Lezioni di Antropologia Metropolitana 2 - Le bugie ai voti

Non so se succede anche a voi, ma quando sono in metro o su un mezzo di trasporto pubblico, i miei occhi sono irresistibilmente attratti dalla gente. L’unico modo per domarli, è leggere per esempio, come vi ho già raccontato. Talvolta però uno strano impulso mi strappa dalle storie più avvincenti, ed alzando lo sguardo mi ritrovo spesso davanti ad un prodigio della creazione.

Confrontandomi con altri ragazzi, che a detta di alcuni (perdonami Zia per l’ironia, il plurale e le virgolette), vivono la “straordinaria” esperienza di essere omosessuali come me, sembra che i luoghi affollati, ed in particolare i mezzi pubblici, siano per noi, i posti dove fatichiamo di più a controllare le nostre pulsioni. A volte non so cosa mi trattenga dal gridare “al figo!”. Credo mi sia capitato di sussurrarlo, amen per i vicini, che tanto, non avrei più rivisto, come i David che mi si stagliavano davanti.

Ho provato a cercare su Google se non si trattasse di una forma di parafilia o ninfomania, ma non ho trovato nulla. Non si tratta di frotterismo, forse ne è un prodromo, in quel caso tra qualche anno passerò il mio pendolarismo strusciandomi, sudicio e bavoso, sul bravo pantalone di un inconsapevole Adone; non si tratta nemmeno di voyeurismo, o almeno, non sono più “guardone” di un critico d’arte al museo, o nel peggiore dei casi, di una ragazzina che legge Cioè. Esiste ancora quel giornale?

Ad ogni modo, la cosa mi crea disagio. Passi una sana curiosità per gli esseri umani, visto che mi piace scrivere e parlarne, ma insomma lasciatemi almeno leggere in pace!

Ecco: mi sento come un ragazzino cicciottello, diabetico e goloso, che entra in una pasticceria. Non che la metro pulluli di modelli mozzafiato. A volte mi accontento anche di molto meno. Nel melting pot romano (ogni tanto una parola inglese fa cosmopolita) la bellezza non manca, ma come dice il proverbio: è bello anche solo ciò che piace, anzi il non bello, che non significa brutto, è molto più interessante. Insomma come i “Brutti ma buoni”.

Così come antidoto a patologie succedanee al mio prodromo di frotterismo (divertente scrivere così…), gli inconsapevoli destinatari della mia ammirazione sono stati trasformati in succulenti pasticcini: alle mandorle, bignè, cannoli, aragostine, pesche, baci di dama e ogni altro genere di ghiottoneria.

I cannoli sono decisamente gli uomini alti sulla trentina ( io sono un caso a parte, rientro di più nel genere salato: una schiacciatina) da non confondere con i cannoli siciliani, senza dubbio gli uomini in divisa, imbustati da una scorza rigida, ma in fondo, soprattutto gli italiani, pronti ad elargire generosamente il loro aiuto.

Le crostatine alla frutta invece sono i ventenni biondi, dai venticinque in su (in giù non li guardo), con i ricci al vento, le labbra rosse e i vestiti dai colori vivacissimi.

Ammetto che il mio pasticcino preferito è la fiamma al cioccolato, e qui non credo ci sia bisogno di spiegazioni. Sulla metro, una volta, si è seduto accanto a me un ragazzone di colore, elegante, muscoli a fior di maglietta e con un profumo che mi costringeva ad urlare. Invece rimasi zitto e rigido, al contrario della signora seduta al mio fianco che si arrese al fascino seduttivo del Bronzo e domandò timidamente, scavalcandomi: “Giovane! Scusi il disturbo! Ma come si chiama il profumo che usa? Perché è davvero buono! Mamma mia!”. Il ragazzo ha sorriso; non ricordo la risposta perché, quel “Mamma mia!” mi fece esplodere in una risata.

Poi ci sono i bignè con la crema al caffè: questi sono senza dubbio gli uomini mediterranei, robustelli, con i capelli e gli occhi neri come il carbone. Il genere mediterraneo si può anche associare alla torta italiana ed al tiramisù. Sempre mignon però! Bando alle esagerazioni nauseabonde delle paste grandi!

Gli uomini attempati sono senza dubbio biscotti alla mandorla, dalla dolcezza elegante e raffinata: sapore classico.

Non sono da buttare nemmeno le scorzette d’arancia al cioccolato. Anche i ragazzi asiatici, con il loro fascino esotico e speziato, come tanti Aladini, a volte fanno desiderare d’essere lampade magiche. 

Vi chiedo davvero scusa per questo mio divertissement; forse vi ho sconcertato, ma è vero anche che riderci su a volte è più efficace di ore ed euro spesi a prendersi sul serio, sul lettino di uno psicoterapeuta, morbido come una Sachertorte. Oh ancora! Scusate!

Una volta ho fatto un sogno. Tranquilli! Non servirà Freud per interpretarlo. Una distesa d’acqua limpidissima, blu come quella dei tropici. Lontano un’isola sulla quale, sotto un sole cocente, sorgeva un monte desertico. Volevo toccare l’acqua, immergermi forse, ma vidi che sulla superficie galleggiavano dei pesci morti. Era un’acqua contaminata. Mortale! Nonostante la sua bellezza.

Mi viene in mente anche una storia antica: un albero, un frutto proibito, un uomo e una donna. Ne sono attratti, nonostante abbiano tanti altri frutti succosi da mangiare. Un altro essere li convince che non c’è nulla di male a voler assaggiare quel frutto: “Non siate bigotti! Su! Se lo mangiate, sarete davvero liberi, come Dio.”. Questo disse l’essere alla donna… Era una bugia! Gli effetti di quell’imbroglio sono sotto i nostri occhi, dalla notte dei tempi.

Attenti a chi, quella bugia, la racconta ancora e vorrebbe magari fosse messa ai voti, per convincerci a mangiare anche ciò che non fa bene.

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