domenica 26 luglio 2015

L'amicizia salverà il mondo


"Ricordate che l’amore non ha sesso, età né tanto meno provenienza geografica!" gridava qualche sera fa Alessia Marcuzzi dal palco del Coca Cola Summer Festival a Roma. Quanti slogan sull'amore! "Love is love". "Love wins"; si parla continuamente dei diritti fondamentali dell'amore, quando forse, più che un diritto, l'amore è un dovere.

Ma cosa ne sappiamo dell'amore? Che cultura abbiamo dell'amore?

Siamo cresciuti con storie dove si racconta piuttosto di innamoramento: fiabe a lieto fine con candide fanciulle e principi azzurri, drammi che narrano di amori disperati e travagliati come quelli di Giulietta e Romeo, Paolo e Francesca, Renzo e Lucia. Film d'amore: chi non ha mai visto "Via col vento", "Vacanze Romane", "Titanic"? Per non parlare delle canzoni: ogni coppia ha la sua preferita, di solito quella che ricorda il momento in cui è cominciato tutto.

Ma è questo l'amore?

Continua a tornarmi alla mente questa frase del Vangelo di Giovanni: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.". Gesù dice proprio "amici"! Capite?! Non dice: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per la donna che si ama!". Il Dio dei cristiani, il Dio dell'Amore", dice che l'amicizia è l'amore con la A maiuscola.

Eppure la mia sensazione quando condivido questo pensiero è che si continui a sostenere che l'amicizia sia un'affetto di serie B, più blando rispetto all'amore di una coppia. Si dice infatti:"Sono solo amici", per indicare che tra due persone non c'è niente di serio; oppure ancora "Restiamo amici", quando ci si lascia, come se essere amici fosse fare un passo indietro rispetto alla relazione precedente.

Perché? Credo che sia semplicemente perché l'amicizia è un sentimento casto, un legame che non si arroga nessun diritto, che non è possessivo, né esclusivo; in fondo in fondo, anche se forse non lo vogliamo ammettere, credo che non diamo all'amicizia il primato dell'amore, solamente perché l'amicizia esclude il sesso, e siccome oggi diamo ad esso un'importanza assoluta, abbiamo dimenticato che è più importante dare la vita.

Vi sembra una semplificazione? A me no, anzi! credo sia questa la soluzione per questi tempi così confusi.

Le coppie più consolidate ci raccontano che con il passare del tempo e degli anni, la passione erotica sfuma, lasciando il posto ad un altro sentimento, forgiato dalla quotidianità, dalla pazienza e dall'accoglienza dei difetti dell'altro e forse per questo più faticoso e meno travolgente, ma estremamente più vero e rasserenante. Non è forse amicizia questa?

Quante coppie si dividono perché finisce la passione, "Non ti amo più"; si accorgono di non conoscersi e di non condividere nulla. Non sono mai stati amici. "Io non potrò mai essere amica di mio marito." ho sentito dire. A me questa frase non fa mai prevedere nulla di buono.

Agli omosessuali la Chiesa chiede di vivere la continenza, ossia di non avere rapporti sessuali, ma non vieta di avere degli amici, e quindi non vieta di amare nella forma più alta, anzi! scrive il Catechismo:

2359 "Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata (...) possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.".

Personalmente questo paragrafo, vissuto alla luce della riflessione sull'amicizia svolta fin qui, mi riempie di speranza.

Inoltre, non c'è scritto "mediante il sostegno, talvolta, di amicizie disinteressate", ma di "un'amicizia". Il singolare al posto del plurale è significativo. Un'amicizia che sia di sostegno, verso la perfezione cristiana, non è un'amicizia qualsiasi, è un'amicizia per la santità.

Se l'amicizia è davvero il sentimento di amore più grande, come dice Dio stesso, se davvero si deve e si può amare un amico fino a dare la vita, come ci chiede Gesù: cosa voglio di più? Se guardo con sincerità dentro di me, l'unica cosa che resta è un capriccio, legato ad un sentimento che non ha nulla a che vedere con l'amore, ma con il possesso.

Noi omosessuali cattolici siamo chiamati a vivere la dimensione dell'amicizia, in modo profondo e autentico e siamo chiamati ad essere profeti per tutta l'umanità, anche per quelle coppie di uomini e donne che sono feriti nell'amore proprio come noi.

