece ama tutto. Lui ti ha voluto ben prima che tu nascessi e ha messo in conto tutto: i tuoi pregi, i difetti, gli errori, il coraggio, le vittorie e le sconfitte.

Nel gender di Dio: la vita non è tua. E' un dono da ricevere e da donare costantemente. C'è un progetto sulla tua vita. Non sei qui per te stesso! Dio ti ha creato magnifico, non solo perché ama te, ma anche perché ama il mondo intero e ti vuole regalare come il suo fiore più bello. 

Sapete?! Non è facile per me dire questo, non parlo dal pulpito di chi ha già capito tutto, ma non si vuole sporcare le mani. Parlo dal deserto di chi sta scommettendo tutto sul "progetto di Dio" e anche se ancora non vedo la Terra Promessa, anche se a volte mi scoraggio e recalcitro, oggi, spinto proprio dalle parole del Papa, mi sento di dirti questo: non sei chiamato ad essere un pagliaccio di te stesso, sei chiamato ad essere simile a Dio.

Lo faccio mentre sento gridare un uomo dalla finestra accanto: "Sei una zoccola" e lo grida in continuazione. Chissà a chi lo grida? Forse alla figlia, forse alla moglie, alla fidanzata... Non lo so. 

La nostra vita quotidiana non è un'indignazione borghese contro un'ideologia. E' un combattimento quotidiano contro cose concretissime e penso che Papa Francesco nella sua umanità ci abbia dato dei consigli pratici importantissimi, non teorie.

Buona domenica a tutti, e cercate di volervi bene! Sarà il primo vero attacco contro ogni ideologia e lasciate perdere i giornalisti e gli opinionisti... Lasciate stare pure quello che scrivo io... E leggetevi quello che ha detto il Papa!

Non perdiamo questa occasione!



sabato 9 luglio 2016

"Amare è aprirsi a Dio e all'altro". Gli sposi si raccontano a Eliseo.





“Le persone che dentro di sé hanno un vuoto non risolvono mai i loro problemi grazie alla fusione con un’altra persona dimezzata. E’ sempre condannato al basso il volo di due uccelli con le ali spezzate.” (Irvin D. Yalom, Guarire d’amore, storie di psicoterapia, Raffaello Cortina editore)






Dopo l’ultimo articolo scritto per il blog: “Sono destinato a non amare?”, ho ricevuto delle risonanze bellissime da alcune coppie di sposi. Così ho pensato di raccoglierne alcune per creare una sinergia tra loro e chi come me è solo.

Le testimonianze che ho chiesto di scrivere a questi miei amici (non gente famosa, ma persone normali, come me e te), hanno lo scopo di dimostrare che la sorgente di ogni amore è solo Dio, e che ogni forma di amore umano, anche quella che noi riteniamo la più bella e dissetante, è insufficiente se Dio non la irriga.

Patrizia dice:
“Anche un marito o una moglie, per quanto amore ti potrà dare, non colmerà le tue voragini, la tua sete d’amore, la tua insicurezza”. Se mi aspettassi questo da Andrea, divorzierei oggi stesso. Credo che il nostro cuore chieda amore infinito perché fatto per l’Amore Infinito .”
Con queste testimonianze voglio incoraggiare i ragazzi che come me vogliono vivere la loro affettività in comunione con la Chiesa cattolica, a fidarsi di Dio, a trovare in Lui la risposta al loro bisogno d’amore. Ripeto: Dio non ci chiede di rinunciare a nulla. Scopriamo l'amore al quale siamo chiamati e non caschiamo nelle trappole che il mondo ci propone.

