lunedì 8 giugno 2015

III ANNIVERSARIO

Sono un blogger , scrivo sotto pseudonimo. Eliseo come il discepolo del profeta Elia, Del Deserto perché amo le terre di mezzo. Potevo scrivere i miei pensieri sul diario, su dei foglietti svolazzanti, in un file criptato da conservare nel portatile; invece pubblico su un blog, luogo da dove getto la mia bottiglia nei mari di Facebook e Twitter. Trasmetto nello spazio la mia voce, attendendo che qualcuno, da qualche parte, in quell’immensità, capti il mio segnale.

Non mi aspettavo che in due anni avrei conosciuto così tanta gente. E’ bastato che quella voce venisse rimessa in orbita da altri trasmettitori e in poco tempo sono stato travolto da una tempesta di storie e cuori con un bisogno profondo di comunicare e condividere.

Quanto affetto, premure e confidenze. Penso a ciascuno di questi contatti, alla fiducia che mi hanno dato. Ogni volta che su Facebook vedo una richiesta di amicizia oppure quando mi arriva una mail, o un messaggio nella posta privata di un social, percepisco la fiducia che quella persona, mi sta donando. Perché questa gente mi scrive? Sono uno sconosciuto. Non c’è un volto che li persuada, né un nome a garanzia di un’identità precisa. Non saprei darmi una risposta. Penso che in quello che scrivo percepiscano una verità o sentano le corde della loro vita entrare in risonanza con la mia.

Non ho pubblicato libri, non sono andato alla tv, né alla radio. Non faccio tutorial né video simpatici su Youtube. Soltanto ho ricevuto fiducia da altre persone, che sui loro gruppi, blog, siti o quotidiani hanno pubblicato quello che scrivevo. La fiducia si è messa in circolo ed è arrivata anche fuori dall’Italia, in America Latina per esempio.

Qualcuno mi ha raccontato che mi hanno conosciuto perché dei sacerdoti nel confessionale gli hanno consigliato di leggere il mio blog, altri perché qualche loro amico ci ha "presentati". E’ una grande responsabilità, la percepisco. È qualcosa di più grande di me, che mi rende felice, che mi aiuta a scoprire che non sono solo un mucchietto di difetti, che ho qualcosa da dare, e che possiamo essere un dono gli uni per gli altri.

A tutti coloro che mi leggono e mi scrivono, arrivi il mio Grazie! A quegli amici che mi vogliono bene anche se la pensiamo diversamente, a quei contatti che sono diventati “carne ed ossa”, ed ora mi conoscono così profondamente da essere più intimi dei miei amici di vecchia data. Penso a tutti i nuovi contatti che sono arrivati in questi giorni, con cui per ora ci siamo scambiati solo un ciao e poche parole veloci, piene di simpatia e curiosità. Siete nel mio cuore. Siete importanti. Siete il mio centuplo! Nel mio piccolo vi prometto che sarò sempre il vostro compagno di viaggio e dove troverete una porta chiusa spero che la mia sia per voi sempre spalancata.

Un abbraccio.

Eliseo

venerdì 5 giugno 2015

Gay-cattolico un ossimoro?

Giovedì 4 giugno 2015, una giornata nera.

La mattinata è cominciata con la notizia di Luca Di Tolve definito su Repubblica, come un santone che pretende di guarire gli omosessuali in cinque giorni, attraverso la preghiera; si conclude con il programma Announo su La7 condotto dalla per nulla neutrale Giulia Innoncenzi: ospite in studio Mons. Domenico Sigalini e lo scrittore Aldo Busi che a sentire la definizione "gay-cattolico" inorridisce e afferma: "Non si può sentire! E' un ossimoro!"

Avrei voluto per un po' togliermi da queste diatribe sull'omosessualità, ma non posso tacere davanti a questi fatti. Io, cattolico omosessuale.

Prima di tutto perché Luca non è un millantatore. Luca non vuole guarire nessuno, ma aiutare chi è insoddisfatto della propria vita e vive male la sua sessualità. Propone un ritiro, che io non ho fatto, ma molti miei amici sì, e sono unanimi nel dire che nella loro vita quel corso è stato molto importante per capire delle cose di se stessi. Il ritiro che viene proposto è un concentrato sui fondamentali del catechismo, e sulle teorie psicologiche che analizzano alcune delle ferite relazionali che spesso si riscontrano nella vita di tanti omosessuali. Essendo il ritiro incentrato sull'Amore di Dio, si presentano poi queste ferite a Dio perché le risani. Ora tutto si può migliorare e probabilmente l'esperienza proposta nella casa di spiritualità di Angolo Terme avrà dei limiti, ma da qui a far passare Luca come un imbroglione, è tutta un'altra cosa. Repubblica con un articolo ha denigrato un percorso che ha risollevato tante persone disperate.