In questo consiste la nostra testimonianza:

1) Ridare significato all'amore: perché l'amore romantico, non è l'amore vero e la passione (intesa come desiderio dell'altro) è una componente importante nella vita di coppia, da ravvivare continuamente, ma deve condurre a un livello relazionale più profondo. La vera passione ci deve spingere a dare la vita.

2) Riscoprire e far riscoprire il primato all'amicizia: che è la forma più grande di amore, così come insegna Gesù:"Non c'è amore più grande!".

3) Conoscere ed insegnare il linguaggio dell'amicizia: fatto di simpatia, tenerezza, desiderio, intimità, ma anche di responsabilità, perché come insegna il Piccolo Principe, siamo responsabili di ciò che addomestichiamo.

4) Dare la giusta importanza e significato alla sessualità: che è sicuramente uno dei piaceri più grandi, ma è legato in primo luogo alla generazione. Il sesso è un tabù da sfatare, sia per chi lo demonizza, sia per chi lo divinizza. Troppa importanza! (Lo dico a me prima di tutto!)

5) Indicare la via dell'amore appagante (l'amicizia che si dona completamente) a tutti gli uomini e le donne senza distinzione. Qui non centra essere omosessuali o eterosessuali. Se riesco a dimostrare che posso vivere una vita piena e realizzata perché sono capace di essere amico fino a dare la vita, allora sarò maestro d'amore.

Sono convinto e lo ribadisco: questa è la chiave di tutto. L'amicizia salverà il mondo. Gli eterni dibattiti su famiglia, matrimonio, adozioni, girano tutti intorno al sesso e alla possibilità di procreare. E' il sesso che fa problema quando si parla di omosessuali, non giriamoci intorno. Il nodo della questione è questo: la sessualità tra persone dello stesso sesso non è procreativa. Questo è vero, ma non si riesce a fare una proposta più alta e più appagante, che vada oltre la rinuncia. Su questo scoglio si sfracellano i puritani e i trasgressivi, perché è la rotta sbagliata per parlare di amore.

L'amore è qualcosa di più grande dell'amore: è amicizia.

mercoledì 22 luglio 2015

Addio Facebook!

Due ore dopo aver postato su Facebook un mio vecchio racconto (1), il social mi chiede di confermare la mia identità con un documento. Dopo tre anni mi ritrovo sfrattato: come se mi avessero rubato l'album dei ricordi più cari, il diario più segreto e la rubrica con tutti i contatti dei miei amici. Quanto mi rode!

Qualche giorno fa il primo segnale: Facebook mi ha chiesto di cambiare nome, perché Eliseo Del Deserto gli suonava falso. Poco male, ho tolto "del" e ho lasciato "Eliseo Deserto".

Non è bastato e al primo colpo d'acceleratore, Zaaaaac! Mi hanno ritirato la patente.

Non tutto il male viene per nuocere. Già da un po' di tempo l'utilizzo di Facebook mi distraeva molto, portando via tempo alla preghiera, alla lettura, e alla mia vita reale. Non era più un modo per condividere il mio cammino, ma un'evasione.

Inoltre mi sono reso conto che la comunità virtuale a volte crea delle dinamiche relazionali negative: amplifica fino al parossismo le notizie, anche le più futili, e si inaspriscono le relazioni. Dinamiche di cui tutti ci siamo accorti, che biasimiamo, ma nelle quali prima o poi ci capita di incappare. Ultimamente io ci inciampavo troppo di frequente.

La mia amica Rachele dice che quando si discute è importante "guardarsi negli occhi". Non in faccia, ma nel punto in cui siamo più nudi! Nel luogo più intimo, più fragile e più esposto che possa avere un essere umano. Gli occhi sono il nostro router, il nostro wi-fi. Solo quando ci guardiamo lì possiamo entrare veramente in connessione.

Dunque: il capitolo Facebook è stato strappato repentinamente dal libro di Eliseo, ma confido che la potatura porterà frutto. In Quaresima avevo deciso di staccare per un po' e devo dire che l'astinenza era stata salutare.