Chiara riprende una delle tematiche del mio articolo precedente, l’illusione dell’amore romantico. Chi più di una coppia di sposi può raccontarci dei pericoli che si nascondono nell’idealizzare troppo questo tipo di sentimento?
“Anche io ho scoperto presto il fardello con cui nasciamo e cresciamo: che l’amore trova tutto il suo compimento e la sua massima espressione nella passionalità, intesa come sensualità romantica. Algoritmo per cui, se non si va bene “a letto”, il rapporto è CERTAMENTE sbagliato. Io ho imparato che non è affatto così, che la sessualità o la passionalità sono estremamente sopravvalutate. Non voglio negarne l’importanza, anzi! Se ci sono delle difficoltà è DOVERE lavorare insieme per comprenderne le cause e “migliorare”, per goderne appieno. Il mio “ti amo” passa anche dal corpo e non può prescindere da esso. Ma non si può pensare che un rapporto d’amore sia basato esclusivamente sul romanticismo passionale. Quella è “pancia”, va e viene, va educata non può essere presa a fondamenta del rapporto. L’amore ha più a che fare con la volontà che con la “pancia”, con il desiderio, sì, ma di far felice l’altro perché è così che divento felice anche io. Chi ci ha fatti, ci ha creati paradossali: più diamo più ci arricchiamo, più ci educhiamo e più ci sentiamo liberi.”
E’ vero amore quello che pensa che l’altro sia in funzione dei nostri bisogni, e della nostra felicità? Patrizia dice:
“Che l’altro “non basta” è un vissuto “continuativo”, una sorta di leitmotiv. Andrea è una gioia grandissima, enorme, è la compagnia del mio vivere, è il bel pensiero che accompagna e rallegra ogni momento della mia giornata quando siamo distanti, è la persona più importante che ho al mondo, quella per cui affronto volentieri tante fatiche che altrimenti nemmeno oserei guardare, è la “pace” dopo le tante tempeste delle giornate lavorative, è la “casa” dove mi sento al sicuro, l’amico-fratello-sposo di cui mi posso fidare, è qualcosa di bellissimo e preziosissimo a cui non vorrei mai rinunciare per niente al mondo …ma non è la Pienezza. Anche quando tutto va per il meglio, anche quando ti vuoi bene e sei contenta del tuo matrimonio, senti sempre che comunque l’altro “non ti basta”, senti sempre quella ferita sanguinare, quel “buco” di amore di cui parli nel tuo articolo: un vuoto profondo, incolmabile che l’altro non può mai riempire.

Forse, l’insufficienza che sento, talora, sì, può essere molto parzialmente spiegata dal fatto che la sensibilità femminile è, comunque, diversa da quella maschile (Andrea, poi, è proprio diversissimo da me!). Ancora, l’insufficienza è sicuramente legata ai limiti oggettivi che inevitabilmente ogni persona ha: conosco bene i difetti di mio marito e, a volte, quando la vita mi rende più affaticata (se appunto, non attingo Altrove!), mi pesano fino a schiacciarmi e non riesco a sostenerli.

Ma tutto questo non basta affatto a spiegare l’insufficienza che sento, perché credo che si tratti di una mancanza più profonda, rispetto ai nostri diversi linguaggi o ai nostri reciproci difetti. Credo che quella che sentiamo sia una ferita, una mancanza “strutturale”, “ontologica”: l’altro non è infinito come invece è infinito il nostro bisogno di Amore. E se mi fossi sposata con l’aspettativa che fosse stato mio marito a dover riempire questa infinita fame di Amore, credo che presto avrei potuto provare nei suoi confronti solo delusione, amarezza e probabilmente risentimento e rabbia. E invece lo amo.

Mi viene in mente il Pensiero 68 di Leopardi quando parla del “non potere essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così, dalla terra intera; considerare l’ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole maravigliosa dei mondi, e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell’animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l’universo infinito, e sentire che l’animo e il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo; e sempre accusare le cose d’insufficienza e di nullità, e patire mancamento e voto...”

O anche S.Agostino, che poi, di fatto, dice la stessa cosa di Leopardi: “Ci hai fatti per Te e il nostro cuore è non trova pace finché non trova Te”
Da tutte le testimonianze dei miei amici emerge che proprio quell’amore che noi sogniamo per placare la nostra “fame di carezze”, in realtà funziona solo nel momento in cui, invece di usare l’altro come “analgesico”, moriamo a noi stessi per lasciare spazio all’altro, anzi all’Altro.

