V tappa: il perdono



Difficile credere all’amore di Dio se non lo si sperimenta. Tante cose mi hanno fatto percepire l’amore di Dio, ma più di tutte la “confessione”. Una parola che forse per alcuni sa di “olio di ricino”, di purga che da piccoli si era costretti a deglutire per fare contenti mamma e parroco. Nella mia vita invece la “confessione” ha avuto il calore di un rifugio durante la notte, è stato il luogo dell’incontro personale con un padre che non mi rimproverava, ma mi stava aspettando.

Attraverso il sacramento del perdono, incontro dopo incontro, ho imparato a conoscere l’amore di Dio, non così, in generale, ma in modo personale. Goccia dopo goccia, le parole dei sacerdoti hanno scolpito il mio cuore di pietra.

Anche le parole più semplici possono essere profetiche, ispirate da Dio. Sono come password che sbloccano situazioni che come catene ci imprigionano. Sono antivirus che cercano tra le pieghe del cuore e portano allo scoperto il vero peccato.

Voglio ringraziare tutti quei sacerdoti audaci che mi hanno confessato in qualsiasi luogo, a qualsiasi ora del giorno e della notte prendendosi cura delle mie piaghe. Quante confessioni in macchina anche dopo mezzanotte. La mia camera da letto, le case dei miei amici, i boschi, le spiagge, tutto poteva diventare santuario dove incontrare il mio Dio paziente e misericordioso. Ho in mente una chiesa in particolare, dove i frati carmelitani mi hanno accolto anche più volte in una sola settimana. Che sorpresa non ricevere uno schiaffo, ma un abbraccio.

Solo così ho potuto imparare e conoscere che il perdono di Dio non ha confini, non ha limiti. Non ci sono orari, non ci sono luoghi giusti o sbagliati, non ci sono peccati troppo grandi per Dio. Questa è la Sua vittoria sul mio e sul tuo peccato!

Ma come si può dire che la Chiesa non accoglie gli omosessuali? Non è forse l’opposto, ossia che il mondo non accoglie la Chiesa e si perde la parte migliore e la fa perdere a chi avrebbe bisogno di sperimentare quell’amore paterno e materno insieme.

Mi piacerebbe che anche tu potessi percepire la grandezza, la bellezza dell’amore di Dio, e sentire la meschinità del tuo peccato. E’ un esperienza meravigliosa perché non è mortificante. Tutta quella grandezza è per te, si riversa in te, anche ora se lo vuoi, senza condizioni e ti consola. Un’emozione che può portarti a piangere per i tuoi errori, ma contemporaneamente anche per la gioia di essere stato perdonato.

Il tema della settimana prossima: la vita nuova.

Commenti

  1. Bellissima questa tua riflessione sul senso e sul significato del Sacramento della Confessione. Fortunato tu che hai trovato dei sacerdoti che ti hanno donato il loro tempo, dandoti la possibilità di incontrare la bellezza dell'amore di Dio e la Sua presenza in così diverse occasioni e con tanta creatività. Vorrei che questo tuo scritto fosse letto da tanti preti, magari frustrati perché si sentono inutili e messi da parte da una società secolarizzata ed indifferente, perché si rendano conto di quanto è invece necessaria e preziosa la loro missione, purché la vivano in pienezza e in modo non burocratico e stanco. C'è bisogno di loro per sentire il grido di Cristo rivolto a ciascuno di noi: "Lazzaro, vieni fuori!", ed essere liberati dal sepolcro oscuro dei nostri peccati e delle nostre morti.
    Marcello

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