Sto vedendo già i primi frutti: sto scrivendo questo articoletto, ho fatto una bella chiacchierata al telefono con Costanza Miriano (era tanto tempo che non succedeva e mi mancava) e da questa mattina non mi sono ancora arrabbiato, nemmeno quando la metro si è fermata, facendomi arrivare in ritardo di mezzora al lavoro.

Ho solo un rammarico. Non aver potuto salutare tutti: Aurelio, Concetta, Paolo, Gennaro, Andrea, Antonio, Luca, per dirne solo alcuni... Purtroppo non sono riuscito a costruire con ciascuno un rapporto tale da rivelare la mia identità, ma probabilmente alla prima occasione l'avrei fatto. Chissà forse è arrivato il momento.

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lunedì 8 giugno 2015

III ANNIVERSARIO

Sono un blogger , scrivo sotto pseudonimo. Eliseo come il discepolo del profeta Elia, Del Deserto perché amo le terre di mezzo. Potevo scrivere i miei pensieri sul diario, su dei foglietti svolazzanti, in un file criptato da conservare nel portatile; invece pubblico su un blog, luogo da dove getto la mia bottiglia nei mari di Facebook e Twitter. Trasmetto nello spazio la mia voce, attendendo che qualcuno, da qualche parte, in quell’immensità, capti il mio segnale.

Non mi aspettavo che in due anni avrei conosciuto così tanta gente. E’ bastato che quella voce venisse rimessa in orbita da altri trasmettitori e in poco tempo sono stato travolto da una tempesta di storie e cuori con un bisogno profondo di comunicare e condividere.

Quanto affetto, premure e confidenze. Penso a ciascuno di questi contatti, alla fiducia che mi hanno dato. Ogni volta che su Facebook vedo una richiesta di amicizia oppure quando mi arriva una mail, o un messaggio nella posta privata di un social, percepisco la fiducia che quella persona, mi sta donando. Perché questa gente mi scrive? Sono uno sconosciuto. Non c’è un volto che li persuada, né un nome a garanzia di un’identità precisa. Non saprei darmi una risposta. Penso che in quello che scrivo percepiscano una verità o sentano le corde della loro vita entrare in risonanza con la mia.

Non ho pubblicato libri, non sono andato alla tv, né alla radio. Non faccio tutorial né video simpatici su Youtube. Soltanto ho ricevuto fiducia da altre persone, che sui loro gruppi, blog, siti o quotidiani hanno pubblicato quello che scrivevo. La fiducia si è messa in circolo ed è arrivata anche fuori dall’Italia, in America Latina per esempio.

Qualcuno mi ha raccontato che mi hanno conosciuto perché dei sacerdoti nel confessionale gli hanno consigliato di leggere il mio blog, altri perché qualche loro amico ci ha "presentati". E’ una grande responsabilità, la percepisco. È qualcosa di più grande di me, che mi rende felice, che mi aiuta a scoprire che non sono solo un mucchietto di difetti, che ho qualcosa da dare, e che possiamo essere un dono gli uni per gli altri.

A tutti coloro che mi leggono e mi scrivono, arrivi il mio Grazie! A quegli amici che mi vogliono bene anche se la pensiamo diversamente, a quei contatti che sono diventati “carne ed ossa”, ed ora mi conoscono così profondamente da essere più intimi dei miei amici di vecchia data. Penso a tutti i nuovi contatti che sono arrivati in questi giorni, con cui per ora ci siamo scambiati solo un ciao e poche parole veloci, piene di simpatia e curiosità. Siete nel mio cuore. Siete importanti. Siete il mio centuplo! Nel mio piccolo vi prometto che sarò sempre il vostro compagno di viaggio e dove troverete una porta chiusa spero che la mia sia per voi sempre spalancata.

Un abbraccio.

Eliseo

venerdì 5 giugno 2015

Gay-cattolico un ossimoro?

Giovedì 4 giugno 2015, una giornata nera.

La mattinata è cominciata con la notizia di Luca Di Tolve definito su Repubblica, come un santone che pretende di guarire gli omosessuali in cinque giorni, attraverso la preghiera; si conclude con il programma Announo su La7 condotto dalla per nulla neutrale Giulia Innoncenzi: ospite in studio Mons. Domenico Sigalini e lo scrittore Aldo Busi che a sentire la definizione "gay-cattolico" inorridisce e afferma: "Non si può sentire! E' un ossimoro!"