Mamma Enrica dice infatti:
“Senza l’abbandono graduale di quell’io originario che tutto vuole per sé, non si attraverseranno mai le vere porte del vero dono che è il matrimonio: una misericordiosa meraviglia!”
e Giovanni:
“Mettendo Dio al primo posto siamo sempre pronti a mettere l’altro prima di noi. Questo accade dalle piccole alle grandi cose: dal mettere (nel mio caso) Angelica prima di una partita importante del campionato, all’andare a fare delle analisi che riguardano la nostra vita di coppia.”
Non solo però morire a sé stessi per l’altro, ma per gli altri. Infatti Enrica mi racconta che la vera gioia per la loro casa è stata farsi famiglia per gli altri, nonostante le croci che non le mancano. Enrica per me è un esempio evidente di come la croce vissuta nella fede possa diventare un dono. Enrica mi racconta di un’esortazione che ad Assisi le ha cambiato la prospettiva familiare:
“E poi? Quando ti sei sposato e stai bene con tua moglie? E poi? Hai un bel bambino, ecc. ecc., ma ti manca sempre qualcosa…" diceva quel sacerdote.
Questo tormentone, questa che io chiamo "sana inquietudine" (scrive Enrica) continua ad accompagnarci ancora oggi, dopo trenta anni di matrimonio, tre splendidi figli, una comunione fisica e spirituale perfetta fra di noi. E’ come una porticina sempre aperta attraverso la quale il mistero dell’amore di Dio entra all’improvviso e ti illumina fino a farti traboccare il cuore.
Alcuni esempi di questo surplus di benevolenza e tenerezza di Dio nella nostra vita familiare e dico familiare perché ci ha coinvolti tutti, persino Paolino che all’inizio aveva appena quattro anni, sono stati i nove piccolissimi “mostrilli” come li chiamava Anna, l’assistente sociale che ci seguiva, che abbiamo accolto nell’arco di circa 10 anni di affido familiare. Nove piccolissimi non riconosciuti alla nascita che poi sono stati adottati da altrettante famiglie che hanno vissuto la loro sala parto in casa nostra. Anche qui ci sarebbe così tanto da dire, perché ogni volta, ciascuno di loro e delle loro famiglie, ci ha sempre lasciato qualcosa di speciale che ci ha aiutati ad entrare sempre di più in una dimensione universale di amore e gratitudine (attraverso un bimbo di pochi giorni giungere alla consapevolezza tangibile di un progetto di bene infinito su ciascuno di noi… è come un piccolo immenso miracolo)…poi tanti altri incontri, l’attenzione verso persone in difficoltà, i nostri stessi nipoti, o figli dei nostri amici, tanti diversi modi per essere genitori e trasmettere cura ed amore, a volte anche solo una carezza o un sorriso…un “e poi” che si fa carne ogni giorno.
Non possiamo né vogliamo sapere dove ci condurrà questo tormentone sottofondo della nostra piccola storia della nostra piccola famiglia, ma i nostri cuori, il mio e quello di Carlo sono rimasti giovani (al contrario del resto…sigh).
Ecco questa è la nostra piccola e semplice esperienza, con tutti i nostri limiti e debolezze umane, ma sempre illuminata da un Padre che ci custodisce, ci chiama per nome e furbetto ci dice:<<Ehi, ragazzi…sveglia…E POI?>> .
Anche Giovanni mi parla del desiderio suo e di sua moglie di aprirsi agli altri (33 anni):
“Con Angelica ci siamo detti da subito di voler essere una famiglia missionaria, annunciare ciò che di bello Dio ha pensato per noi e per le famiglie, senza peli sulla lingua e senza fare battaglie inutili e sterili: difendere la famiglia sì, ma testimoniarne la bellezza è molto più importante. Per questo motivo sin da subito abbiamo detto che la nostra casa non ci appartiene, il suo vero proprietario è Gesù e siccome le porte del suo cuore sono sempre aperte per chi vuole entrare anche quelle di casa nostra lo sono. Ci piace essere una famiglia ad immagine di Cristo.”
Di Giovanni, Enrica, Patrizia e Chiara mi colpisce il fatto che non hanno parlato delle sofferenze che vivono. Vi assicuro che queste testimonianze non arrivano da gente a cui va tutto bene, a cui si potrebbe rispondere: “la fate facile voi”. Le loro parole sono provate al fuoco.

La sensazione che hanno suscitato in me le loro storie è quella di guardare all’amore in modo diverso. Un amore che ha davvero poco a che fare con quello dei film. Un amore che smaschera quel "romanticume" che fino a poco tempo fa mi sembrava così importante. Un amore che ha ben poco a che vedere con il mio desiderio di dormire vicino a qualcuno, di un bacio, di un abbraccio o di una carezza. Bisogni reali, ma piuttosto piccoli, davanti alla complessità dell’amore, fatto di dono di sè, di amicizia, di solidarietà, di fatica, e di una bellezza che va oltre la transitorietà. Un amore che posso vivere anche io, senza per forza formare una famiglia o avere un compagno.

