Abele non si dimentichi di Caino

"Se non riusciamo a vivere insieme, moriremo da soli." (Jack protagonista della Serie Tv "Lost")

"Dedicato ai ragazzi del campo estivo
tenutosi in Valle d'Aosta in questi giorni
che hanno guardato il film: "Tutto sua madre"
e letto la mia recensione sul blog.
Grazie per le vostre preghiere.
Siete stati il mio centuplo."


Giorni fa io ed alcuni amici della rete ci sentivamo stanchi: da una parte bersagliati dai militanti di una certa cultura gay e dall’altra infastiditi dall'aggressività o dalla superficialità di alcuni cattolici indignati da quel mondo. Certo, forse questi uomini giusti non ce l’avevano con noi, ma nel menare a destra e a manca ci hanno pigliati, dato che dopo tutto proviamo ancora pulsioni omosessuali.

Abele non si dimentichi di Caino. Il figlio in casa si ricordi che il fratello, che ha sperperato l'eredità del padre, è affamato d’amore, più ancora che di carrube e pane. Ciascuno di noi ha fame d’amore, ma c’è chi ha delle voragini che gridano per l’arsura.

Era tanto tempo che non provavo angoscia, qualche sera fa, è tornata a disturbarmi. Vivo a Roma da solo e sento raramente i miei genitori. Ultimamente sento poco anche i miei fratelli. Agli amici cosa posso chiedere di più? Con chi posso condividere quotidianamente i miei affanni o le mie gioie? La vita? Chi mi abbraccerà nella notte? Qual è il senso di tutto questo?

Se Dio è Amore, Passione; io chi amerò? Per chi o per cosa mi spenderò fino all'ultima goccia di sangue?

A Roma tante volte vedo persone disperate, impazzite, credo dal dolore e da una città che li ha abbandonati nell’anonimato. Forse anch’io impazzirò dalla solitudine? Mi sento spesso in "equilibrio sopra la follia". E se un giorno avessi bisogno di aiuto e non se ne accorgesse nessuno?

Ho bisogno del calore di una famiglia.

Vi racconto questo perché quando parlate di omosessualità e di castità dovete considerare anche la paura della solitudine e la fame di amore che c'è in ogni uomo. Io voglio vivere la castità, ciò non toglie che la solitudine mi spaventi e il desiderio di avere qualcuno vicino a volte sia forte.

La mia scelta di castità inoltre chiede a voi cristiani di assumervene il peso insieme a me.

Siete pronti ad essere per me (e per tutti i ragazzi che hanno fatto la mia scelta), la madre, il padre, i figli, la sposa, a cui ho rinunciato per seguire Dio e la Chiesa? Certo Dio l’ha promesso: a chi rinuncia ad affetti e ricchezze per causa Sua riceverà cento volte tanto; sei disposto ad essere il centuplo che mi spetta? Sei disposto ad essere quel “amore per sempre” a cui rinuncio? Te lo ripeto: sei disposto ad essere il mio “amore per sempre”? Non dire: “Il Signore è il tuo amore per sempre. Affidati a Lui. Pregherò per te.”. Dio non è una frase fatta, ma si è fatto carne e perciò ti chiede di incarnare il suo amore. Lo chiede a te e lo chiede anche a me.

Fratello mio, te lo dico con il cuore in mano: io sarò povero se tu sarai la mia ricchezza, sarò umile se tu sarai il mio orgoglio e la mia forza, sarò casto se tu sarai per me l’amore, l’Amore di Dio.

Commenti

  1. La solitudine che provi talvolta è condivisa da tanti etero che non hanno scelto il celibato.
    Per tutti costoro, etero od omosessuali che siano, dobbiamo essere padre, madre, frarello e sorella.
    Il tuo grido anonimo non ci aiuta a farlo, ma spero ci sarä modo di conoscerci: abitiamo nella stessa città...
    Buon cammino! Spero si incrocino i nostri.
    P.S. alla castità siamo chiamati tutti, celibi nubili o sposati. Alla continenza solo noi celibi (non sono un sacerdote ma condivido con te il celibato)

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  2. ti vogliamo bene.grazie per queste riflessioni

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  3. Sicuramente la preghiera ci unisce e io ti porto nelle mie!Buon proseguimento Eliseo.

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  4. Eliseo, dico due cose, perché la solitudine scelta per il Regno è una cosa che ci accomuna: Dio parla ed esiste il modo di discernere. L'ho provato sulla mia pelle con due proposte ignaziane. Ignazio di Loyola difatti ha trovato un bel metodo per discernere gli spiriti e per riconoscere la volontà di Dio. Hai poi grandemente ragione nel dire che dobbiamo essere famiglia degli altri: mi viene in mente san Paolo a Listra: dopo avere guarito uno storpio, gli vengono tributati doni e sacrifici dai pagani, lui si straccia le vesti e dice: non siamo dei, siamo tutti passibili come voi. molte volte portando solo i nostri pregi all'attenzione degli altri diamo il destro al diavolo per suscitare invidia e diffidenza, mentre amando le nostre piaghe, offrendole al Signore, troviamo proprio lì sia la profondità della nostra umanità che l'abbondanza della sua grazia. Molte biografie di santi si riassumono come un mirabile trionfo proprio laddove erano più vulnerabili. Certo dobbiamo avere il coraggio, come stanno facendo in America di chiedere: quale inserimento nella comunità cristiana? E non come sfigati di serie Z. Per chi prescrive agli altri il prezzo (spesso in termini di tabù imposto) dell'adesione a Cristo ed alla sua Chiesa ricorderei che Lui è morto gratuitamente e liberamente per noi e che noi non possiamo comandare chi deve essere salvato e chi deve essere dannato, giacché quando facciamo questo già imponiamo a Dio un'idea e un concetto esclusivamente umani del suo amore, Lui diventa come un erogatore automatico di prestazioni d'amore comandate (dai moralisti)....ma nessuno di noi ha meritato il suo amore...ricordiamocelo e saremo sempre pronti a chiedere umilmente scusa se cadiamo...

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  5. Che il mondo LGBT sia pieno di persona prive di morale e intrinsecamente promique é una tua idea. Io vivo sono gay e attivista LGBT da una vita e mi pare di essere circondato da persone normalissime. Forse cercando di conoscere meglio la realtà che ti sta attorno vivresti meglio.

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