Come sparare sulla Croce Rossa.


Sabato pomeriggio, Roma. In Vaticano studenti provenienti da tutta Italia festeggiano con Papa Francesco. Le parole del Santo Padre: “Non lasciamoci rubare l’amore per la scuola”.

Mentre succede tutto questo, passeggio con amici nel centro commerciale “Porta di Roma” come sempre brulicante di gente che sale e scende come formiche dai tappeti mobili. Stavamo guardando una delle mille vetrine del centro, quando veniamo travolti dall’allegria di un team della Croce Rossa. Ragazzi e ragazze sorridenti, tutti in divisa che ci propongono un gioco. “Ve lo assicuriamo! E’ divertentissimo e ci sarà anche un premio finale!”. Ci raccontano che è la “Settimana della Croce Rossa” e che loro avevano il compito di fare prevenzione sulle malattie sessualmente trasmissibili. Il gioco funzionava come “Tabù”. Avete presente il gioco in scatola? Scopo del gioco: far indovinare delle parole al proprio compagno di squadra senza pronunciare alcuni termini chiave. Da un mazzo di carte abbiamo scelto quindi le due parole misteriose. Effettivamente ci siamo divertiti. Il premio era un preservativo. Imbarazzato l’ho lasciato ai miei amici.

Poco più avanti abbiamo trovato un’altra postazione. Altri ragazzi e ragazze “total red”, che coinvolgevano con simpatia altri giovani e scattavano foto davanti ad un pannello che pubblicizzava la settimana. Chi si metteva in posa teneva in mano delle lavagnette con degli slogan, come: “Siamo tutti gayardi!”, oppure “Omofobo a chi?” e l’hashtag #IoSonoAndrea. Di cosa si trattava? È il “Progetto Andrea” contro l'omofobia, nome scelto per ricordare la transessuale uccisa a Roma l'estate scorsa.

Siccome non ho voluto fare la foto, una “crocerossina” mi si è avvicinata chiedendomi spiegazioni, gentilmente ho risposto: “Sono anch’io contro l’omofobia, ma non sento l’urgenza di questa campagna.”. La ragazza è stata altrettanto gentile, e mi ha risposto quasi giustificandosi che in realtà la Croce Rossa fa tante cose importanti. Così mi sono sentito di rassicurarla e poi ci siamo salutati.

Proseguendo in questo Gioco dell’Oca dell’amor sicuro, si trovavano altre postazioni dove si insegnavano per esempio alcune semplici manovre di primo soccorso. La settimana si concluderà domani.

Come ci sarebbe bisogno di una vera educazione all’amore! Non di una campagna di prevenzione, ma di diffusione ed educazione all’amore. Mettiamo gli antifurto perché ci sono i ladri, usiamo i preservativi perché non sappiamo amare. Se non ci fossero i ladri non servirebbero gli antifurto, se sapessimo amare non servirebbero i preservativi, Andrea non sarebbe stato ucciso e forse Andrea stesso avrebbe vissuto semplicemente come un ragazzo felice di sé stesso e della sua vita.

Ripenso ai giovani in Piazza San Pietro e alle parole di Papa Francesco. Farei una correzione, toglierei l’ultima parte della frase che ora suonerebbe più o meno così: “Non lasciamoci rubare l’amore!”

Commenti

  1. Il progetto andrea non si chiama così perché prende il nome dalla transessuale uccisa. E poi questa campagna non é urgente ma urgentissima, poiché discriminazioni e violenze a causa dell'orientamento sessuale sono all'ordine del giorno, quando addirittura non sfociano in situazioni di grave disagio che portano anche adolescenti al suicidio. Questo mi sembra un problema urgente. Questo piccolo commento non vuole essere una polemica ma uno spunto di riflessione... mi dispiace non potermi identificare e scrivere sotto "anonimo" ma non ho nessuno degli account supportati.

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