Leggendo del loro amore sudato e appassionante come una maratona, scopro che per essere felice non ho bisogno di una carezza, ma ho bisogno di vivere, di aprirmi agli altri, di mettere a disposizione quello che ho, perché è proprio a forza di aspettare, cercare o idolatrare quella carezza, che si finisce col restare soli.

giovedì 30 giugno 2016

Sono destinato a non amare?




"O Maestro, fa' ch'io non cerchi tanto: (...) Essere amato, quanto amare." (San Francesco d'Assisi)



Tante volte noi ragazzi omosessuali cattolici siamo presi dallo sconforto, ci sentiamo soli e ci domandiamo se dovremo vivere tutta la vita da soli, dato che la Chiesa ci chiede di vivere la castità. Vogliamo seguire Gesù, eppure a volte questo desiderio non è abbastanza forte da placare i morsi della solitudine. Rinunciare ad una storia d’amore ci sembra qualcosa di eroico.

Facile per quelli che non hanno i nostri problemi dare consigli, facile fare i santi con le croci degli altri.

Oggi voglio darti un nuovo spunto di riflessione. Qualcosa che forse ti sconvolgerà.

Sono convinto che la storia non ci ha insegnato cos’è il vero amore. Da sempre si è imposta una visione romantica dell’amore che non è completa. Tutti quelli che vivono soli sono convinti che gli manchi qualcosa di cui, in realtà, non hanno bisogno veramente.

La tecnica è un po’ quella della pubblicità. Per spingere a comprare bisogna sollecitare o creare un bisogno nel potenziale acquirente. Stanno sollecitando il nostro bisogno di amore. Il vero amore è dono di sé, non un bisogno. C’è più gioia nel donare che nel ricevere, ma il dono non rientra nell’ottica del consumismo. Il consumismo sa che il nostro bisogno d’amore non sarà mai sazio e punta su quello, così da spingerci a cercare di colmarlo con ogni cosa: compreremo tutto, useremo, getteremo e compreremo ancora, senza mai essere sazi.

Beh quello che voglio dirvi è che ci stanno imbrogliando! Ci stanno facendo credere che l’amore sia solo quello degli innamorati, del colpo di fulmine, delle lenzuola e della luna di miele. Ogni amore è bello e non sminuirò mai l’amore romantico, non è questo il senso di ciò che sto scrivendo. Ma ci avete fatto caso? L’amore celebrato nella nostra epoca esplode con il primo rapporto sessuale, raggiunge il suo coronamento con il matrimonio, si spinge al massimo al primo figlio e poi, stop. C’è un lasso di tempo che non interessa la narrazione contemporanea sull’amore. Fino a che improvvisamente ritroviamo un matrimonio ridicolizzato, diventato, chissà come mai, la tomba dell’amore.

La rappresentazione di questo “amore romantico” ci ha cucinati per bene. Siamo una generazione di romanticoni, poco inclini all’amore vero. Siamo innamorati dell’amore, ma non sappiamo amare. Tutti abbiamo abboccato all’imbroglio del romanticismo e chi è solo si sente l’unico sfigato della terra.

A noi omosessuali viene suggerito dalla Chiesa di vivere l’amicizia e non una relazione di coppia. Quante volte mi sono domandato e mi avete domandato: “Ma allora sono destinato a non amare?”

Ho una bella notizia: tu sei stato creato esattamente per amare! Tu sei stato creato per consumarti di amore! Per amare fino alla fine e fino all’ultima goccia del tuo sangue. Per vivere una vita appassionante, travolto dalle acque impetuose dell’amore.

Mi dispiace per chi pensa che l’amore di Dio sia una sublimazione dell’amore vero. E’ proprio il contrario. Non c’è nulla di più vero dell’amore di Dio che ti ha creato e che ti fa vivere. Forse invece è vero che i nostri amori umani sono solo la caparra di quell’unico Amore che ci colmerà.