Stessa vicenda per la trasmissione Announo, che ho avuto la fortuna di non vedere per intero, gli ultimi minuti mi sono bastati per restarne sconvolto. Una trasmissione studiata alla perfezione per far canonizzare le coppie gay e condannare la Chiesa Cattolica.

La presentatrice parzialissima contro ogni professionalità, dichiara la sua posizione fin da subito. Mons. Domenico Sigalini alla gogna, solo contro tutti: contro Aldo Busi, il filosofo Galimberti, Alba Pairetti e i ragazzi rabbiosi dello studio. I pochi che osano sostenere Sigalini vengono quasi sempre redarguiti dalla Innocenzi. Tutti verdi di rabbia contro la compostezza del monsignore che però da buon bergamasco ogni tanto sembrava lasciarsi andare a qualche "benedizione" a denti stretti. Su tutti l'irenismo, l'equilibrio e la saggezza della coppia arcobaleno, due uomini con un bambino. Da questo può emergere solo che il simbolo della felicità, oggi, contro tutte le mostruosità da cui siamo quotidianamente aggrediti tramite la stampa, è la coppia gay. Inoltre, chi può trasformare l'oscurantismo e l'intransigenza di santa matrigna Chiesa cattolica? Ma ovviamente sempre la saggia, consapevole e amorevole coppia gay!

Addirittura ad un certo punto Mons. Sigalini è stato chiamato in causa da un giornalista della redazione, visibilmente contratto nel viso, che chiede conto al Monsignore di alcune dichiarazioni rilasciate dal giornalista Mario Adinolfi, descrivendolo come il portavoce della Chiesa Cattolica, ed emblema della propaganda omofoba. Sigalini: "Adinolfi rappresenta solo se stesso come ha sempre fatto e non la Chiesa Cattolica", allora la conduttrice incalza: "Eh beh! Ma alla conferenza in questione c'era anche un prete con lui", riferendosi a padre Maurizio Botta, come se questo bastasse a dar valore di Magistero alle conferenze di Adinolfi & Co.

La lapidazione sta per concludersi, l'esito del sondaggio rivolto al pubblico dice che il 75% della gente a casa vuole che le coppie gay possano adottare dei bambini. Il bene trionfa! Il loro bene.
Il giovane opinionista gay in studio con gli occhi fuori dalle orbite si rivolge con aria soddisfatta al Monsignore e nelle voci che si sovrappongono lascia intendere: "Ve la faremo vedere noi!" e ammiccando al pubblico e alle telecamere: "Venite dalla nostra parte!". Nel frattempo Busi fa a capelli con una ragazza di colore in studio, che lo accusa di aver pronunciato la parola "negri", dopo che lui aveva appena finito di spalare merda su tutti, anche sull'attonita coppia gay che assiste sbigottita a cotanta violenza.
Per concludere la presentatrice esausta invoca i numi tutelari della trasmissione: "Vi prego! Portateci un po' d'amore!". L'ha detto davvero! Così sopra il diluvio universale i due colmbi bianchi con in bocca un ramoscello d'olivo, i coniugi arcobaleno, invitano Mons. Sigalini e Aldo Busi nella loro umile dimora per cominciare un confronto sereno. Non voglio sminuire la solidità della coppia, penso solo sia stata inserita ad arte in un contesto che la facesse emergere come unico esempio di accoglienza ed equilibrio.

Di tutta questa messa in scena mi rimane solo una frase di Mons. Sigalini trascinata via da marosi di voci strepitanti, una sull'altra e una contro l'altra: "C'è una realtà che ci precede!!!".

Nel trionfo di un relativismo cannibale, una voce grida nel deserto, che al di là della nostra giustizia e delle nostre convinzioni c'è qualcosa che viene prima di noi, che sa meglio di noi cos'è il bene e cos'è il male. Nonostante l'incredulità di Busi, Adamo ed Eva sono ancora tra noi, drogati da un frutto che dà la possibilità, ma non la garanzia di conoscere ciò che è bene e ciò che è male. Senza quel Dio che ci ha creati, possiamo anche smarrirci.