Avrei voluto per un po' togliermi da queste diatribe sull'omosessualità, ma non posso tacere davanti a questi fatti. Io, cattolico omosessuale.

Prima di tutto perché Luca non è un millantatore. Luca non vuole guarire nessuno, ma aiutare chi è insoddisfatto della propria vita e vive male la sua sessualità. Propone un ritiro, che io non ho fatto, ma molti miei amici sì, e sono unanimi nel dire che nella loro vita quel corso è stato molto importante per capire delle cose di se stessi. Il ritiro che viene proposto è un concentrato sui fondamentali del catechismo, e sulle teorie psicologiche che analizzano alcune delle ferite relazionali che spesso si riscontrano nella vita di tanti omosessuali. Essendo il ritiro incentrato sull'Amore di Dio, si presentano poi queste ferite a Dio perché le risani. Ora tutto si può migliorare e probabilmente l'esperienza proposta nella casa di spiritualità di Angolo Terme avrà dei limiti, ma da qui a far passare Luca come un imbroglione, è tutta un'altra cosa. Repubblica con un articolo ha denigrato un percorso che ha risollevato tante persone disperate.

Stessa vicenda per la trasmissione Announo, che ho avuto la fortuna di non vedere per intero, gli ultimi minuti mi sono bastati per restarne sconvolto. Una trasmissione studiata alla perfezione per far canonizzare le coppie gay e condannare la Chiesa Cattolica.

La presentatrice parzialissima contro ogni professionalità, dichiara la sua posizione fin da subito. Mons. Domenico Sigalini alla gogna, solo contro tutti: contro Aldo Busi, il filosofo Galimberti, Alba Pairetti e i ragazzi rabbiosi dello studio. I pochi che osano sostenere Sigalini vengono quasi sempre redarguiti dalla Innocenzi. Tutti verdi di rabbia contro la compostezza del monsignore che però da buon bergamasco ogni tanto sembrava lasciarsi andare a qualche "benedizione" a denti stretti. Su tutti l'irenismo, l'equilibrio e la saggezza della coppia arcobaleno, due uomini con un bambino. Da questo può emergere solo che il simbolo della felicità, oggi, contro tutte le mostruosità da cui siamo quotidianamente aggrediti tramite la stampa, è la coppia gay. Inoltre, chi può trasformare l'oscurantismo e l'intransigenza di santa matrigna Chiesa cattolica? Ma ovviamente sempre la saggia, consapevole e amorevole coppia gay!

Addirittura ad un certo punto Mons. Sigalini è stato chiamato in causa da un giornalista della redazione, visibilmente contratto nel viso, che chiede conto al Monsignore di alcune dichiarazioni rilasciate dal giornalista Mario Adinolfi, descrivendolo come il portavoce della Chiesa Cattolica, ed emblema della propaganda omofoba. Sigalini: "Adinolfi rappresenta solo se stesso come ha sempre fatto e non la Chiesa Cattolica", allora la conduttrice incalza: "Eh beh! Ma alla conferenza in questione c'era anche un prete con lui", riferendosi a padre Maurizio Botta, come se questo bastasse a dar valore di Magistero alle conferenze di Adinolfi & Co.

La lapidazione sta per concludersi, l'esito del sondaggio rivolto al pubblico dice che il 75% della gente a casa vuole che le coppie gay possano adottare dei bambini. Il bene trionfa! Il loro bene.
Il giovane opinionista gay in studio con gli occhi fuori dalle orbite si rivolge con aria soddisfatta al Monsignore e nelle voci che si sovrappongono lascia intendere: "Ve la faremo vedere noi!" e ammiccando al pubblico e alle telecamere: "Venite dalla nostra parte!". Nel frattempo Busi fa a capelli con una ragazza di colore in studio, che lo accusa di aver pronunciato la parola "negri", dopo che lui aveva appena finito di spalare merda su tutti, anche sull'attonita coppia gay che assiste sbigottita a cotanta violenza.
Per concludere la presentatrice esausta invoca i numi tutelari della trasmissione: "Vi prego! Portateci un po' d'amore!". L'ha detto davvero! Così sopra il diluvio universale i due colmbi bianchi con in bocca un ramoscello d'olivo, i coniugi arcobaleno, invitano Mons. Sigalini e Aldo Busi nella loro umile dimora per cominciare un confronto sereno. Non voglio sminuire la solidità della coppia, penso solo sia stata inserita ad arte in un contesto che la facesse emergere come unico esempio di accoglienza ed equilibrio.

