La via Crucis di un omosessuale









1 STAZIONE: GESU' LAVA I PIEDI AGLI APOSTOLI

I piedi per me sono sempre stati una parte del corpo molto intima, e sembra che sia così anche per molti altri omosessuali. Effettivamente anche a livello simbolico i piedi sono la gemma del nostro corpo, le radici. Gesù tocca i miei piedi, cura quelle cicatrici e quei graffi che mi hanno condizionato fin dal principio della mia vita.

2 STAZIONE: L’ANGOSCIA DI GESU’ NELL’ORTO DEGLI ULIVI.

Penso a quando mi sono sentito solo, abbandonato da Dio, insignificante; alla solitudine, quando si ha paura di condividere le proprie emozioni per la paura del giudizio; all’angoscia, per il timore di non poter amare ed essere amato da nessuno.

3 STAZIONE: GESU’ DAVANTI A PILATO

Qual è la verità? Tante volte mi sono posto questa domanda. Anche oggi, il dibattito politico e mediatico sull’omosessualità è accesissimo. Non possiamo lavarcene le mani, ma la verità e la giustizia non possono essere separate dall’amore.

4 STAZIONE: GESU’ CORONATO DI SPINE

Il gioco del Re. E’ il mistero che mi ricorda di più il bullismo subito in passato. Mi schernivano, mi insultavano, mi picchiavano e non capivo il senso di quell’accanimento, di quella violenza. Una volta, d’estate, nella piazza del paese gremita di gente, mi hanno inseguito, mi hanno portato nella fontana e mi hanno bagnato il sedere. Tutti ridevano. Nessuno mi ha soccorso. Chissà cos’è che ci fa diventare cattivi, improvvisamente, soprattutto quando siamo in gruppo?

5 STAZIONE: GESU’ PRENDE LA CROCE

Alcuni dicono che si nasca omosessuali, altri sostengono che non sia così, in ogni caso non scegliamo di esserlo. Si può decidere di accettare la propria omosessualità, oppure sperare di cambiare orientamento. In entrambe i casi si deve prendere una decisione che ci farà inevitabilmente affrontare un lungo cammino.

6 STAZIONE: GESU’ CADE PER LA PRIMA VOLTA

Vivere la sessualità con equilibrio è difficile per tutti: è una forza che può generare, come portarti a vivere d’istinti. Io so cos’è la dipendenza sessuale. Per tanti ragazzi come me, questa è la difficoltà più grande; più ancora di accettare la propria omosessualità.

La prima volta poi ce la ricordiamo tutti. La mia prima volta è stata su una strada con uno sconosciuto e non vedevo l’ora che finisse.

7 STAZIONE: GESU’ E’ AIUTATO DAL CIRENEO

L’amicizia: una via di salvezza che Gesù ci indica sulla strada della croce. Primo perché non possiamo pensare di riuscire a farcela da soli, qualsiasi uomo lo pensasse, sarebbe un presuntuoso. Secondo: l’amicizia è l’amore più grande. Dice Gesù: “Non c’è amore più grande di questo, dare la vita per gli amici.”. Dobbiamo sfatare l'illusione che l'amore più grande sia l’innamoramento romantico che l’arte da secoli rappresenta. L’amore più grande è quello dell’amicizia.

8 STAZIONE: GESU’ INCONTRA LA VERONICA

La Veronica asciuga il volto di Gesù e sul quel telo ne rimane impresso il volto. La donna, complementare all’uomo, svela nella sua alterità la nostra vera identità. Uomo e Donna: non è solo questione di attrazione sessuale, prima di tutto si tratta di farsi “asciugare il volto”. Avere la grazia di trovare donne che ti considerino Uomo e non la sua migliore amica.

9 STAZIONE:GESU’ CADE PER LA SECONDA VOLTA

La nostra lotta è cominciata, tutto sembra finalmente funzionare, ed invece, cadiamo ancora. Mi sembrava di sentirmi bene ed invece mi telefona quella persona, mi arriva il messaggino di uno che non ha cancellato il mio numero, e il mio cuore rientra in agonia, fino a che, cedo. Allora non è servito a niente? E’ tutto falso? Ed ora cosa faccio? Da dove ricomincio? Non vince chi è più forte, ma solo chi persevera riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi. Quante volte ho sentito questa frase in confessione:“Gesù non conta quante volte cadiamo, ma quante volte ci rialziamo.”