"C'è una realtà che ci precede!". Una realtà che vuole la nostra felicità. Oggi è stata crocifissa, immolata dalla nostra presunzione, domani risorgerà. Dio è morto, come scrisse Nietzsche e cantò Guccini, ma nonostante ciò continua a risorgere.

mercoledì 3 giugno 2015

Solo l'amore crea

"Cari figli, desidero operare attraverso di voi, miei figli, miei apostoli, per radunare alla fine tutti i miei figli là dove tutto è pronto per la vostra felicità. Prego per voi, perché possiate convertire con le opere, perché è giunto il tempo delle opere di Verità, di mio Figlio. Il mio amore opererà in voi, mi servirò di voi. Abbiate fiducia in me perché tutto quello che desidero, lo desidero per il vostro bene, il bene eterno creato dal Padre Celeste. Voi, figli miei, apostoli miei, vivete la vita terrena in comunione coi miei figli che non hanno conosciuto l’amore di mio Figlio, che non mi chiamano “Madre”, ma non abbiate paura di testimoniare la Verità. Se voi non temete e testimoniate con coraggio, la Verità trionferà miracolosamente. Ma ricordate: la forza è nell’amore. Figli miei, l’amore è pentimento, perdono, preghiera, sacrificio e misericordia. Se saprete amare, convertirete con le opere, consentirete alla luce di mio Figlio di penetrare nelle anime. Vi ringrazio! Pregate per i vostri pastori: essi appartengono a mio Figlio, Lui li ha chiamati. Pregate affinché abbiano sempre la forza e il coraggio di risplendere della luce di mio Figlio". (Medjugorje 2 giugno 2015)
Leggevo l'ultimo messaggio di Maria a Medjugorje. Ora, non siamo obbligati a crederci. Io ci credo, ma facciamo così: poniamo che questo messaggio l'abbia scritto un vecchio saggio della Bosnia Erzegovina. Vogliamo fare gli avvocati del diavolo? Poniamo che questo messaggio l'abbia scritto un millantatore che vuole lucrare sulla buona fede delle persone. Non mi interessa. Ci sono delle frasi che mi hanno colpito. La prima: "Non abbiate paura di testimoniare la Verità (...), ma RICORDATE: la forza è nell'amore.
"L'odio non è forza creativa: solo l'amore crea!" (San Massimiliano Kolbe ad un internato ad Auschwitz)
A differenza delle presunte parole di Maria a Medjugorie, san Massimiliano Kolbe è un santo riconosciuto da Santa Madre Chiesa e dice più o meno la stessa cosa, che l'odio distrugge, divide, non provoca cambiamento nell'uomo, nel mondo. Solo chi ama crea! Dio è creatore perché ama. San Massimiliano non lo sta dicendo ad un parrocchiano in lite con il vicino di casa, lo sta dicendo ad un deportato ad Auschwitz. Ci rendiamo conto della potenza di questa affermazione? Ne capiamo l'utilità per la nostra vita, oggi?

In un'altra occasione sarà sempre san Massimiliano Kolbe, proclamato da Giovanni Paolo II santo martire, patrono speciale per i nostri difficili tempi, a dire:
"Solo quella religione che insegna l'amore di Dio e del prossimo PUO' PERFEZIONARE gli uomini" (SK1205)
Torniamo un attimo al messaggio ricevuto ieri dai presunti veggenti di Medjugorie: "Non abbiate paura di testimoniare la Verità", MA con l'amore e con le opere. "Se saprete amare convertirete con le opere". "L'amore è pentimento, perdono, preghiera, sacrificio, misericordia".
Aggiungerei: l'amore è riuscire a far cadere le pietre dalle mani di coloro che vogliono lapidare l'adultera, è dire alla Samaritana la verità sulla sua vita, ma chiedendogli da bere e fermandosi con lei e i suoi cari, è mangiare con i pubblici peccatori (i pubblicani). Chi sono oggi i peccatori pubblici? Lascio a voi la risposta.
L'amore è dare la vita, lavare i piedi, perdonare, guarire, vivere la comunione anche con chi non conosce l'amore di Dio.
L'amore è anche dire a chi ha fatto dei princìpi la prima ragione della sua fede e della sua vita (come facevano i farisei), che deve riconvertirsi all'amore e alla relazione, ricordando che prima della legge viene l'uomo e la sua salvezza.

