mercoledì 22 febbraio 2017

Uscire dall'omosessualità (2): la vita nuova


Nella vita nuova non è più questione di omosessuali o eterosessuali.

Nella vita nuova sei solo figlio, figlia, fratello e sorella. Nella vita nuova sei soprattutto chiamato ad essere padre e madre. Perché chi è nato di nuovo è chiamato a generare nuovi figli per Dio e a prendersene cura.

Non so se è chiara la portata rivoluzionaria di quello che ti sto dicendo. Sto dicendo che c'è qualcosa che va oltre la tua sessualità e oltre l'identità che ti stai sforzando di sviscerare con mille psicoterapeuti. Questo qualcosa non lo puoi comprare e per quanto ti sforzi non riuscirai ad ottenerlo con le tue forze.

C'è solo un modo per rinascere: lasciar fare a Dio.

La vita nuova è una libera iniziativa di Dio, che può essere invocata da te. Anzi! Forse l'unica cosa che puoi veramente fare è chiedere a Dio di donarti questa vita da risorto. Una vita che se sei battezzato, già riposa in te.

Ti metto in guardia: non è una magia, non è un interruttore. Non è che come per incanto sei nuovo e del vecchio "Tu" non c'è più traccia. C'è una morte che devi attraversare, una spoliazione. Ti devi lasciar spogliare da Dio: spogliarsi da soli può aiutare, ma a volte non sappiamo nemmeno da che parte cominciare. San Francesco l'ha fatto, si è tolto gli abiti. È rimasto nudo, ma solo dopo che Dio già l'aveva spogliato di se stesso. Dio ti spoglia come una madre spoglia il suo bimbo per lavarlo, come un medico buono che vuole curare le tue ferite, come un amante, non per usarti, ma per stare in intimità con te, indifeso, fragile e perciò finalmente vero.

Può essere doloroso, può essere un percorso lento, vivilo con fiducia. A volte togliere i cerotti dalle ferite può fare male. Siamo nati nudi e rinasceremo nudi. Siamo nati gridando e forse sarà necessario gridare ancora.

Dimora nella fiducia

Lasciati rivestire dall'abbraccio di Dio.

Entra nella vita. Lasciati rigenerare dall'amore e delle tue pulsioni sessuali non te ne farai più nulla, finalmente potrai dedicarti ad amare!

lunedì 20 febbraio 2017

Bordelli omosessuali al bando


Quando escono notizie che riguardano il mondo gay, sono sempre tentato di non scrivere niente per non cacciarmi in un vespaio. Credo però sia doveroso da parte mia dare una parola di verità, legata alla mia esperienza e slegata da orientamenti politici.

La notizia a quanto ho capito è che ci siano delle associazioni culturali omosessuali (finanziate dallo stato e dai circoli ricreativi gay) che in realtà sono dei bordelli. Scusate se sono impreciso, non sono andato a leggere la notizia, perché è la scoperta dell’acqua calda e per chi mi segue da un po’, già ha letto di questi posti. Li classificavo come la terza periferia dell’omosessualità nella mia prima lettera a Papa Francesco (nel 2013).

So che la maggior parte di coloro che mi leggono sono cattolici, quello che mi preme dirvi è: non associate l’immagine della persona omosessuale a quella di un pervertito. Come gli impiegati statali non lavorano tutti in mutande, così non tutti gli omosessuali sono frequentatori di bordelli. Conosco un sacco di ragazzi che non sono mai entrati in locali di questo tipo.

A me è successo una volta di entrare in una sauna. Non voglio giustificarmi: ho fatto cazzate anche peggiori, ma voglio spiegarvi. Vi faccio un esempio: vivi in una casa grande con molte stanze, hai vari coinquilini. Ci sono due bagni: uno molto bello, pulito e luminoso, l’altro di servizio, piccolo e lercio. I coinquilini possono stare in tutta la casa, tu invece hai il permesso di stare solo in camera tua o nel bagno lercio. Certo! Potresti decidere di restare in camera tua e basta, con una buona dose di intraprendenza potresti anche decidere di cambiare casa, o di uscire, però è ovvio che la probabilità che tu possa andare in quel gabinetto tutto sporco, se non altro perché hai delle necessità impellenti è molto alta.

