IV tappa: la conversione


Mi hanno spiegato che nel Vangelo la parola “conversione”, viene tradotta dal greco “metanoia” che significa: cambiamento di mentalità. Proprio due giorni fa mi è capitato qualcosa che mi ha fatto riflettere su questo.

Ho avuto un momento di smarrimento molto forte, ho cominciato a pensare che nella mia vita nulla sarebbe cambiato, e mi sono angosciato. Erano quasi le dieci di sera. Ho cominciato a mandare ovunque segnali di fumo: messaggi, chiamate. Nessuno rispondeva. Dopo un po’ arrivano le prime risposte, un amico, poi un altro. Suona il telefono: il confessore mi chiede cosa succede, mi dice:

“Senti! Vieni da me che ne parliamo faccia a faccia!”

“Ma come?” rispondo io “Se parto ora con l’autobus arrivo alle undici.”

“Va bene! L’importante che poi tu riesca a tornare a casa”

“…”

“…”

“… Va bene arrivo!”



Sono arrivato a casa all’una e mezza della notte, con una certezza nel cuore: Dio è con me, anche quando non me lo merito. Così ha agito il Signore: una giornata che stava per finire male è cambiata in modo miracoloso. Non è un miracolo che un uomo a terra trovi la forza di andare dall’altra parte di Roma, di notte, per confessarsi, e torni a casa nella pace?

Il mio confessore mi ha fatto ricordare che il segreto è credere che Dio è accanto a me anche nella tempesta o quando sono nel fango. “Se salgo in cielo, là tu sei; se scendo negli inferi, eccoti.” Così dice il salmo 139 nella Bibbia.

Ci sono storie di conversione più forti della mia. Un personaggio molto noto nel mondo dello spettacolo mi ha raccontato che sebbene il momento iniziale della sua conversione fosse stato molto violento, il cambiamento è stato graduale, quotidiano, giorno dopo giorno. Questo lavoro giornaliero spetta a tutti, la conversione non è magica, ma anche foste dei veri disastri come il sottoscritto ricordatevi: “Se salgo nel cielo là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti!”.

E’ questa mentalità che deve cambiare; per seguire il Signore non dobbiamo essere perfetti. Più o meno inconsciamente siamo sempre legati all’idea che l’amore vada meritato, quello di Dio, come quello della mamma, del papà o della nostra maestra. Invece paradossalmente anche se sul letto di morte avessimo ancora tutte le nostre debolezze, dovremmo spirare dicendo: “Se salgo nel cielo là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti!”

Prima di annunciare a Pietro il suo tradimento Gesù dice: “[Simone] io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno” (Lc 22, 32.). Il Signore non dice a Pietro, ho pregato affinché tu non mi tradisca, affinché la tua virtù non venga meno, ma affinché nonostante tutto quello che succederà, tu non perda la fede. “Convertitevi e credete!” non è questo il cuore della predicazione di Gesù? E’ questo il cambiamento di mentalità che dobbiamo attuare ogni giorno: credere che Lui è con noi, qualsiasi sia la nostra situazione.

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