Quante volte sento e mi raccontate del vostro bisogno di carezze, di abbracci, di parole dolci. Mi domandate se è peccato accarezzare! Ma no caspita! Non è peccato abbracciarsi, non è peccato essere teneri. E’ la nostra missione, la tua missione: mostrare al mondo la bellezza e la delicatezza di un’amicizia generosa, la dolcezza e la tenerezza materna di Dio padre.

Coraggio! La solitudine che vivi è una menzogna! E’ un’illusione! Uno spettro! Prendi autorità sulla tua solitudine. Decidi di infrangere questo specchio deformante della tua vita. Non sei solo. Tu sei degno di essere amato, e di amare. Esci dalla tua tana, e cerca luoghi dove sgorga acqua viva. Sia Dio il tuo primo amore e il tuo primo amico e non ti farà mancare padri, madri, fratelli, sorelle, figli.

Vivi l’amicizia. L’ho scritto altre volte: è l’amore più grande di cui parla Gesù. Non credete a quelli che vi dicono che l’amicizia è un sentimento di serie B, non credete a quelli che dicono che il loro compagno non potrebbe mai essere il loro amico. Sono storie destinate a finire, o forse sono già finite.

Ripeto: dare la vita per un amico, dice Gesù stesso, è l’amore più grande che ci sia.

“Sono destinato a non amare?”. Ti rispondo: “Ma tu ami te stesso?”. Tu che sei pronto ad amare chiunque ti faccia un sorriso e non sei capace di avere pietà di te, di perdonarti, di consolarti. Amati!

Ti prendi cura, provi compassione per chi è in difficoltà? Io nel mio piccolo, da quando mi dedico ai bisogni degli altri, affronto i miei in modo nuovo. Aiutare gli altri spesso significa aiutare sé stessi, guardare ai propri problemi con una distanza che ti permetta di trovare nuove chiavi di lettura. Aiutare gli altri ti dà una ragione in più per lottare. Forse il tuo cuore in questo momento è talmente chiuso nel dolore che non riesce a sentire nulla. Ascolta la tua sete d’amore, ascoltala perché è la sete del mondo intero, che chiede un’acqua che solo tu puoi dargli.

“Ma come faccio ad aiutare gli altri se ho bisogno io stesso di essere amato?”, questo mi ripetevo. Certamente, ci sono degli aiuti che ci dobbiamo, come dicevo prima: la cura di se stessi è la prima forma di amore che dobbiamo vivere. Poi però non lasciarti divorare dalle tue ferite, la cui fame non verrà mai placata. Prendi il largo!

Sì abbiamo bisogno d’amore, ma vivere l’amore sempre come un bisogno è infantile e pericoloso. Un partner per quanto amore ti potrà dare, non colmerà le tue voragini, la tua sete d’amore, la tua insicurezza. Spesso le ferite che portiamo dentro sono come i buchi neri dell’universo, non sono mai sazi, divorano stelle, pianeti e galassie intere. Inoltre è ingiusto considerare l’altro come la benda per le nostre lacerazioni. (libera cit di don Fabio Rosini)

Le tue piaghe sono destinate a diventare qualcosa di più di una pianta carnivora. Possono diventare sorgente di consolazione per la vita degli altri, come le piaghe di Gesù.

Il vero amore non è ricevere, ma donare.

I più grandi uomini della terra sono quelli che si sono sacrificati per l’umanità. Quelli più felici, quelli che hanno amato. Non ho mai visto un uomo felice perché rivendicava amore. Ne ho visti tanti felici perché si sono consumati per gli altri. Chi rivendica amore è frustrato, acido, narciso, soffocante. Chi dona amore è felice, gioioso, contagioso ed edificante.

Ci hanno fatto credere che l’amore sia un diritto! No! Non è un diritto, né un dovere. L’amore è un dono.

Ci hanno fatto credere che la felicità sia vivere un amore romantico. Scusate! Ma la verità è che la felicità è incontrare Dio e fare la Sua volontà.

Lui è la sorgente dell’Amore, con la A maiuscola. Crediamo che Lui è l’amore più grande? Vi sembrerò un bacia pile, un bigotto, ma io l’ho sperimentata la tenerezza che ricevo durante l’adorazione, la luce e la pace quando durante il giorno invoco lo Spirito Santo o leggo un brano della Bibbia in camera mia. Perché dovrei tacere? E tu? Ci hai mai provato? Prima di giudicarmi, sperimenta quello che ti suggerisco e poi raccontami quello che ti è successo.