Di tutta questa messa in scena mi rimane solo una frase di Mons. Sigalini trascinata via da marosi di voci strepitanti, una sull'altra e una contro l'altra: "C'è una realtà che ci precede!!!".

Nel trionfo di un relativismo cannibale, una voce grida nel deserto, che al di là della nostra giustizia e delle nostre convinzioni c'è qualcosa che viene prima di noi, che sa meglio di noi cos'è il bene e cos'è il male. Nonostante l'incredulità di Busi, Adamo ed Eva sono ancora tra noi, drogati da un frutto che dà la possibilità, ma non la garanzia di conoscere ciò che è bene e ciò che è male. Senza quel Dio che ci ha creati, possiamo anche smarrirci.

"C'è una realtà che ci precede!". Una realtà che vuole la nostra felicità. Oggi è stata crocifissa, immolata dalla nostra presunzione, domani risorgerà. Dio è morto, come scrisse Nietzsche e cantò Guccini, ma nonostante ciò continua a risorgere.

mercoledì 3 giugno 2015

Solo l'amore crea

"Cari figli, desidero operare attraverso di voi, miei figli, miei apostoli, per radunare alla fine tutti i miei figli là dove tutto è pronto per la vostra felicità. Prego per voi, perché possiate convertire con le opere, perché è giunto il tempo delle opere di Verità, di mio Figlio. Il mio amore opererà in voi, mi servirò di voi. Abbiate fiducia in me perché tutto quello che desidero, lo desidero per il vostro bene, il bene eterno creato dal Padre Celeste. Voi, figli miei, apostoli miei, vivete la vita terrena in comunione coi miei figli che non hanno conosciuto l’amore di mio Figlio, che non mi chiamano “Madre”, ma non abbiate paura di testimoniare la Verità. Se voi non temete e testimoniate con coraggio, la Verità trionferà miracolosamente. Ma ricordate: la forza è nell’amore. Figli miei, l’amore è pentimento, perdono, preghiera, sacrificio e misericordia. Se saprete amare, convertirete con le opere, consentirete alla luce di mio Figlio di penetrare nelle anime. Vi ringrazio! Pregate per i vostri pastori: essi appartengono a mio Figlio, Lui li ha chiamati. Pregate affinché abbiano sempre la forza e il coraggio di risplendere della luce di mio Figlio". (Medjugorje 2 giugno 2015)
Leggevo l'ultimo messaggio di Maria a Medjugorje. Ora, non siamo obbligati a crederci. Io ci credo, ma facciamo così: poniamo che questo messaggio l'abbia scritto un vecchio saggio della Bosnia Erzegovina. Vogliamo fare gli avvocati del diavolo? Poniamo che questo messaggio l'abbia scritto un millantatore che vuole lucrare sulla buona fede delle persone. Non mi interessa. Ci sono delle frasi che mi hanno colpito. La prima: "Non abbiate paura di testimoniare la Verità (...), ma RICORDATE: la forza è nell'amore.
"L'odio non è forza creativa: solo l'amore crea!" (San Massimiliano Kolbe ad un internato ad Auschwitz)
A differenza delle presunte parole di Maria a Medjugorie, san Massimiliano Kolbe è un santo riconosciuto da Santa Madre Chiesa e dice più o meno la stessa cosa, che l'odio distrugge, divide, non provoca cambiamento nell'uomo, nel mondo. Solo chi ama crea! Dio è creatore perché ama. San Massimiliano non lo sta dicendo ad un parrocchiano in lite con il vicino di casa, lo sta dicendo ad un deportato ad Auschwitz. Ci rendiamo conto della potenza di questa affermazione? Ne capiamo l'utilità per la nostra vita, oggi?

