II tappa (prima parte): Il peccato


Affronterò il tema del peccato dal mio punto di vista: di omosessuale credente. Non parlerò però di sessualità, di masturbazione o di pornografia. Non è questo il centro della questione.

Parlare di omosessualità è in primo luogo parlare non di un peccato, ma appunto di una sofferenza. Chi dice che essere omosessuali è la cosa più bella al mondo o è totalmente fuso, oppure ha fatto un lungo percorso che l’ha portato comunque ad affrontare alcune ferite profonde della sua vita.

C’è un peccato che non riguarda gli omosessuali, piuttosto i cattolici nei confronti degli omosessuali: il peccato di omissione. Le battaglie etiche che stiamo conducendo in questi ultimi anni sono anche conseguenza di una nostra omissione come cristiani nei confronti del dolore di queste persone: la solitudine, il senso di inadeguatezza, l’emarginazione, la denigrazione soprattutto negli anni della formazione. Penso anche alla vecchiaia di un omosessuale: drammatica. Sei fuori dal giro, non ti si fila più nessuno perché non sei più attraente come quando eri giovane, resta il desiderio di amore, ma nessuno lo placherà nemmeno temporaneamente. Sei destinato a restare solo. Conosco un uomo di quarantacinque anni omosessuale che per questo motivo si sente già vecchio.

Ed ecco allora che di questo dolore, se ne sono presi cura coloro che al dolore hanno reagito con rabbia. Ora i cattolici devono difendersi da questa rabbia, da queste prese di posizione forti. Ma quando la diga stava per crollare, dov’erano?

Ricordate la parabola del buon samaritano? Cambiamo un po' i personaggi. Immaginiamo sulla strada un ragazzino con pulsioni omosessuali. Un ragazzo con queste ferite si riconosce subito: non deve per forza essere accasciato a terra aggredito dai predoni. Passa un sacerdote e fa finta di niente. Passa un cattolico e non se ne preoccupa. Chi curerà l’angoscia di quel ragazzo? Dopo parecchi anni, il ragazzino farà battaglie contro la Chiesa cattolica, considerandola ipocrita, e bigotta. Chi gli darà torto? Forse gli stessi che passando hanno girato la testa dall’altra parte, magari deridendolo?

Sarebbe opportuno che noi cristiani riconoscessimo le nostre mancanze, riconquistassimo la fiducia dei nostri fratelli, e rimediassimo alle nostre omissioni.

Concludo raccontandovi di Giancarlo: già a diciotto anni era responsabile di ogni cosa all’interno del mio movimento ecclesiale. Mi scriveva delle lettere bellissime, in cui esprimeva tutto il suo desiderio di sposarsi e trovare la ragazza della sua vita, tra le righe però accennava sempre ad alcuni problemi che lo rattristavano. Eravamo coetanei. Io francamente pensavo si trattasse solamente di masturbazione. Anni dopo questo ragazzo ha lasciato il movimento, perché si era messo con un altro uomo, odiava la Chiesa e scriveva libri che promuovevano l’omosessualità. Cos’è successo al ragazzo pieno di fede che mi scriveva? Cosa l’ha trasformato in uno scrittore astioso e anticlericale?

Mi rivolgo a tanti parroci e catechisti. Spesso dietro ai bravi ragazzi, magari un po’ timidi, si nasconde una sete di paternità e di maternità, una ricerca profonda di identità, paura e pulsioni sessuali che non sanno gestire e che stridono con la fede che professano. Non lasciateli soli, non lasciate che la mentalità dominante li porti a credere in menzogne. Non caricateli di responsabilità senza preoccuparvi della loro felicità e serenità. Soprattutto siate per loro l’abbraccio di un papà e non abbiate paura del loro affetto.

[…continua giovedì…]

Commenti

  1. OMISSIONE O MISSIONE?: Non mi riferisco solo all'atteggiamento del singolo. Piuttosto credo in generale che i cattolici per tanto tempo non si siano posti il problema di come incontrare ed aiutare le persone con pulsioni omosessuali. Hanno preferito evitare il problema. Ieri sono stato alla conferenza di presentazione del libro "Voglio la mamma" di Mario Adinolfi alla Camera dei Deputati. Si parlava più o meno della stessa cosa sul piano politico, riferendosi alle questioni etiche esistenziali. I cattolici hanno abdicato alla questione omosessuale, perché la consideravano un tabù, perché l'hanno demonizzata. Ovviamente ogni lasciata è persa. Se non ce ne occupiamo noi, se ne occuperanno gli altri. Questo vale anche per la tv e la politica. Se i cattolici abdicano al mondo dei mezzi di comunicazione e alla politica, non miglioreranno la situazione, ma lasceranno il campo libero ad altri.

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  2. TABU': un mio caro amico sacerdote mi sottolineava la difficoltà di alcuni ad aprirsi per confidare le proprie difficoltà in particolare nell'ambito sessuale. Sicuramente è un altro aspetto importante. I ragazzi, soprattutto fuori dall'ambito "ecclesiale", parlano di sesso in modo molto libero e spesso volgare, senza tabù. Quando si entra in territorio "parrocchiale" invece l'argomento svanisce, siamo tutti esseri asessuati. Succede la stessa cosa con la teoria del gender che ci vuole tutti di sesso neutro. Invece sappiamo bene che tutti dobbiamo fare i conti con la sessualità, nessuno escluso, anche i preti e le suore. Incominciamo a parlare della sessualità, sennò la impareranno da Youporn, da Mtv, dal Gaypride e dalla strada.

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  3. LA VECCHIAIA: Ho ricevuto una critica per il mio approccio all'omosessualità, perché descrivo come drammatica la vecchiaia di un omosessuale. Dà fastidio anche l'espressione "fuori dal giro". Nell'articolo parlo di una persona reale, un uomo con il quale sono stato a letto insieme (per dirla tutta) e che è diventato nel tempo un mio caro amico e che continuo a vedere e frequentare. Lui non è cattolico e sostiene con forza i diritti degli omosessuali. E' dichiaratissimo, ha avuto due storie importanti con uomini e vorrebbe trovare l'amore della sua vita. E' un bell'uomo. E' lui che mi racconta di come viene snobbato nell'ambiente, confermando quello che ho sempre letto sulla vecchiaia di molti omosessuali. Non voglio fare di ogni erba un fascio, ma questa è la mia esperienza. Come potete leggere io faccio autocritica sia come cattolico, sia come omosessuale. Se invece devo scrivere sempre bene di tutti, beh ditemelo!

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