Lezioni di Antropologia Metropolitana

Non ho più alcun dubbio! Usufruire del trasporto pubblico a Roma è più istruttivo di una lezione d’antropologia. La gente che frequenta la metropolitana è una continua fonte d’ispirazione.

Così, anche oggi, mentre in un angolino leggevo il mio libro estraniato dal mondo circostante, si sono seduti davanti a me, una coppia, lui elegante in modo eccessivo, lei più estiva, ed un signore in canotta, pantaloncini sportivi, berretto ed anello al dito. Si conoscevano.

Succede spesso che in metropolitana salgano degli artisti di strada ad interrompere per qualche istante il silenzio di chi pensa ai fatti suoi. Talvolta suonano molto bene. In quei casi, quel groviglio di indifferenti che si guardano senza vedere, si riscalda timidamente di un calore famigliare. Compare qualche sorriso, si abbozzano frasi di circostanza. Magia della musica gitana!

Anche oggi. I musicisti non erano vicini, sentivo solo una fisarmonica e una chitarra suonare. Il signore con il berretto e la canotta commenta con il ragazzo patinato come un tronista: “Sempre sti zingari!”, il tronista sentenzia: “Tutti uguali: ebrei, rumeni, zingari e… froci!”; anzi “frosci!”, alla romana! Risatina dell’interlocutore. La ragazza, meno coatta del suo fidanzato, diventa stranamente più piccola, come se si vergognasse. Per un attimo sono venuto meno ai miei principi e alle mie lettere di pace. Solo nella mia testa!

Ma davvero pensiamo che una legge basterà a fermare la stupidità? Grazie al tronista ed al suo compare con il berretto, ho capito che il problema non è sapere se l’omosessualità sia una malattia o meno, se sia possibile e giusto cambiare o non cambiare, se una legge contro l’omofobia serva oppure no. Il problema è considerare qualcuno inferiore! Come ho scritto ancora dei bulli, lo stesso dirò di questa categoria. Passatemi il termine, gli “ignoranti” (coloro che non sanno… non è una questione di cultura) non fanno preferenza di persone: che siano extracomunitari, zingari, ebrei, obesi, malati mentali, sfigati e “frosci”, non fa differenza!

Quando ero piccolo mio papà era verbalmente molto aggressivo in famiglia, questo ha sviluppato in me una forma di paura nei suoi confronti. Lui però pretendeva che gli dimostrassimo il nostro amore. Insomma un po’ come se ti chiedessero di accarezzare delle spine e sorridere. Il risultato è stato che formalmente gli ho sempre dimostrato affetto, ma interiormente ho covato rabbia nei suoi confronti.

Penso che questo sarebbe anche il risultato di una legge contro l’omofobia. Ti rispetto perché me lo imponi, ma in realtà ti odio. Questo non risolverebbe dunque il problema, al contrario. Sono convinto che si debba intervenire in modo diverso. E’ il rispetto della dignità della persona che va insegnato. 

Dove imparano i ragazzi a discriminare chi è diverso? Non credo sia colpa degli insegnanti e nemmeno della tanto odiata tv, paladina dell’integrazione fin dai suoi esordi. Ma allora chi insegna l’intolleranza? Sono convinto che l’uomo disprezza, perché si sente disprezzato. Il marito si sente disprezzato dalla moglie, e viceversa, i figli dai genitori e viceversa, ci sentiamo disprezzati e maltrattati da chi ci governa, sul lavoro, dalle aziende di trasporto pubblico, dalla giustizia, dall’economia e perché no, anche dalla religione (dai preti di solito… ).

Questo Papa in pochi mesi ci ha insegnato tanto! Basta un sorriso, un abbraccio, una parola di incoraggiamento e di stima, e Piazza San Pietro si riempie di gente, senza distinzione, disposta a qualsiasi sacrificio pur di vedere quell’uomo venuto dalla periferia del mondo.

Lungi dall’essere un retaggio del passato, come dice il ministro Kyenge, abbiamo invece sempre più bisogno di Padri e Madri, non solo in famiglia, che non ci disprezzino, ma ci facciano sentire amati.

Non sarà una legge a risolvere il problema dell’omofobia, ma un abbraccio.

Un abbraccio al ritmo di una musica gitana!