In un'altra occasione sarà sempre san Massimiliano Kolbe, proclamato da Giovanni Paolo II santo martire, patrono speciale per i nostri difficili tempi, a dire:
"Solo quella religione che insegna l'amore di Dio e del prossimo PUO' PERFEZIONARE gli uomini" (SK1205)
Torniamo un attimo al messaggio ricevuto ieri dai presunti veggenti di Medjugorie: "Non abbiate paura di testimoniare la Verità", MA con l'amore e con le opere. "Se saprete amare convertirete con le opere". "L'amore è pentimento, perdono, preghiera, sacrificio, misericordia".
Aggiungerei: l'amore è riuscire a far cadere le pietre dalle mani di coloro che vogliono lapidare l'adultera, è dire alla Samaritana la verità sulla sua vita, ma chiedendogli da bere e fermandosi con lei e i suoi cari, è mangiare con i pubblici peccatori (i pubblicani). Chi sono oggi i peccatori pubblici? Lascio a voi la risposta.
L'amore è dare la vita, lavare i piedi, perdonare, guarire, vivere la comunione anche con chi non conosce l'amore di Dio.
L'amore è anche dire a chi ha fatto dei princìpi la prima ragione della sua fede e della sua vita (come facevano i farisei), che deve riconvertirsi all'amore e alla relazione, ricordando che prima della legge viene l'uomo e la sua salvezza.

Mi direte: "Eh già ma Gesù è anche entrato nel tempio e ha fatto un macello!". A questa obiezione io rispondo sempre che ci fa comodo questo Gesù che entra nel tempio DEGLI ALTRI a rovesciare qualsiasi cosa. E' il nostro alibi, così giustifichiamo la nostra insofferenza verso gli altri. Non sia mai che Dio faccia lo stesso nel nostro orticello, perché si dovrebbe sorbire tutto il nostro risentimento. Facciamo ordine prima nel nostro tempio e poi pensiamo a quello degli altri.
"Vivete la vita terrena in comunione coi miei figli che non hanno conosciuto l’amore di mio Figlio, che non mi chiamano “Madre",
sembra dica Maria a Medjugorie. Mi piace questa Madonna, vera o falsa che sia: la sua preoccupazione principale è che tutti i suoi figli arrivino là "dove tutto è pronto per la vostra felicità". Anche noi abbiamo questa preoccupazione? Davvero noi amiamo quelli lontani dalla fede così tanto da essere più preoccupati per la loro salvezza che per i nostri ideali?

E' il tempo di testimoniare con coraggio la Verità. E' il tempo della testimonianza, quindi del martirio. Niente di nuovo dunque: è così dalla resurrezione di Cristo in poi. Mi ricordo che da piccolo quando chiedevo al Signore la mia vocazione dicevo: "Signore tutto, ma non il martirio!", non capendo che nel nostro piccolo tutti siamo chiamati a testimoniare l'amore di Dio fino alla fine, fino al dono totale di sé.

Auguro a tutti i manifestanti del 20 giugno a Roma di avere il coraggio di testimoniare la Verità, cioè anche il Diritto, sapendo che l'obiettivo primario di questa manifestazione, prima ancora che la vittoria schiacciante di una proposta politica sull'altra (facendo la voce grossa nelle piazze, invece di far attenzione a non spezzare le canne incrinate), è CONDIVIDERE un giorno, con chi vive e la pensa diversamente da noi, l'Eternità, dove tutto è pronto per la nostra felicità.

"Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta
.
Proclamerà il diritto con fermezza;
non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra;
e per la sua dottrina saranno in attesa le isole." (Is 42, 1-4)

giovedì 2 aprile 2015

Indiana religious freedom: obiezione o discriminazione?

(da "La Croce" 2 aprile 2015)

Sembra che la religione non possa conciliarsi con l'omosessualità, un po' per il consueto anticlericalismo gay, un po' per il rigore di certi ambienti cattolici. Sicuramente anche l'annoso dibattito sulle questioni etiche tra movimenti cattolici e quelli progay non aiuta. È un rapporto difficile, ma non impossibile e ragazzi che riescono a vivere la loro fede pienamente pur essendo omosessuali ce ne sono tanti. Io sono uno di loro.

Nell'Indiana (Usa) è stata approvata una legge che consente a individui e aziende di fornire, o non fornire, i propri servizi sulla base delle loro credenze religiose. Si chiama "Religious Freedom Restoration Act", la legge 101 firmata il 26 marzo 2015 dal governatore dello stato (Mike Pence), ed esistente negli States già dal 1993 ma a tutela solo dei singoli individui.