Mi rivolgo a te, che come me ti sei sentito ostacolato nella vita e nella fede dalle sensazioni o dal bisogno che senti dentro di te. Non c’è un’unica soluzione per quello che viviamo. Nemmeno la fede è una bacchetta magica! Ma ci sono tante possibilità: come dei direttori d’orchestra dobbiamo crescere nell’arte di dirigere questa polifonia stupenda di possibilità d’amare che riempiono la nostra vita. Certamente se ti concentri solo sulle tue ferite, su quello che non hai avuto, sul bisogno che hai dentro, non risolverai nulla. Anzi! Aggraverai la situazione. Ti dispererai.

Mi domandi: “E perché non posso vivere una storia d’amore con una persona del mio stesso sesso donandomi a lui?”. Se pensi che diversamente non potrai essere felice e che questa sia la tua strada non ti voglio dissuadere. Alcune persone mi raccontano di vivere delle relazioni omosessuali serene. Non sono tra quelli che cerca sempre di trovare le falle nelle relazioni degli altri, per farsi forte della sua scelta. Ti chiedo solo di non lasciare fuori Dio da questa tua ricerca di felicità. Chiedi a Lui di mostrarti la strada da percorrere, senza paura.

Te lo dico ancora: “Non è lo status che ti impone la società a renderti felice. Ma la volontà di Dio su di te!”. Lui ti promette vita in abbondanza e la gioia piena. “La vita esuberante, magnifica, eccessiva” (cit. padre Ermes Ronchi).

Ancora: “Perché gli eterosessuali possono vivere una relazione d’amore e noi omosessuali no?”. L’amore tra uomo e donna, esiste per generare la vita, non per le cene a lume di candela. La vita è l’amore donato che si fa carne in una vita in più. So che questa risposta è insufficiente. Ma credimi! Non siamo esclusi dall’amore!

Non siamo esclusi dall’amore! Al contrario!

Io non sono nessuno. La mia esperienza di vita non è legge universale. Sperimento nella fatica di ogni giorno, nei miei limiti, nei miei alti e bassi, nelle mie cadute, la fedeltà di un Amore che mi precede e mi insegue, mi perdona, mi rialza, mi conduce per mano, mi colma, mi dà speranza ed entusiasmo. No! Non farei cambio con un altro amore. La Chiesa, mi tiene per mano in questo percorso, tramite i suoi figli, le sue figlie e i suoi doni; questo cammino dopo 36 anni non mi ha ancora deluso, ma al contrario mi riserva sorprese in continuazione, anno dopo anno.

La mia vita è un’avventura stupenda di amore!

Non dobbiamo rinunciare a nulla, ma chiedere e vivere pienamente la vita che Dio ci ha già donato.



"La vita è amore. Donala!" (Madre Teresa di Calcutta)

venerdì 6 maggio 2016

L'amore di Dio: pane e carne.



Ad Assisi il roseto di San Francesco è in fiore.

San Francesco si butta tra le spine. Si butta! Anch’io voglio buttarmi tra le onde della vita.

Non sublima le sue passioni, le mortifica. Sa che quell’istinto non porta a nulla.

Immediatamente Dio lo riveste con bellissimi e profumatissimi fiori, innumerevoli rose. Bianche e rosse! Passione e purezza, in un unico e caldo respiro.

Leggenda o realtà, non mi importa!

C’è un di più che voglio raggiungere, che anche tu puoi raggiungere. Le rose, la luce e gli angeli che circondarono Francesco, sono promessa e simbolo di quel di più.

Sublimare, mortificare?

Certamente trasfigurare! Il nostro corpo intriso di Spirito Santo come una spugna.

Si compie la legge: ameremo Dio con tutto il corpo, con tutta l’anima, il cuore e le forze!

Ci ameremo tra di noi così.

Signore ti amo con questo mio corpo e tu mi ami con il tuo corpo, fatto di pane e della carne fragile della Chiesa, dei preti, delle suore, di uomini e donne che ti amano, il corpo di chi vive ai margini.

Io ti bacio con la mia bocca, e tu mi baci con la tua bocca che io tocco con le mie dita e ascolto con le mie orecchie, che solleva e arde nel mio cuore.

E’ bello celebrare l’amore, il nostro amore sull’altare.