Mi direte: "Eh già ma Gesù è anche entrato nel tempio e ha fatto un macello!". A questa obiezione io rispondo sempre che ci fa comodo questo Gesù che entra nel tempio DEGLI ALTRI a rovesciare qualsiasi cosa. E' il nostro alibi, così giustifichiamo la nostra insofferenza verso gli altri. Non sia mai che Dio faccia lo stesso nel nostro orticello, perché si dovrebbe sorbire tutto il nostro risentimento. Facciamo ordine prima nel nostro tempio e poi pensiamo a quello degli altri.
"Vivete la vita terrena in comunione coi miei figli che non hanno conosciuto l’amore di mio Figlio, che non mi chiamano “Madre",
sembra dica Maria a Medjugorie. Mi piace questa Madonna, vera o falsa che sia: la sua preoccupazione principale è che tutti i suoi figli arrivino là "dove tutto è pronto per la vostra felicità". Anche noi abbiamo questa preoccupazione? Davvero noi amiamo quelli lontani dalla fede così tanto da essere più preoccupati per la loro salvezza che per i nostri ideali?

E' il tempo di testimoniare con coraggio la Verità. E' il tempo della testimonianza, quindi del martirio. Niente di nuovo dunque: è così dalla resurrezione di Cristo in poi. Mi ricordo che da piccolo quando chiedevo al Signore la mia vocazione dicevo: "Signore tutto, ma non il martirio!", non capendo che nel nostro piccolo tutti siamo chiamati a testimoniare l'amore di Dio fino alla fine, fino al dono totale di sé.

Auguro a tutti i manifestanti del 20 giugno a Roma di avere il coraggio di testimoniare la Verità, cioè anche il Diritto, sapendo che l'obiettivo primario di questa manifestazione, prima ancora che la vittoria schiacciante di una proposta politica sull'altra (facendo la voce grossa nelle piazze, invece di far attenzione a non spezzare le canne incrinate), è CONDIVIDERE un giorno, con chi vive e la pensa diversamente da noi, l'Eternità, dove tutto è pronto per la nostra felicità.

"Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta
.
Proclamerà il diritto con fermezza;
non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra;
e per la sua dottrina saranno in attesa le isole." (Is 42, 1-4)

giovedì 2 aprile 2015

Indiana religious freedom: obiezione o discriminazione?

(da "La Croce" 2 aprile 2015)

Sembra che la religione non possa conciliarsi con l'omosessualità, un po' per il consueto anticlericalismo gay, un po' per il rigore di certi ambienti cattolici. Sicuramente anche l'annoso dibattito sulle questioni etiche tra movimenti cattolici e quelli progay non aiuta. È un rapporto difficile, ma non impossibile e ragazzi che riescono a vivere la loro fede pienamente pur essendo omosessuali ce ne sono tanti. Io sono uno di loro.

Nell'Indiana (Usa) è stata approvata una legge che consente a individui e aziende di fornire, o non fornire, i propri servizi sulla base delle loro credenze religiose. Si chiama "Religious Freedom Restoration Act", la legge 101 firmata il 26 marzo 2015 dal governatore dello stato (Mike Pence), ed esistente negli States già dal 1993 ma a tutela solo dei singoli individui.

Alcuni sostengono che sia una legge discriminatoria, altri che sia una legge necessaria per arginare l’impatto delle leggi che stratutelano gli omosessuali. Douglas Laycock, docente di Legge in Virginia, a favore del matrimonio gay, sostiene che entrambe le parti in realtà stiano mentendo e stiano usando la notizia come testa di ariete per far prevalere le proprie ragioni. La legge all’atto pratico fino ad ora parrebbe non essere stata usata per discriminare nessuno, infatti chi subisce discriminazioni, continua ad essere tutelato. In poche parole questa legge non giustificherebbe un barista che si rifiuti di servire un caffè ad un omosessuale, sebbene alcuni sostengano che questo sia esattamente l’obiettivo a cui la legge mira.

In questo caso, come denunciamo le degenerazioni della teoria gender così dovremmo denunciare anche quegli atti che sono comunque degenerazioni ispirate al fanatismo religioso. Il cattolico non emargina nessuno. Certo non promuove valori che non condivide, ma l’emarginato è il suo prossimo più vicino. Il Dio dei cattolici, il mio, ha fatto degli emarginati del suo tempo (pubblicani, prostitute, malati, lebbrosi, samaritani) i principali destinatari dei suoi “servizi”.

Le situazioni che si sono verificate recentemente sono complesse: un pasticcere cristiano che si è rifiutato di preparare la torta di nozze ad una coppia di donne, ha dovuto pagare una multa di 50 mila dollari. Scandaloso? Eppure non ci verrebbe mai in mente di pretendere della carne di maiale in un ristorante kosher.

Quest’estate in America una grande catena di negozi, la Hobby Lobby, si è rifiutata di coprire, come previsto dalla legge, le spese sanitarie per contraccezione e pratiche abortive ai suoi dipendenti e la Corte Suprema degli Stati Uniti gli ha dato ragione ricorrendo al RFRA.