Alcuni sostengono che sia una legge discriminatoria, altri che sia una legge necessaria per arginare l’impatto delle leggi che stratutelano gli omosessuali. Douglas Laycock, docente di Legge in Virginia, a favore del matrimonio gay, sostiene che entrambe le parti in realtà stiano mentendo e stiano usando la notizia come testa di ariete per far prevalere le proprie ragioni. La legge all’atto pratico fino ad ora parrebbe non essere stata usata per discriminare nessuno, infatti chi subisce discriminazioni, continua ad essere tutelato. In poche parole questa legge non giustificherebbe un barista che si rifiuti di servire un caffè ad un omosessuale, sebbene alcuni sostengano che questo sia esattamente l’obiettivo a cui la legge mira.

In questo caso, come denunciamo le degenerazioni della teoria gender così dovremmo denunciare anche quegli atti che sono comunque degenerazioni ispirate al fanatismo religioso. Il cattolico non emargina nessuno. Certo non promuove valori che non condivide, ma l’emarginato è il suo prossimo più vicino. Il Dio dei cattolici, il mio, ha fatto degli emarginati del suo tempo (pubblicani, prostitute, malati, lebbrosi, samaritani) i principali destinatari dei suoi “servizi”.

Le situazioni che si sono verificate recentemente sono complesse: un pasticcere cristiano che si è rifiutato di preparare la torta di nozze ad una coppia di donne, ha dovuto pagare una multa di 50 mila dollari. Scandaloso? Eppure non ci verrebbe mai in mente di pretendere della carne di maiale in un ristorante kosher.

Quest’estate in America una grande catena di negozi, la Hobby Lobby, si è rifiutata di coprire, come previsto dalla legge, le spese sanitarie per contraccezione e pratiche abortive ai suoi dipendenti e la Corte Suprema degli Stati Uniti gli ha dato ragione ricorrendo al RFRA.

Non è semplice capire dove sta il limite tra scelta religiosa e discriminazione. Come al solito però, la discussione in corso che la notizia ha fomentato, non mira a trovare soluzioni, bensì ad accaparrarsi consensi.

Durerà ancora per molto questa contrapposizione manichea tra puri ed impuri, progressisti e oscurantisti? Ognuno si sente il detentore della giustizia. Tra questi due eserciti, come in tutte le grandi guerre c’è la gente comune, che cerca di fare del suo meglio, fatta di contraddizioni, grandi ideali smentiti dalle circostanze, dalla necessità, dalle preoccupazioni; la gente che sogna, fa progetti, s’arrangia e tira a campà; e di solito sono loro a pagare il prezzo di questa lotta tra buoni e cattivi, dove i cattivi sono sempre gli altri.


scrivimi: eliseodeldeserto@gmail.com

venerdì 27 marzo 2015

Ddl Cirinnà e i consigli di Eliseo

C’era da immaginarselo, approvato il testo del ddl Cirinnà tutti a parlare di omosessualità ed unioni civili. Gli unici a non parlare sono i diretti interessati, gli omosessuali, quelli veri, non Dolce & Gabbana, Elton John o Alessandro Cecchi Paone. Sarebbe interessante ci fosse un dibattito tra omosessuali con opinioni diverse. Forse solo loro riuscirebbero a trovare un compromesso equo per uscire da questa situazione.

Da cattolico sostengo che abbiamo sbagliato strategia fin dall’inizio, abbiamo fatto dell’indignazione il nostro marchio di riconoscimento e abbiamo risposto agli attacchi seguendo l’antica legge del taglione: occhio per occhio, boicottaggio per boicottaggio.

Nell’Italia del Social Network sembra che l’unica cosa che conta sia la visibilità e così i portavoce dei movimenti a favore della famiglia naturale stanno giocando a chi riempie di più la sua piazza (o il suo Palalottomatica).

Io sono convinto che la gente semplice sia ancora all’oscuro di tutta questa bagarre su gender, uteri in affitto e libertà di pensiero. L’uomo comune, quello della metro, quello che fa massa, non sa nemmeno chi sia Scalfarotto e nemmeno si immagina che due anni fa c’era chi tramava alle sue spalle affinché non potesse più chiamare “frocio” chiunque gli stava sulle palle.