Anni di emarginazione hanno portato gli omosessuali a crearsi degli spazi che dessero sfogo a quell’aspetto specifico della loro identità che era proibito manifestare e quindi doveva essere vissuto in modo clandestino, di nascosto. Se non mi lasci vivere alla luce del sole nel cuore della città, non mi resta che rubare vita (o un surrogato di vita) la notte in periferia. Se nessuno si prende cura del mio disagio, andrò in cerca di soluzioni da solo, per non morire, prima di morire.
Lancio una provocazione: se essere omosessuale in parrocchia è un problema e invece in sauna non lo è, dov'è più probabile che io vada?

Voglio giustificare i bordelli? No e non credo sia giusto che lo stato li finanzi, più o meno consapevolmente, come un padre che paga i vizi dei figli senza mai tentare di capirli. Il mio obiettivo è un altro. Vorrei che passassimo dal giudizio alla comprensione, che non è per forza giustificazione.

L’ho scritto molte volte e lo ribadisco: l’omosessualità è una periferia dell’esistenza nonostante qualcuno insista che ormai “essere gay” non sia più un problema. Forse è normale in certi ambienti intellettuali e borghesi, alla Rai, nel mondo della moda e dello spettacolo, nelle metropoli, ma in tanti ambienti, l’omosessualità è un tabù. L’omosessualità non va né assolta né colpevolizzata. Va compresa! Non si tratta di avere la possibilità di raccontare a chiunque le proprie prodezze sessuali o di finanziare i bordelli.

Credo che la cosa più importante che dovremmo capire, anche noi che proviamo attrazione per persone dello stesso sesso, è che la sessualità è un piccolo aspetto che non può definire l’intera nostra identità. Confondiamo il sesso con l’amore, e l’amore con l’amore romantico. L’amore di una coppia non è l’amore, ma una sfaccettatura. L’amore è un oceano, dalle acque profonde e sempre nuove. Considerare una persona solo per le sue pulsioni sessuali significa privarla della sua dimensione più vera e profonda: la sua capacità di amare! Significa privare l’oceano dell’amore di quella goccia che ogni persona, anche omosessuale, è chiamata a donare.

Comprendere significa abbracciare.

Gli omosessuali vanno abbracciati: con le loro ricchezze e con le loro povertà.

L’omosessualità è una periferia, nonostante ci vogliano far credere che si possa esserne orgogliosi, e questi bordelli lo dimostrano. Chi si nasconde non può essere orgoglioso, a meno che non sia un corrotto.

L’omosessualità è una periferia dell'esistenza ed anche lì siamo chiamati a portare Gesù, l’abbraccio di Gesù, e soltanto noi, che quell'abbraccio l'abbiamo ricevuto, possiamo farlo.

giovedì 9 febbraio 2017

Trovare le parole!



In pieno clima sanremese, mi sono arrivati due messaggi da persone differenti, tutti e due sullo stesso tema.

La prima: "Ogni giorno sono più confusa da quello che leggo: che certe cose non si possano più dire è vero, che ci sia una sorta di censura è vero, ma io non sto odiando nessuno e non ho voglia di spargere odio."

L'altra: "Non “odio” le persone che abbiano tendenze omosessuali giacché io “amo” tutti: io vedo solo persone. Punto. Non sopporto questa pervasiva ideologia omosessualista che pretende di tappare la bocca a chiunque non ne sia favorevole. E' questa che io contrasto".

Si sta parlando di un dibattito, meglio: di uno scontro. Due sono gli schieramenti: gli omosessualisti e i cristiani. I ruoli sembrano già ben delineati: cattivi i primi e buoni i secondi. Ha senso parlare di buoni e cattivi? Lo sappiamo che non esistono, che nessuno è perfetto, che la colpa sta sempre da tutte e due le parti. Eppure quanto ci sentiamo buoni invece!

Penso in generale che in questa battaglia ideologica (perché solo di ideologia si tratta) tutti e due gli schieramenti si stiano comportando molto male, a partire dai loro leader. Tutti credono di avere ragione. Nessuno cerca la verità perché tutti sono già convinti di avercela. Ci stiamo perdendo un'occasione: in un disegno misterioso e provvidenziale, anche questa deriva antropologica ed il combattimento che ne è scaturito è stata "permessa" perché ci sono della "Grazie" da scoprire, delle Parole da trovare. Sarebbe bello la smettessimo di tapparci la bocca a vicenda e ci ascoltassimo di più.