Non è semplice capire dove sta il limite tra scelta religiosa e discriminazione. Come al solito però, la discussione in corso che la notizia ha fomentato, non mira a trovare soluzioni, bensì ad accaparrarsi consensi.

Durerà ancora per molto questa contrapposizione manichea tra puri ed impuri, progressisti e oscurantisti? Ognuno si sente il detentore della giustizia. Tra questi due eserciti, come in tutte le grandi guerre c’è la gente comune, che cerca di fare del suo meglio, fatta di contraddizioni, grandi ideali smentiti dalle circostanze, dalla necessità, dalle preoccupazioni; la gente che sogna, fa progetti, s’arrangia e tira a campà; e di solito sono loro a pagare il prezzo di questa lotta tra buoni e cattivi, dove i cattivi sono sempre gli altri.


scrivimi: eliseodeldeserto@gmail.com

venerdì 27 marzo 2015

Ddl Cirinnà e i consigli di Eliseo

C’era da immaginarselo, approvato il testo del ddl Cirinnà tutti a parlare di omosessualità ed unioni civili. Gli unici a non parlare sono i diretti interessati, gli omosessuali, quelli veri, non Dolce & Gabbana, Elton John o Alessandro Cecchi Paone. Sarebbe interessante ci fosse un dibattito tra omosessuali con opinioni diverse. Forse solo loro riuscirebbero a trovare un compromesso equo per uscire da questa situazione.

Da cattolico sostengo che abbiamo sbagliato strategia fin dall’inizio, abbiamo fatto dell’indignazione il nostro marchio di riconoscimento e abbiamo risposto agli attacchi seguendo l’antica legge del taglione: occhio per occhio, boicottaggio per boicottaggio.

Nell’Italia del Social Network sembra che l’unica cosa che conta sia la visibilità e così i portavoce dei movimenti a favore della famiglia naturale stanno giocando a chi riempie di più la sua piazza (o il suo Palalottomatica).

Io sono convinto che la gente semplice sia ancora all’oscuro di tutta questa bagarre su gender, uteri in affitto e libertà di pensiero. L’uomo comune, quello della metro, quello che fa massa, non sa nemmeno chi sia Scalfarotto e nemmeno si immagina che due anni fa c’era chi tramava alle sue spalle affinché non potesse più chiamare “frocio” chiunque gli stava sulle palle.

La gente comune con la quale mi confronto tutti i giorni pensa che l’omosessuale sia in genere una persona un po’ stramba, diciamolo fuori dai denti, che sia effettivamente un matto, ma in fondo tutti, soprattutto le donne vorrebbero un gay per amico; dunque se vogliono sposarsi, perché no? È il buonismo che va per la maggiore.

Perché allora invece di giocare a chi ce l’ha più lungo, nella fattispecie, a chi ha più followers , non tentiamo di spiegare ancora perché l’unione di due persone dello stesso sesso non può essere la stessa cosa di una coppia formata da un uomo e una donna e quindi non può avere esattamente gli stessi diritti. Qual è l’importanza storica, sociale ed economica della famiglia naturale e come mai è indissolubilmente legata alla possibilità di procreare?

Più che masturbarsi a suon di post, o nella migliore delle ipotesi con un libro in mano tra membri della stessa gang cattolica, perché non si cerca di raggiungere le persone semplici, che si ammazzano di lavoro dalla mattina alla sera, svegliandosi la mattina ad ore improbabili per portare a casa il necessario per sopravvivere e comprarsi le sigarette? Non faccio retorica, questa è la realtà della stragrande maggioranza della popolazione, che vive con lo smartphone sempre in mano e le pezze al culo. Magari scopriamo che sono loro ad avere qualcosa da insegnarci.

In ogni caso si leveranno gli stendardi dei crociati e ad ogni alzata di zampa delle presunte lobby (che poi non ho ancora capito chi sono concretamente queste lobby) si griderà “Al piscio! Al piscio! Nazismo, totalitarismo, persecuzione, fine del mondo, quinto segreto di Fatima!” È inevitabile.

Ora cerco di fare la mia parte, perché nonostante tutto mi troverò nello stesso schieramento di questi miei fratelli cattolici. Allora ricordo loro di lavorare su dei passaggi fondamentali (se possibile e se lo ritengono giusto):

1. Non scambiare i loro leader politici per dei catechisti.
Parliamoci chiaro: Mario Adinolfi non è il Magistero della Chiesa Cattolica, come non lo è Costanza Miriano e come non lo è Gigi De Palo, ecc. ecc. Possono sbagliare, possono agire politicamente che non sempre significa cristianamente, anche se ci auguriamo che sia sempre di più così, non per noi, ma per loro. Quindi cerchiamo sempre di capire in modo autonomo e adulto.

