Mancini vs. Sarri. Il calcio e l'omofobia.

Lo scontro tra Mancini e Sarri? L’ho sempre detto: “frocio” è l’insulto più in voga tra i maschi dalla pubertà in poi. Il mondo del calcio, come tutti gli ambienti dove essere maschio è particolarmente importante (bar, sport, esercito, ecc.) è omofobo (se per omofobia intendiamo una mentalità che consideri inferiori le persone omosessuali).

Da qui ad affermare come Aurelio Mancuso (leader di Equality) che ci possa essere un legame tra l’offesa rivolta dal tecnico del Napoli a quello dell’Inter ed il clima di omofobia che il Family Day, a detta sua, sta diffondendo in Italia, mi pare eccessivo. Non che io difenda particolarmente l’atteggiamento di alcuni leader o partecipanti a questa giornata, a causa di quello che mi capita di leggere sulla home di Facebook, ma non credo che sia il Family Day a peggiorare una mentalità che è tipica del calcio e dei suoi tifosi (almeno quelli più accaniti). (1)

Non è una novità! Se un uomo non sa cosa sia il fuori gioco, al 99% è gay. Se poi ama la Carrà è certo!

Scherzi a parte! Spesso gli omosessuali non amano il calcio, perché è un mondo dal quale si sono sempre sentiti esclusi. Nella cultura italiana, il calcio è lo sport maschile per antonomasia, soprattutto tra i bambini e gli adolescenti. Il maschietto che fa calcio è l’orgoglio di papà. Più che di stereotipi penso si tratti di “archetipi”: cioè modelli, immagini che fanno parte dell’inconscio collettivo.

Quasi sempre questo tipo di esperienza, manca completamente nel vissuto di un ragazzo omosessuale, o pre-omosessuale. Così come manca l’esperienza dello spogliatoio: la goliardia e la confidenza tipica dei ragazzi finita la partita. Una dinamica quasi terapeutica nella formazione dell’identità maschile di un uomo: nel confronto con i suoi compagni di squadra e con il loro sostegno, il maschio conosce se stesso, il proprio corpo, le proprie forze ed impara a relazionarsi, anche a livello affettivo con gli amici del suo stesso sesso. Non è solo la famiglia che contribuisce alla formazione dell’identità del bambino, ma anche il gruppo dei pari, soprattutto quando si diventa adolescenti.

Nella mia vita avrò giocato a calcio due volte. Me le ricordo bene tutte e due. Mi ricordo di essere stato fermo al mio posto dall’inizio alla fine della partita, mentre insulti, bestemmie e palloni mi saettavano da tutte le parti. Recentemente mi è stato spiegato che al di là del fatto che io non fossi stato capace di giocare, l’insulto fa parte del gioco del calcio, così come il fallo o il fingere di aver subito fallo. Lo stadio resta un grande palcoscenico, una grande arena. Si mette in scena una battaglia e alla fine dello spettacolo si è amici come prima. Ti ho gridato le peggio cose dall’inizio alla fine, magari ci siamo pure presi a pugni. Non importa. Lo spettacolo è finito, abbiamo giocato ad essere nemici, ma ora possiamo tornare a stringerci la mano.

Nel calcio di serie A però le regole dello spettacolo sono cambiate. Ci sono di mezzo i media e la tv. Soprattutto ci sono di mezzo tanti soldi. È cambiato il mondo dello spettacolo e così il calcio. Tutto è reality! Non è più importante solo la partita, ma anche quello che succede prima e dopo. Quindi se mi hai fatto uno sgarro, la mia rabbia non terminerà con il fischio dell’arbitro, ma la porterò pure davanti ai microfoni e alle telecamere!

Tutto qui! Tirare in ballo l’omofobia e il Family Day mi sembra un’operazione eccessiva e disonesta.

In ogni caso vi prego, qualcuno mi spieghi cos’è il fuori gioco!

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(1) Non voglio perdere l’occasione di incoraggiare tutti i cattolici che parteciperanno al Family Day a mantenere un atteggiamento irreprensibile. Infatti verranno comunque calunniati e messi alla prova. Non scendete al livello di chi vi giudica! Solo perché è politica, non significhi che il fine giustifichi i mezzi, superiamo il tipico machiavellismo italiano! Sostenete la vostra battaglia con saggezza e onore.

Commenti

  1. Scusa Eliseo, ma se il mondo del calcio è omofobo (e secondo me lo è) per il continuo abuso della parola “frocio” (ma non solo per questo) qual’è la differenza con Adinolfi che scrive cose tipo "Me fa 'na pippa a due mani quel frocetto" o dice "Si chiamano froci, perchè non si può dire ?" ?? E quando Costanza Miriano scrive “quanto ad altri sinonimi più all’antica, apprezzo il coraggio di alcuni, per esempio di quelli del Foglio, nell’usarli” (dove con “sinonimi” fa riferimento al solito epiteto) ......E ancora quando questa gente, che sta alla testa della manifestaziona, parla incessantemente (o quasi) di omosessuali, dedicandogli il 90% dei propri scritti, postings, interventi, come se gli omosessuali fossero il problema numero 1 della societá ed insistendo ossessionantemente sugli uteri in affitto (che tu stesso hai riconosciuto, sono una pratica che interessa per la stragrande maggioranza gli etero) dando quindi una versione deviata delle reali responsabilitá del fenomeno... davvero possiamo sostenere che alla base della manifestazione del 30 non ci sia una forma di omofobia?????

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  2. Quando lo fanno sono delle grandissime teste di cetriolo!

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    1. Ciao Eliseo, non mi pare che tu abbia risposto in modo esaustivo al commento sopra, quindi ti rifaccio la domanda, magari te la sei persa nel leggere: Davvero possiamo sostenere che alla base della manifestazione del 30 (Family Day) non ci sia una forma di omofobia?

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