Ve lo assicuro: su Facebook è impossibile e inutile!

La vera sfida è l'incontro. Non siamo un nickname, un post e nemmeno  un commento. Dobbiamo riscoprirci esseri umani.

Io sono convinto che questo dibattito abbia un'importanza fondamentale per questo secolo se lo si conducesse bene. Per esempio stiamo riscoprendo parole in crisi come: amore, matrimonio, padre, madre. Sono convinto che queste parole stanno lavorando nella vita concreta di ciascuno di noi: nei vostri matrimoni, nel rapporto con i vostri figli, nelle scelte di ogni giorno.

Dunque usiamo le parole per edificare e non per bisticciare sui social, sui giornali e nelle piazze.

giovedì 2 febbraio 2017

Seconda Lettera a Papa Francesco - Mittente: Eliseo del Deserto


Caro Papa Francesco,
ti ho scritto anni fa e da allora la mia testimonianza di omosessuale che cerca Dio è arrivata un po’ in tutto il mondo.

Oggi ti voglio riscrivere, perché ho un’urgenza nel cuore. Vorrei che la Chiesa si interrogasse seriamente sulla questione dell’omosessualità e che lo facesse con responsabilità, perché sono tanti i suoi figli che vivono con sofferenza questa dimensione della loro identità. Qual è il posto di un omosessuale nel Corpo di Cristo, la Chiesa?

Questa è la domanda che ti voglio fare con urgenza, per capire anche il mio posto!

Mi sono ritrovato negli ultimi mesi, ad interrogarmi, dato che vivo la castità, la povertà e l’obbedienza nel mondo, sul perché non potevo vivere tutto questo come religioso dato che in fondo è un desiderio che ho sempre avuto.

Davanti all’ammissione della mia omosessualità, mi è stato risposto che non posso diventare sacerdote. E' un impedimento perché documenti pastorali della Chiesa indicano chiaramente di stoppare nel cammino sacerdotale chi ha questo problema, a prescindere dal fatto che viva castamente.

Mi sono tornate nel cuore due categorie di persone che mi scrivono da tutto il mondo: tutti i ragazzi omosessuali cristiani che nella quasi totalità dei casi, hanno desiderato o desiderano consacrarsi a Dio e tutti i sacerdoti omosessuali che si sono rivolti a me per trovare ascolto.

Ci sono omosessuali che fanno terapie chiamate “riparative”, questi riescono ad innamorarsi di una donna, alcuni si sposano, ma so di certo, che nessuno di loro è mai veramente guarito e la ferita in qualche modo resta e si fa sentire in modo più o meno intenso. In ogni caso, la maggior parte di coloro che fanno questo tipo di terapie non guarisce affatto. A queste persone cosa proponiamo?

Spesso paragonano la situazione degli omosessuali a quella dei divorziati risposati: io non trovo grandi somiglianze. Io non ho scelto di diventare omosessuale.

Altre volte ci considerano come malati o handicappati, come se dovessimo accettare che ci mancano le gambe. A noi omosessuali cristiani non manca un cuore per amare, non mancano mani per toccare, possiamo generare (non parlo di figli, ma parlo ad esempio di generare nella fede o generare un’opera di bene, un progetto di carità). Siamo “menomati” ma non ci manca nulla. E' come se ci dicessero che non possiamo usare la mano, ma quella mano ce l’abbiamo, la sentiamo e funziona.

La Chiesa ci propone la castità e la continenza, come a tutti i single. Prendere o lasciare. Salvezza o dannazione. Questa è un po' la sensazione che si ha nello studiare cosa la Chiesa propone agli omosessuali. E' possibile andare un po' più a fondo? Visto che la salvezza si gioca tutta sull'amore, invece che dirmi solo quello che non posso fare, possiamo vedere insieme delle possibilità che non abbiano il sapore del ripiego, ma quello della pienezza?

Non si può vivere tutta la vita come in una Quaresima! Gesù è risorto anche per noi!

L’altra volta quando ti ho chiesto di pregare per me affinché io fossi testimone nelle periferie dell’omosessualità, sono stato esaudito, così spero anche questa volta: qual è il posto nella Chiesa di un omosessuale che vuole seguire Cristo radicalmente? Cos’è che mi impedisce davvero di diventare sacerdote?