10 STAZIONE: GESU’ CADE PER LA TERZA VOLTA

Mi succedeva sempre che quando cadevo per la terza volta perdevo la speranza e non ponevo più freni alla dipendenza. Doveva succedere qualcosa di imprevisto, solitamente brutto, che mi spaventasse, per rinsavire e ritrovare la strada di casa. Queste “terze cadute” erano pericolose perché mi allontanavano da Dio. Siccome non riuscivo a gestire la dipendenza mi giudicavo peccatore e mandavo all’aria anche la mia amicizia con Dio. Il mio vero peccato era il giudizio su di me, non il sesso o la masturbazione. Per questo è importante dare il nome giusto alle cose: una cosa sono i peccati, un’altra la “dipendenza”. I peccati vanno discussi con il padre spirituale, le dipendenze curate con lo psicologo.

11 STAZIONE: GESU’ E’ INCHIODATO ALLA CROCE

Non tutte le mie ferite sono state inferte dagli altri. Sono stato l’aguzzino di me stesso tutte le volte che mi sono lasciato profanare, che ho voluto toccare il fondo anche quando una mano cercava di fermarmi, quando mi sono condannato e ho decretato il mio fallimento e quello di Dio. Quando mi sono maledetto e mi sono roso dall’invidia per la vita degl’altri.

12 STAZIONE: GESU’ MUORE SULLA CROCE

Qui posso solo contemplare te Gesù! Perché io sulla mia croce ancora non sono riuscito a morire. Come Giovanni sono ai tuoi piedi e nel tuo cuore aperto mi nascondo.

13 STAZIONE: LA PIETA’

Maria: la mamma. Quanto siamo legati alla nostra mamma. Nessun padre è riuscito a separarcene. Gesù ci dona Maria, la cui missione è portarci al Padre. Maria, una scorciatoia per ritrovare la nostra identità maschile. Maria prende tra le sue braccia tutto il nostro dolore. Il grembo di Maria è il sepolcro dal quale possiamo risorgere.

14 STAZIONE: LA DISCESA NEGLI INFERI

Avrò dato veramente tutto me stesso a Dio, quando avrò imparato a condividere con lui anche quello che mi sembra più lontano, quello di cui più mi vergogno: i miei inferi. Per Lui nel nostro cuore non c’è nessuno sgabuzzino. Tutto è tempio, anche ciò che è stato profanato ripetutamente può essere santificato. Signore scendi negli inferi della mia vita e strappami dall’inferno di una vita senza senso.


(scrivimi: eliseodeldeserto@gmail.com)

Commenti

  1. Mi colpisce l'ultima stazione. Ci piaccia o no, dobbiamo avere a che fare con i nostri inferi. Una volta un frate mi mise davanti a delle tappe per un percorso di vita che, adesso, miro a percorrere con tutte le forze. All'inizio ero sorpreso: cosa significava immergermi senza paura nella notte della mia umanità? Cosa poteva voler dire liberarmi da un me stesso invasivo? A cosa mi avrebbe portato tutto questo?
    Dopo però, capii che il fine ultimo del mio percorso doveva essere il raggiungimento dell'unità. Avrei dovuto scavare nei meandri più profondi del mio essere per mettere a nudo tutto ciò che mi caratterizza e mi rende me stesso, nel bene o nel male. Avrei dovuto affrontare il male che c'è dentro di me, per poi scegliere quel Dio che si rivela ostacolo e benedizione... avrei dovuto AMARE, anche a costo che restino le stigmate.
    Io sono in cammino, e in occasione di questa Pasqua ti auguro proprio di camminare, o meglio, di continuare a farlo sempre sorretto da quell'amore che oggi si è sacrificato per noi. Buona Pasqua Eliseo!

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