La gente comune con la quale mi confronto tutti i giorni pensa che l’omosessuale sia in genere una persona un po’ stramba, diciamolo fuori dai denti, che sia effettivamente un matto, ma in fondo tutti, soprattutto le donne vorrebbero un gay per amico; dunque se vogliono sposarsi, perché no? È il buonismo che va per la maggiore.

Perché allora invece di giocare a chi ce l’ha più lungo, nella fattispecie, a chi ha più followers , non tentiamo di spiegare ancora perché l’unione di due persone dello stesso sesso non può essere la stessa cosa di una coppia formata da un uomo e una donna e quindi non può avere esattamente gli stessi diritti. Qual è l’importanza storica, sociale ed economica della famiglia naturale e come mai è indissolubilmente legata alla possibilità di procreare?

Più che masturbarsi a suon di post, o nella migliore delle ipotesi con un libro in mano tra membri della stessa gang cattolica, perché non si cerca di raggiungere le persone semplici, che si ammazzano di lavoro dalla mattina alla sera, svegliandosi la mattina ad ore improbabili per portare a casa il necessario per sopravvivere e comprarsi le sigarette? Non faccio retorica, questa è la realtà della stragrande maggioranza della popolazione, che vive con lo smartphone sempre in mano e le pezze al culo. Magari scopriamo che sono loro ad avere qualcosa da insegnarci.

In ogni caso si leveranno gli stendardi dei crociati e ad ogni alzata di zampa delle presunte lobby (che poi non ho ancora capito chi sono concretamente queste lobby) si griderà “Al piscio! Al piscio! Nazismo, totalitarismo, persecuzione, fine del mondo, quinto segreto di Fatima!” È inevitabile.

Ora cerco di fare la mia parte, perché nonostante tutto mi troverò nello stesso schieramento di questi miei fratelli cattolici. Allora ricordo loro di lavorare su dei passaggi fondamentali (se possibile e se lo ritengono giusto):

1. Non scambiare i loro leader politici per dei catechisti.
Parliamoci chiaro: Mario Adinolfi non è il Magistero della Chiesa Cattolica, come non lo è Costanza Miriano e come non lo è Gigi De Palo, ecc. ecc. Possono sbagliare, possono agire politicamente che non sempre significa cristianamente, anche se ci auguriamo che sia sempre di più così, non per noi, ma per loro. Quindi cerchiamo sempre di capire in modo autonomo e adulto.

2. Il fine non giustifica i mezzi: se difendiamo principi cristiani, non significa che allora possiamo sputare in faccia a chi non la pensa come noi. Ricordiamoci sempre che l’omofobia esiste.

3. Prima dei principi ci sono le persone, con la loro storia, la loro dignità, la loro ricerca di felicità e realizzazione. La famiglia è la famiglia, i bambini hanno bisogno di un babbo e di una mamma, ma se due persone dello stesso sesso vogliono provare ad avere delle garanzie per realizzare il loro progetto di vita e di amore, chi siamo noi per non dargli fiducia e riconoscimento?

4. Non facciamo le drama queen. Non enfatizziamo sempre la nostra indignazione. Si può pensarla diversamente e combattere per i propri principi senza fare le vittime e senza stracciarsi le vesti.

5. L’Italia ha anche altri problemi, non solo quello delle unioni civili.

6. La fede promuove la vita e la famiglia, ma anche la bellezza, l’amore, la sapienza e tanti altri tesori che non dobbiamo trascurare. Avevo tanti fratelli cattolici profondi un tempo, ora gli stessi pubblicano a mitraglia su Facebook solo polemiche contro la teoria gender. Che impoverimento!

7. Siamo empatici con le persone che hanno pulsioni omosessuali. Non significa dire che tutto va bene! Significa mettersi nei loro panni. Se ad un maschio etero venisse detto che amare una donna è contro natura e che farci l’amore è peccato e quindi che deve vivere in castità fino alla morte e andare dallo psichiatra perché è malato, beh! Non credo la prenderebbe bene.

8. Non puntiamo a fare scalpore, ma ad incontrare e ad attivare processi relazionali maieutici, per tirare fuori il meglio da noi e dagli altri.

Potrei andare avanti ancora per molto, ma mi fermo qui. Otto è un bel numero.


(puoi scrivermi su eliseodeldeserto@gmail.com)