Seconda domanda: penso a tutti quei ragazzi omosessuali, che ti assicuro sono tantissimi, che desiderano o hanno desiderato diventare sacerdoti? Mi domando, perché tutti hanno avuto questo desiderio? Non avrà un significato più profondo? Sarà solo perché siamo attratti dagli uomini e ci immaginiamo Gesù come un gran figo? Che tristezza se qualcuno lo pensasse! Non è quello che sento dentro di me!

Io sono certissimo che questa croce che devo portare può essere un lucerniere per il mondo e per la Chiesa. Io sono certissimo che nel prato di Dio, noi omosessuali che cerchiamo Dio siamo un fiore speciale.

Terza domanda: vogliamo aiutare i sacerdoti omosessuali? Perché un problema così evidente del clero è un tabù? Come avere un brufolo purulento sulla punta del naso e far finta di nulla. Come sapere di avere la gamba in cancrena e non curarla. Non è impedendo a dei ragazzi omosessuali di diventare preti che si può risolvere il problema. Papa Francesco tu che conosci bene il tuo clero, lo sai che è vero quello che dico. Lo sai quanti sacerdoti e consacrati nella Chiesa sono omosessuali. Nessuno di loro è santo? Nessuno di loro è all’altezza della vocazione a cui ha risposto? Hanno tutti imbrogliato i loro maestri? Se dei Monsignori con i loro coming out hanno fatto più danni che del bene alla Chiesa, per causa loro vogliamo ancora una volta mettere la testa sotto la sabbia?

Papa Francesco, ti confesso il mio desiderio più grande: vorrei nel Cuore della Chiesa mia madre, essere l'amore.
Prega per me.

Tuo figlio.
Eliseo del Deserto

martedì 31 gennaio 2017

Uscire dall'omosessualità: da Narciso a Cristo



Ricollegandomi al primo post del blog, quasi a chiudere un cerchio, propongo delle brevi riflessioni su cosa significhi per me "uscire dall'omosessualità".
Non è un giudizio sulla persona omosessuale. Non considero l'omosessualità una malattia e credo sia sbagliato classificare le persone in base alle cose che gli piacciono: gli uomini, le donne piuttosto che la Nutella, le tagliatelle, i gatti o le farfalle.

Per una comunicazione più chiara e immediata preferisco usare l'espressione omosessuali e omosessualità.

Le riflessioni che propongo sono frutto di un mio vissuto personale e non voglio che assumano un valore assoluto, ossia che siccome è successo a me allora tutti gli omosessuali sono così. Se la mia testimonianza potesse servire a qualcuno ne sarei felice.

Per capire quello che scrivo è importante tenere conto di questo e di altre due cose:

1. Penso che tutti siamo omosessuali nella misura in cui siamo ripiegati su noi stessi e non ci apriamo alla relazione con gli altri. In questo un omosessuale che fa un cammino di fede e di guarigione interiore (non dall'omosessualità, ma dalle sue ferite e dal suo buio) può essere luce per tutti.

2. Penso che non sia necessaria una pastorale per "omosessuali", ma che chi prova questo tipo di attrazione può e deve camminare insieme a tutta la Chiesa. Ciò che la Chiesa dice sull'uomo e sulla sessualità è valido per tutti ed è sufficiente.



Da Narciso a Cristo

 
Nella mia storia ha avuto un ruolo cardine la ricerca dell'identità. Una ricerca infinita sul senso della vita e del mio posto nel mondo. A cercare sé stessi si rischia di perdersi in un labirinto.

Anche capire chi siamo è un dono: ci deve essere dato. Soltanto Chi ci ha voluto e creato, prima ancora che fossimo concepiti nel grembo di nostra madre può dirci la verità su chi siamo.

Si dice che l'omosessualità sia la ricerca di sé in chi è uguale a sè. Questa definizione è molto coerente con quello che ho vissuto.

Quando continuiamo a cercare noi stessi, a contemplare noi stessi, quando siamo solo protesi a tentare di salvare la nostra vita e usiamo gli altri e le circostanze per rassicurarci, siamo tutti omosessuali.

