Ridipingere il padre

Ho fatto due sogni in questi giorni:

Nel primo c’ero io e c’era mio papà. Camminavamo per strada e non ricordo per quale motivo non stavo bene. Non ricordo neppure se gliene avevo parlato. Mio papà mi prese per mano, come se fossi stato un bambino, ma non lo ero: sia io che lui eravamo come siamo oggi, io un giovane adulto e lui un adulto sempre più anziano. Io provai un leggero imbarazzo poi mi appoggiai al calore e alla sicurezza che il suo braccio e la sua mano mi infondevano. Ricordo soprattutto la sensazione di calore.

Un rapporto così diverso da quello che ho realmente con mio padre. Non che lui non sia stato mai affettuoso nei miei confronti, ma ho sempre avuto timore di lui, anzi terrore. Siamo due uomini così diversi, eppure crescendo ho capito quanto gli assomiglio. La distanza mi ha aiutato a riscoprire un padre più vicino.

Ieri notte invece ho sognato che dovevo frequentare un corso di arti marziali; razionalmente una situazione molto comica, nel sogno invece facevo sul serio. L’istruttore era un uomo giovane, sapeva i miei limiti, mi conosceva bene. Nonostante ciò si prendeva cura di me e mi rassicurava sul fatto che sarei potuto diventare un buon atleta. Sapevo di poter contare su di lui. Mi ha inserito nel suo gruppo di allievi dove mi sentivo in famiglia.

Credo che questa possa essere una definizione di padre: una presenza maschile serena che accetta la debolezza del figlio e gli dà la speranza di poter diventare una persona migliore.

Questi sogni sono stati una sorpresa, forse il frutto di tanti incontri provvidenziali di questi ultimi anni, uomini che con la loro amicizia, professionalità e affetto hanno dipinto dentro di me l’immagine di una paternità che accoglie, promuove e che spinge ad andare oltre. Questa sera vorrei scrivere il nome di ciascuno di loro per poterli ringraziare, ma benedico Dio che ha messo un seme della Sua Paternità in loro e in ogni uomo.

Che tutti gli Eliseo del mondo possano come me trovare e ritrovare il loro padre.

Commenti

  1. Bellissimo messaggio! Grazie! :)

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  2. Davvero bello... anche io ho vissuto un'esperienza simile, la distanza, definitiva visto che mio papà e' morto a 45 anni, miei 19, come occasione per ritrovare la figura paterna in modo diverso da quella esperita (difficile, dolorosa...), per poi riscoprire la Paternità di Dio e poterlo chiamare Padre grazie anche ad un libro "l'abbraccio benedicente"che ti consiglio, e' una meditazione stupenda sulla parabola del figlio prodigo

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