Commenti

  1. ... “Le masse non assimileranno mai completamente la concezione di "naturale" che viene loro imposta. Molti, probabilmente i più, presteranno un'accettazione formale, dettata dalla paura e dal politicamente corretto, ma si finirà col crederci sempre di meno.
    Allora il comportamento sociale si farà sempre più schizofrenico: da una parte le persone si comporteranno e parleranno come il potere si aspetta da loro, dall’altra l’avversione naturale per l’omosessualità non farà che aumentare. Sono fenomeni che già adesso vediamo verificarsi sotto i nostri occhi, per esempio in Olanda dopo 12 anni di “matrimonio gay” e in Germania, dove, secondo le illusioni di “accettazione sociale” nutrite dai "gay", dovresti aspettarti che l’indottrinamento – qui già in corso da decenni – abbia dato ormai i suoi “frutti”.
    Al contrario: adesso la stessa parola homo (“omosessuale”) è diventata un insulto tra i giovani olandesi. Non hanno più bisogno di ricorrere ai coloriti sinonimi tradizionali, equivalenti dell’italiano “checca” e “finocchio”. (Dr. GERARD J.M. VAN DEN AARDWEG)
    Quanto detto dal dr. Van Den Aardweg trova conferma in uno studio, condotto dai ricercatori olandesi e americani, che mette in luce con statistiche allarmanti che quella che viene chiamata "omofobia" non e’ per niente cambiata e il suicidio tra i giovani gay, lesbiche e bisessuali dei Paesi Bassi rimane a livelli drammatici. A parita’ d’ età, quasi il 64% e il 13% dei giovani LGB intervistati hanno pensato al suicidio e hanno tentato il suicidio. Queste cifre sono rispettivamente del 10,3% e del 2,2% per i giovani eterosessuali.

    http://fr.euronews.com/2013/04/01/web-retour-sur-douze-ans-de-mariage-pour-tous-aux-pays-bas/

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  2. Una legge non basterà a fermare (del tutto) la stupidità. Come il codice penale non ferma (del tutto) gli omicidi o le violenze contro le donne. Come la legge 66 non ha fermato (del tutto) le violenze sessuali. E la legge Mancino non ferma (del tutto) il razzismo.

    Ma l’aspetto più significativo di queste leggi non risiede nella loro efficacia (o non solo, visto che in qualche modo queste leggi SONO un deterrente). Risiede nell’importanza che ha lo stato, la legge, nell’affermare la propria posizione in merito a certi temi. Nel dire “questo è giusto” e “questo è sbagliato”. Nel fornire un punto di riferimento rispetto a quello che è “legale”, ed in quello che non lo è. E’ un importantissimo strumento nelle mani delle vittime per poter dire “la legge è dalla nostra parte”. E’ quello che ti da la possibiltà di rispondere al primo imbecille che dice “frocio”, “la legge è dalla mia parte”. E questo non è importante....è importantissimo !

    E’ precisamente per questo motivo che è stata una vergogna che ci siano persone delle istituzioni che si permettono di esternare le proprie volgarità razziste (l’ultima del consigliere comunale di Cantù “Se le avessero lanciato la noce di cocco le avrebbe fatto male, quindi la banana... deve essere contenta».). Perchè il compito delle istituzioni, in quanto rappresentanti del paese, è anche quello di dare un esempio e questi comportamenti sdoganano le peggiori schifezze. Fanno da spalla alla stupidità, alla gente cattiva, a quelli che poi possono dire “vedi, anche le istituzioni sono dalla nostra parte”.


    Ci sarà sempre qualcuno che “ considerare qualcuno inferiore!”. Sempre ! E per questo è importante che le istituzioni, le leggi, dicano “NO, questo è sbagliato !”. E’ (anche) così che si cambia una società. L’eliminazione dell’Apartheid non ha certamente eliminato il razzismo dal Sud Africa (e probabilmente il razzismo non se ne andrà mai). Ma che contributo ha dato per asserire “questo è sbagliato !”. Pensa a tutte le generazioni che sono cresciute, adesso, in un contesto in cui LA LEGGE dice che il razzismo è UNA COSA SBAGLIATA!

    Personalmente...non me ne frega un accidenti di cosa pensino le persone nel loro cuore sul tema. E’ chiaro che preferirei , in un mondo ideale, che fossimo tutti d’accordo sul tema. Ma se questo non è possibile (e probabilmente non lo è) preferisco comunque che mi si rispetti “perchè la legge dice così”. O almeno preferisco comunque essere nella posizione di poter dire “la legge è dalla mia parte”. E’ chiaro che preferirei che la gente non rubasse o non commettesse violenze perchè si riconosce (tutti) che è una cosa sbagliata. Ma se questo non è possibile preferisco comunque che non lo si faccia semplicemente perchè la legge dice che è sbagliato. Ed alla lunga questo serve...eccome. Perchè facilita il diffondersi di un senso comune di quello che è giusto e di quello che non lo è.

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  3. La legge già difende tutti coloro che vengono offesi, discriminati e sono vittima di violenza. La legge però dobbiamo farla funzionare!

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