Dobbiamo passare dalla "ricerca di sè" al "dono di sè".
La ricerca di sé è un punto di partenza, ma è solo nel dono di sé che capiamo veramente chi siamo. Penso a san Francesco: solo quando ha dato la sua vita per i lebbrosi ha capito qual era il suo posto nel mondo.

Narciso muore specchiandosi in una pozzanghera, cercandosi in un riflesso. Cristo invece muore donando sé stesso sulla croce e così risorge.

Tutti, ripeto tutti, possiamo vivere questo passaggio, questa risurrezione. Aprirsi agli altri, alla relazione, ai bisogni degli altri, pur sapendo che anche noi siamo feriti e bisognosi è un passo importante per "uscire" dall'omosessualità. Un passo alla volta, una benda dopo l'altra, senza ansia, ma immersi nella tenerezza e nella misericordia di chi ha dato la sua vita per noi.

domenica 29 gennaio 2017

Il Salmo del giorno - "Il Signore rialza chi è caduto"



Beati i poveri in spirito.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.



"Il Signore rialza chi è caduto". Uno dei primi consigli spirituali che ho ricevuto è stato: "Il Signore non conta quante volte cadiamo, ma quante volte ci rialziamo". Quanta consolazione e forza mi hanno dato queste parole.

Con il tempo ho sperimentato però che il vero consiglio da dare è: "Non contare quante volte cadi, ma conta quante volte il Signore ti ha rialzato".

Solo quando ho cominciato a sperimentare che non ero in grado di camminare con le mie gambe, che facevo un passo e cadevo, a volte tentavo solo di rialzarmi e ripiombavo a terra; solo quando ho sperimentato che nonostante ciò potevo sempre contare su di Lui, sul Suo Amore, sulla sua Presenza, sul Suo Soccorso, anche grazie a sacerdoti che sono stati disponibili ad ascoltarmi sempre, nei posti più impensabili e alle ore più improbabili del giorno e della notte, talmente tante volte che non riuscirei a tenerne il conto; solo allora ho capito quanto grande è la Sua Misericordia.

La Misericordia di Dio non è un chiudere gli occhi davanti alle nostre debolezze; piuttosto è Dio che ci vede a terra, sconfitti, feriti, disperati e ci rialza. Si prende il peso della nostra vita, ci carica sulle sue spalle e si prende cura di noi, finché non ci rimette in piedi. Nulla a che vedere con la magia o con il buonismo; piuttosto la Misericordia ha a che fare con la fedeltà di Dio ad un rapporto, una relazione intima tra te e Lui, che resiste e matura nel tempo, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, per l'eternità.

venerdì 27 gennaio 2017

Il Salmo del giorno - "Ci ha salvato dalle mani dei nostri nemici"



Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo.

Ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo.

Salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza.

Del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.


Nella festa di San Tommaso D'Aquino la liturgia non ci propone un salmo vero e proprio, ma ci propone uno dei Cantici più belli del Nuovo Testamento, il Magnificat: il salmo di Maria.

Questo Salvatore potente ci salva dai nemici: ma di quali nemici canta Maria? Quanti nemici nella storia non sono stati sconfitti? Ma allora forse Dio non è onnipotente?

Noi crediamo in un Dio che è morto sulla croce, non in Zeus. Noi crediamo che il nostro Dio si è lasciato sconfiggere dai suoi nemici, è così che vince. Gesù morendo sulla croce grida: "Tutto è compiuto!", la cui traduzione corretta sembra sia un'espressione che oggi potrebbe suonare come "Ho fatto centro!", "Goal!".

Quali sono i nostri nemici? Quante volte, il peccato, la malattia, la sofferenza, la cattiveria e l'egoismo degli uomini hanno la meglio sulle nostre vite? Eppure San Paolo nella lettera ai Romani dichiara: "Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore."

Il vero nemico di Dio è ciò che ci separa da Lui, ciò che ci allontana, non è mai una persona e nemmeno una situazione. Il nemico dell'uomo è il peccato. Il pungiglione della morte è il peccato, dice San Paolo ancora nella Lettera ai Corinzi.

La vittoria di Dio è la sua Misericordia, il Suo Amore che si è consumato per noi fino all'ultima goccia di sangue. Ti lodo Signore perché nonostante le tribolazioni, il tuo amore, mi libera dal mio vero nemico che è la mia superbia e la mia incredulità.