Mi penetra il tuo amore, nell’intimità del confessionale, dove ti mostro il mio vuoto e l’oscurità del mio corpo. Ti vedo con gli occhi, lo gusto nel mio intimo.

Affonda la mia nave, nell’oceano del tuo amore, scorri, scendi fin dentro la mia stiva. Riempimi di te.

Danzo davanti a te e canto la gioia di essere amato, non da un fantasma, non da un idolo muto, ma dal tuo corpo e la mia carne viva, ti celebra.

Spirito Santo, danza con me, portami in questa eterna danza di Dio Padre e del Figlio uniti in un solo amore.

giovedì 28 aprile 2016

Può un omosessuale diventare santo?

Chi vuole diventare santo con me?

Non ho tempo per chi non si sente all’altezza. Non ho tempo di convincerti che non è vero. Non ho tempo nemmeno per chi pensa che la santità consista in un insieme di cose che si possono o non si possono fare. Non fatemi perdere tempo con i vostri precetti e le vostre raccomandazioni.

Però, se tu non vuoi accontentarti di quello “che sei o non sei capace di fare” e vuoi andare oltre, oltre le tue possibilità, allora fai al caso mio. Non si diventa santi da soli e insieme potremo farci forza.

Sono stanco di persone che hanno conosciuto Dio, ma poi si sono arresi, hanno abbassato il tiro, si sono raccontati delle scuse, scendendo a compromessi con la loro pancia, più che con il loro cuore. Desidero accanto persone che mi facciano venire voglia di volare.

Desidero ricominciare a sognare, come quando ero giovane, quando con i miei amici ci credevamo! Credevamo che fosse possibile diventare santi.

Fidati! C’è di più! Ne sono convinto! L’ho intravisto, a volte l’ho sperimentato. Sì! Come sempre poi mi sono lasciato distrarre, mi sono fatto trascinare a valle. Ma sono sicuro che se proviamo insieme ad andare oltre l’ultimo rifugio a cui siamo approdati scopriremo mondi nuovi.

Il passato è passato. E’ vero! Ci siamo ammaccati, siamo feriti, i nostri piedi sono piagati per le vesciche. Sì! Abbiamo bisogno di amore e paura di restare soli. Ma ascoltami! Sono convinto che se proviamo ad andare oltre arriveremo alla casa dell’amore e potremo bere un’acqua che risana.

L’ho visto! Chi è arrivato là ed è tornato ha il volto trasfigurato. No, non sono angeli! Gli assomigliano, ma sono uomini e donne veri. Hanno gli occhi luminosi, le mani piene di amore e dalla loro bocca esce latte e miele, balsamo e oro per le nostre vite.

Andiamo! Così come siamo. Adesso. Mi prenderò cura delle tue ferite e di quando cadi, e tu ti prenderai cura di me. Ma basta compromessi! Quelle piccole cose di cui ti accontenti, sono così pesanti che schiacciano anche me. Così, lo so, i miei errori hanno fatto inciampare anche il tuo piede. Per questo, ti chiedo mille volte perdono fratello.

Ora però io vado! Se non vuoi venire io parto lo stesso.

Forza! Andiamo! Io voglio te al mio fianco e il tempo stringe! Diamoci la mano, facciamo un respiro profondo e via. Aiutami a raggiungere la vetta da dove potremo contemplare quello che nessun uomo ha mai visto e udito. Aggrappàti alle sue piume ci lasceremo cullare dalla brezza del vento, solcheremo le onde del cielo e daremo forma alle nuvole.

mercoledì 3 febbraio 2016

Rivoglio la mamma e il papà

Mi chiamo Eliseo Del Deserto, sono omosessuale e non saprei come fare senza mia madre e senza mio padre. Non perché siano stati genitori perfetti, ma non saprei immaginarmi una vita senza di loro, senza la sete di loro, così diversi eppure così necessari.

Chiedo alle coppie omosessuali di non farsi veicolo di questa distruzione. È vero! Forse la madre e il padre sono un concetto antropologico, un archetipo, ma che scaturisce dalla verità profonda, naturale, concreta ed evidente di ogni essere umano. Siamo tutti figli di una mamma e di un papà e siamo tutti destinati in modo unico ad essere in grado di diventare padri e madri, questa è la storia biologica di ogni uomo.