2. Il fine non giustifica i mezzi: se difendiamo principi cristiani, non significa che allora possiamo sputare in faccia a chi non la pensa come noi. Ricordiamoci sempre che l’omofobia esiste.

3. Prima dei principi ci sono le persone, con la loro storia, la loro dignità, la loro ricerca di felicità e realizzazione. La famiglia è la famiglia, i bambini hanno bisogno di un babbo e di una mamma, ma se due persone dello stesso sesso vogliono provare ad avere delle garanzie per realizzare il loro progetto di vita e di amore, chi siamo noi per non dargli fiducia e riconoscimento?

4. Non facciamo le drama queen. Non enfatizziamo sempre la nostra indignazione. Si può pensarla diversamente e combattere per i propri principi senza fare le vittime e senza stracciarsi le vesti.

5. L’Italia ha anche altri problemi, non solo quello delle unioni civili.

6. La fede promuove la vita e la famiglia, ma anche la bellezza, l’amore, la sapienza e tanti altri tesori che non dobbiamo trascurare. Avevo tanti fratelli cattolici profondi un tempo, ora gli stessi pubblicano a mitraglia su Facebook solo polemiche contro la teoria gender. Che impoverimento!

7. Siamo empatici con le persone che hanno pulsioni omosessuali. Non significa dire che tutto va bene! Significa mettersi nei loro panni. Se ad un maschio etero venisse detto che amare una donna è contro natura e che farci l’amore è peccato e quindi che deve vivere in castità fino alla morte e andare dallo psichiatra perché è malato, beh! Non credo la prenderebbe bene.

8. Non puntiamo a fare scalpore, ma ad incontrare e ad attivare processi relazionali maieutici, per tirare fuori il meglio da noi e dagli altri.

Potrei andare avanti ancora per molto, ma mi fermo qui. Otto è un bel numero.


(puoi scrivermi su eliseodeldeserto@gmail.com)

lunedì 29 dicembre 2014

Intervista a "El Tiempo" (Colombia)

Questa intervista avvenuta tra me e la giornalista Maria Del Pilar Camargo Cruz, tramite mail, è stata usata come spunto per l'articolo che il quotidiano "El Tiempo" ha dedicato alla mia testimonianza. Mi sembra interessante condividerla con voi.


- Quanti anni hai? Cosa fai?

Ho 34 anni. Faccio tante cose. Sono un lavoratore precario. Dopo la Lettera a Papa Francesco, per la quale anche tu mi stai intervistando, sono diventato un blogger abbastanza attivo sulle questioni riguardanti fede e omosessualità.


- Perché ti sentivi così vicino a Giovanni Paolo II?

Nel 2000 durante la Giornata Mondiale della Gioventù sentii la voce di Giovanni Paolo II dal televisore, ma non lo stavo guardando, non ero nemmeno nella stanza dove stava trasmettendo, il Papa diceva: “E’ Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae”. Mi ricordo che cominciai a piangere senza motivo. Da allora mi bastava vederlo o sentirlo parlare per sentirmi amato da Dio.


- Perché il tuo cuore non è così legato a Benedetto?


Papa Benedetto XVI è un grande maestro, ma Giovanni Paolo II è insostituibile. Tra me è lui c'è un legame speciale. Ognuno di noi ha dei santi e dei fratelli nella fede che gli sono maggiormente vicini. È la comunione dei santi. Sono la nostra famiglia celeste. Non è questione di simpatia o antipatia. Dio ci mette vicino le persone più adatte alla nostra sensibilità per facilitare il nostro cammino verso il Paradiso.


- A che età hai riconosciuto la tua omosessualità?


Ho dato un nome alle mie pulsioni omosessuali verso i 16 anni, mi pare, ma non ricordo con precisione l'età. Ricordo però cosa stavo facendo. Andavo alla Messa quotidiana. È stata una presa di coscienza dolorosa, tanto che per un istante mi si è annebbiata la vista.


- Quali sono le sfide per un omosessuale credente?


Un omosessuale credente ha il compito di scoprire il progetto di predilezione che c'è sulla sua vita come nella vita di ogni figlio di Dio. Non c'è nulla da perdere, ma tutto da guadagnare. Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano.


- Cosa intendi quando dici "molti lottano con la speranza di essere guariti"?


