Sull'accompagnamento delle persone omosessuali


L’ennesimo intervento sull’omosessualità di Papa Francesco, sempre in aereo, al ritorno dalla Georgia, ha suscitato un dibattito vivacissimo, destinato di certo a non esaurirsi rapidamente. Ciò di cui sono contento è che sia finalmente venuta a galla una questione fondamentale: l’importanza dell’accompagnamento spirituale per le persone omosessuali.

Ci sono cinque aspetti che mi preme sottolineare subito:

1. Tutti hanno bisogno di accompagnamento spirituale.


Se sei un cristiano praticante, ma non hai un accompagnatore spirituale, ahi! Ti manca il bollino di qualità. Come dicevo anche per la questione del gender, il fai da te è da bandire. Scusate la franchezza, ma se non fate un cammino di discernimento per comprendere la volontà di Dio, se non sottomettete questa ricerca alla guida di qualcuno che lo rappresenti, il rischio di uscire di strada è altissimo. Non ci salviamo da soli!

2. Lo scopo dell’accompagnamento spirituale è scoprire il progetto che Dio ha su di noi.

Luca Di Tolve in una recentissima intervista rilasciata alla Nuova Bussola dice esattamente questo: che la meta dell’accompagnamento per le persone omosessuali è: “Scoprire il progetto che Dio ha su di noi.”. Sono assolutamente d’accordo. Questo vale per tutti però!
Meta dell’accompagnamento spirituale di una persona omosessuale non è la guarigione e non è nemmeno la castità. Dobbiamo alzare lo sguardo, uscire dalle regressioni e progredire. Non possiamo avanzare finché stiamo con gli occhi puntati sull’ombelico, finché come i cani ci rincorriamo la coda. La meta ci deve spingere in avanti.

3. Tenendo conto delle problematiche specifiche di ciascuno, non ghettizzarsi.

Buoni tutti quei percorsi dove si accompagnano persone omosessuali. Quindi non mi sentano come nemico quelli che li organizzano o ne fanno parte, ma credo si debba mirare nel tempo ad un cammino di integrazione.

La persona con pulsioni omosessuali ha vissuto già troppo l’emarginazione, il rifiuto, la diversità come motivo di esclusione.

Grazie al Blog – Eliseo Del Deserto ho sperimentato che i miei problemi di omosessuale cattolico, avevano una risonanza nella vita di tante persone che vivevano altre condizioni esistenziali. Quante volte mi scrivono persone dicendomi che si ritrovano nelle mie parole. Ma com’è possibile se io parlo della mia omosessualità? Ma non è che forse i problemi degli uomini siano sempre quelli? La paura, la solitudine, il bisogno di amore, le ferite del passato, il mistero del male e della sofferenza, il desiderio di Dio.

La mia debolezza può diventare la tua ricchezza. Questo è quello che io ho sperimentato con il mio blog ed è sotto gli occhi di tutti.

È proprio vero che la classificazione omosessuale ed eterosessuale è un’imposizione fittizia. Semplicemente siamo uomini e donne, tutti figli di Dio, con la stessa sete di amore eterno.

Il mio sogno è che un giorno si possa camminare tutti insieme senza tabù.


4. Attenzione ai lupi vestiti d'agnello.

Purtroppo bisogna stare in guardia. Ci sono tanti lupi vestiti d’agnello. Una delle esperienze più brutte che ho avuto nella mia vita è quella di essere stato abusato a 19 anni da un laico che fingendo di avere carismi speciali di conoscenza, mi ha adescato. Ho tentato di sminuire la cosa, di giustificarlo per molto tempo: la realtà è che con la scusa di farmi da guida spirituale lui mi ha molestato sessualmente.

Il rapporto si è spezzato proprio nel momento in cui, contro la sua volontà, ho cominciato a camminare con un gruppo di giovani, miei coetanei, uscendo quindi dalla solitudine e dall’isolamento.

5. Lasciarsi accompagnare, senza manipolare chi ci accompagna.

Ci sono omosessuali che vogliono insegnare le loro dottrine alla Chiesa (mi riferisco ad un'intervista letta su Vanity Fair che mi hanno segnalato) perché la Chiesa va cambiata, la Chiesa non capisce, perché siamo nel duemila, perché abbiamo i nostri diritti. La Chiesa è nostra maestra, non siamo noi i maestri suoi.

La Chiesa parla all’uomo senza etichette, la verità che annuncia è universale. Per questo dico: c’è bisogno di accompagnamento, ma attenzione che il cammino confluisca sempre nelle grandi acque della comunità intera. C’è un progetto unico e personale per ciascun figlio di Dio, ma non ci sarà il Paradiso degli omosessuali, degli etero, dei trans o dei Puffi.

Se la meta è la stessa, possiamo fare tutti la stessa strada. Non vi pare?

È bellissima l’etimologia di “compagno”, da cui deriva il verbo “accompagnare”. Significa condividere lo stesso pane. Per noi cristiani che facciamo della condivisione del pane eucaristico il centro della nostra fede, ha un significato ancora più forte. Tutti possiamo essere compagni gli uni degli altri. Tutti possiamo essere pane gli uni per gli altri, dare noi stessi da mangiare.

Il nostro cammino insieme ha una meta meravigliosa, facciamo la strada insieme, accompagnamoci: c’è un Volto che ci aspetta, un Regno di pace e amore. Dobbiamo fidarci di Dio. Credetemi! Non possiamo vivere la fede come se dovessimo sempre rinunciare a qualcosa di ghiotto. Dobbiamo cambiare la nostra mentalità sull’amore. L’amore è dare la vita! È farsi pane! È Accompagnarsi. È un impresa enorme! Ma Dio ha preparato cose grandi per noi! Dio fa cose stupende. Possiamo decidere: restare a valle o salire in vetta!

Commenti

  1. ¡Muchas gracias por compartir esto! Eres muy lindo. ¡Dios te bendiga!

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