Il maschile e il femminile sono inscindibilmente legati al concetto e alla reale possibilità di essere padre e madre. Siamo creati dall’amore di un uomo e di una donna, per amare e per generare. Siamo tutti figli di una mamma e un papà. Minare questo concetto significa minare la società e l’identità dell’umanità intera.

Ma voi non sentite la nostalgia di vostra madre? E quell’abbraccio forte e caldo che avete cercato, non è forse l’affetto di quel padre che avete sempre amato e dal quale vi è sempre sembrato di essere così lontani? Non sentite come la vostra identità è profondamente segnata da quest’uomo e questa donna, così diversi, così sbagliati, che ti hanno generato, amato, deluso, incoraggiato, disprezzato, abbracciato e picchiato e poi ancora baciato? Non senti che dentro di te c’è una parte femminile e una parte maschile e che non sarai mai nella pace finché queste non avranno raggiunto il loro equilibrio dentro di te? Non senti questi due fiumi scorrere dentro di te? E non senti sete quando la siccità secca uno dei due affluenti? Non dirmi di no! Non ci credo!

Non può essere! Proprio noi omosessuali che siamo famosi per quell’amore viscerale quasi fusionale per la nostra mamma, non è possibile che proprio noi la vogliamo cancellare! Noi che vogliamo ridurre la nostra mamma ad un fattore algebrico che si può interscambiare pensando che il risultato non cambi, perché basta l’amore? No! Non basta l’amore! Serve l’amore di una mamma e serve l’amore di un papà! Se quell’amore non lo troviamo lo cerchiamo per tutta la vita. Per tutta la vita! Negarlo significa censurare quest’opera d’arte che è l’uomo, com’è stato fatto a Roma per la visita di Hassan Rohani.

Mi oppongo a questo scempio! Me ne tiro fuori! Noi omosessuali lo sappiamo quanto è importante l’amore dei genitori, perché noi li abbiamo amati, li abbiamo odiati, li abbiamo desiderati profondamente. Nella notte abbiamo cercato l’odore di nostra madre per calmare la paura e negli uomini abbiamo bramato la stima e la forza, un sorriso e una stretta forte che ci facesse sentire che potevamo affrontare la vita: in loro abbiamo cercato un padre.

Io lo sento. Lo sento ogni volta che il padre lo invoco, lo desidero e mi struggo per la sua assenza.

Che egoismo mostruoso! Che narcisismo vomitevole! Non è possibile non capire quanto può essere dannoso privare un individuo dei due rami sui quali costruire la capanna della propria identità. Certo nella vita può succedere di tutto. Si può restare orfani, si può crescere con dei parenti, per strada, in una famiglia sbagliata e violenta, sì! può succedere che dei cuccioli di cane siano allevati da una gatta, ma noi non cerchiamo compromessi, vogliamo il meglio se possiamo scegliere, perciò possiamo accettare e tutelare delle eccezioni, ma non possiamo promuoverle a normalità. Non possiamo scegliere un male minore perché tanto il male esiste!

Cresceranno bambini con due papà e con due mamme. Troveranno la loro strada, la loro realizzazione e la loro felicità. Nella vita ciascuno di noi cresce con delle assenze e dei vuoti, chi ce la fa, chi no. Privare consapevolmente però è un furto, è un reato! Non tacitate la coscienza per soddisfare i vostri capricci. Non siate ladri di genitori! Ladri di mamme e papà come nel peggiore incubo che si possa fare.

No! Non siamo macchine, non sforniamo robot, se qualcosa non funziona non lo possiamo buttare, non siamo un utero, non siamo tette, non siamo testicoli da mettere in vendita per l’amore di altri. Non smembrate l’unità di corpo e spirito, di corpo e amore; non mercificate questi brandelli di essere umano.

Siamo uomini e donne. Siamo esseri umani, unità di carne e spirito, di storia, desideri, sentimenti, amore: il DNA ce lo suggerisce nonostante tutti i magheggi della scienza per cercare di bucare le password ed entrare nel mistero della vita.

No! L’amore non è amore! Non è amore volere un figlio a tutti i costi, anche sfidando le leggi della natura e dell’etica. Che siate omosessuali o eterosessuali. Non è amore! L’amore è dono! Non pretesa! I figli che sono espressione e immagine dell’amore non si pretendono, si accolgono.

Non siate mercanti nel tempio della vita.