(ndr. dalla mia Lettera a Papa Francesco)

Conosco tanti ragazzi omosessuali che cercano la loro identità, la forza di volontà per non lasciarsi dominare da ansie, compulsioni, depressione; essere omosessuale non è facile. Tutti dobbiamo passare dall’accoglienza di quello che siamo. Guarire per me non significa solo diventare eterosessuale, ma ad esempio scoprire e coltivare ciò che c’è di maschile in me, imparare ad evitare atteggiamenti autodistruttivi, dominare le paure, le compulsioni, vivere relazioni vere e non narcisistiche.


- Quale messaggio daresti all'omosessuale che si sente all'inferno, come dici tu?


All'omosessuale che sta all'inferno vorrei dire di non cedere alla disperazione. Anch'io sono passato per di lì. L'unica soluzione è rituffarsi nell'amore di Dio. Nella mia vita il sacramento del Perdono è stato fondamentale per scoprire il Suo Amore. Cadi mille volte? Mille volte il Signore ti perdona. Bisogna fare un piccolo atto di umiltà, riconoscere che senza Dio non possiamo fare nulla, ma che tutto è possibile per chi crede.


- Credi che si stia avvicinando il momento di una riconciliazione tra la Chiesa e gli omosessuali che non credono?


La Chiesa non ha litigato con i gay non credenti quindi non vedo necessaria una riconciliazione.
La Chiesa è una tenera madre che ha compassione soprattutto dei figli più lontani. Certamente con Papa Francesco abbiamo una percezione maggiore di questo, ma questa è la vocazione della Chiesa dalla sua fondazione: uomini peccatori che vanno a proclamare ad altri uomini peccatori che la Misericordia di Dio è per tutti.
Grazie a Papa Francesco tanti omosessuali lontani stanno riscoprendo la fede e si stanno riavvicinando, questo non significa che presto avremo una Chiesa gay-friendly.


- Che significato ha il perdono nella tua vita?


Come dicevo prima, sperimentare che Dio Padre mi perdona tutte le volte che glielo chiedo, qualsiasi peccato io faccia, mi ha insegnato che non devo avere paura di Dio. Posso contare su di Lui. Il suo perdono non solo cancella il peccato, ma riempie della sua Grazia, che è pace, gioia, amore. La vita cambia dopo che ti sei confessato. (...)


- E' cambiata la tua vita dopo aver scritto questa lettera?


Sono solo più consapevole che, come dice san Paolo, è nella mia debolezza che si manifesta la potenza di Dio.


- Dimmi uno dei tuoi sogni.


Uno? Ne ho tanti. Vorrei realizzarmi come persona, nel lavoro. Vorrei poter portare molto frutto.


- Vorrei anche conoscere la tua opinione sulla frase del Papa: "Se una persona è gay, cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicare. Il Catechismo della Chiesa cattolica spiega e dice di non emarginare quelle persone e che devono essere integrati nella società ".


Papa Francesco è molto schietto. Spesso sono i giornalisti a fare dei puzzle con le cose che dice, distorcendone i contenuti. Papa Francesco dice che nessun cattolico deve giudicare il suo fratello, da come giudicheremo infatti saremo giudicati.

Integrazione è una parola chiave. Il ragazzino che sviluppa pulsioni omosessuali, molto spesso prima di consapevolizzare la sua diversità è stato emarginato dal gruppo dei suoi pari: i maschi. Essere maschi non significa essere maschiacci, non significa nemmeno avere "il pisello", come si dice spesso volgarmente. Essere maschi è una questione genetica. Il cromosoma “xy” è inscritto in ogni cellula del nostro corpo. Possiamo modificare il nostro aspetto esteriore, ma nelle nostre vene scorrerà sempre il sangue di un maschio. Questo lo dovrebbero capire gli etero, ma anche i gay. Questa sarebbe la vera rivoluzione. Ognuno con la sua originalità, ma solo maschi o femmine. Questo abbatterebbe anche i vari stereotipi di genere su cui si fonda anche la gender theory. Sì! E’ così! Sulla base di cosa un uomo decide di sentirsi femmina, piuttosto che maschio? Sulla base di stereotipi.


Infine, qual è la tua opinione su questa frase della 'Relatio' (Sinodo della Famiglia)? "Gli omosessuali hanno doni e attributi da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo più spazio nelle nostre comunità? Spesso vogliono trovare una chiesa che offre una casa accogliente. Le nostre comunità sono in grado di essere accoglienti, accettando e valutando il loro orientamento sessuale, senza compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio?


È triste entrare in una comunità presentandosi attraverso il proprio orientamento sessuale. Come se un eterosessuale si presentasse dicendo: “Buongiorno a tutti! Mi chiamo Filippo e mi piace fare sesso con le bionde.”
Io in effetti lo faccio, ma è una questione diversa. La mia è una testimonianza sull'omosessualità.
Per la Chiesa non è un problema l'omosessualità, lo sono le scelte che la condizione implica, ma quelle stesse scelte, come la convivenza, il sesso extraconiugale, sono un peccato anche per gli uomini e le donne eterosessuali.
Non credo di scandalizzarvi se dico che la Chiesa è piena di omosessuali. (...) Sull'argomento c'è omertà da una parte e ostentazione dall'altra. Significa che socialmente siamo lontani da una vera accettazione della problematica, ma non è certo colpa della Chiesa.
Invece inviterei la gente a farsi un giro in quelle chiese laiche che sono gli stadi di calcio, oppure pensiamo più semplicemente alla scuola, durante la ricreazione, nei momenti in cui i ragazzi non sono sotto il controllo degli educatori; aggiungerei quei luoghi o professioni ad alta frequentazione maschile dove è importante dimostrare di essere virili (...). Quelli sono i veri luoghi dove si alimenta l'odio verso gli omosessuali.

mercoledì 24 dicembre 2014

Nella notte... è Natale.

Non dirò niente di nuovo forse, ma ieri pensando al Natale sono stato colpito da un’immagine: Gesù che nasce nella notte. In realtà niente ci dice con esattezza che il momento preciso della Sua nascita fosse la notte, ma sappiamo dal Vangelo di Luca che un Angelo diede l’annunzio a dei pastori che vegliavano il gregge durante le ore notturne, e dal Vangelo di Matteo che i Magi seguirono una stella fino al luogo in cui c’era il bambino con Maria e Giuseppe. Tante profezie del vecchio e nuovo Testamento insistono sul sorgere di una luce nelle tenebre. Isaia dice: “Su coloro che abitavano in terra tenebrosa, una luce rifulse!”.

Sono sicuro che simbolicamente non è un particolare insignificante. Nella tradizione è la pace e la gioia della notte di Natale che infondono calore alla festa che celebreremo. Il salmo 90 dice che non dobbiamo più temere i terrori della notte. Nel buio di cui tutti, e non solo i bambini, come dice un sacerdote a me caro, abbiamo paura, una luce risplende e porta il suo calore.

Il 2014 sta per terminare e sono certo che molti di noi percepiscono questo tempo, come un tempo di tenebra, per la politica, l’economia, la cultura, la famiglia, la vita. Sono anni bui, una sorta di nuovo Medioevo. Mai come in questi anni i cristiani sono stati perseguitati in oriente ed in occidente.

Chissà perché, ma nella notte si consumano i crimini peggiori, forse c’è la percezione che nel buio, ciò che alla luce del giorno è illecito, diventi lecito.

Anch’io ho consumato i misfatti peggiori della mia vita nel buio e nel freddo della notte: quanti incontri anonimi con altri uomini in strade nascoste, quante ore rubate al riposo per cercare in internet una consolazione che non arrivava mai. Quando cala la notte, è il momento in cui mi sento più solo, ancora oggi.

Penso anche ai giovani: quanti locali detti appunto “notturni” si riempiono di gente la notte: le stesse discoteche, dove è bello ballare, ma si finisce sempre con lo sballare. Riempiamo il vuoto della notte con alcol, droga e sesso, ma il buio può essere riempito solo dalla luce.

Gesù nasce nella notte. Qual è la tua notte? Gesù viene lì. Gesù viene in questi anni di buio, viene a portare una luce. Sì lo fa anche quest’anno! Soprattutto quest’anno. Nasce dove regna l’ingiustizia, dove la povertà ci avvilisce, dove l’ignoranza ci ha fatto imbestialire, dove la famiglia è stata annichilita e la vita trucidata. Là dove i più deboli fra i deboli sono stati lasciati soli ed indifesi, dove i benpensanti guardano e giudicano disgustati senza alzare un dito. Nel regno degli ignavi sorge una luce.

Lì dove non sono capace, dove sembra non esserci più niente da fare, arriva l’Onnipotente. Non è una luce ad intermittenza, non è un festone da riporre nello scatolone dopo le feste, non è un fuoco d’artificio: è un sole che sorge. Dove nasce non permetterà più che tornino le tenebre. Non è un sorriso che nasconde la tristezza, ma un grido di speranza che risveglia i nostri cuori addormentati. Nella notte, un canto si è levato e il nostro cuore ancora una volta palpiterà e si dilaterà di gioia.

Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te.

Ora, solo ora, puoi alzare davvero gli occhi intorno! Guarda!

Buon Natale!