Chi è padre James Martin sJ




Mi sto appassionando sempre di più alla vicenda di padre James Martin sJ. Del gesuita non sapevo granché, avevo solo letto il suo famoso Building a bridge, libro in cui suggerisce sia alla Chiesa che alla comunità LGBT di trattarsi con rispetto, compassione e sensibilità. (1)

Di lui sul web non si trova scritto moltissimo in italiano, e soprattutto ne parlano i siti cattolici di stampo tradizionalista, quindi ne parlano male: nominato nel 2017 consultore del Segretariato per le Comunicazioni, (l’organismo che sovraintende alla gestione di tutti i mezzi di comunicazione vaticana: televisione, radio, stampa, internet, ecc.) è uno dei più famosi gesuiti degli Stati Uniti.

L’arcivescovo McElroy dall’“America Magazine” scrive di lui: "Si distingue per aver speso la vita costruendo ponti tra la Chiesa cattolica e il mondo, in particolar modo con la generazione dei “millenial” (i giovani di oggi ndr.). L’arcivescovo continua: "A seguito della pubblicazione di “Building a Bridge” si è scatenata una campagna da parte di siti e giornali cattolici per svilire e distorcere il lavoro di padre James, per assassinare e annichilire le idee e il dialogo che lui ha cominciato con la comunità LGBT." (libera traduzione tratta dal sito www.americamagazine.org)

(per una traduzione corretta visita il sito di don Mauro Leonardi)

Quando Trump decide di abrogare la legge sui “bagni per i transgender” padre Martin twitta: “Gli studenti trans patiscono già tante offese. Non fa male a nessuno che si consenta ai ragazzi di utilizzare il bagno delle ragazze e viceversa. È un affronto alla loro dignità di esseri umani”.

Recentemente abbiamo letto che l’Università Cattolica d’America ha annullato una sua conferenza a causa del malcontento di molti fedeli, contrari ai contenuti del libro sopraccitato.

In particolare molto attivo contro il padre gesuita un ex pornostar gay, Joseph Sciambra. Su Youtube l’ex “attore” convertito ha caricato numerosi video dove si possono ascoltare varie sparate di padre James. Spesso sono frasi ritagliate da discorsi più articolati di cui non abbiamo la possibilità di valutare il ragionamento complessivo.

Questa la mia impressione: il padre stimola una riflessione, offre spunti, suscita interrogativi; noi generalmente tendiamo ad essere molto dogmatici, al contrario i gesuiti, ce lo dimostra Papa Francesco, mettono davanti al dogma la persona. La legge è per l’uomo e non viceversa.

Supponiamo pure che padre James Martin dica delle cose moralmente sbagliate, siamo sicuri che i suoi suggerimenti siano interamente da buttare? Il mondo non è come quello delle fiabe, diviso tra buoni e cattivi. Se padre Martin ogni tanto dice cose con cui non siamo d’accordo, non deve diventare per forza un eretico o un omoeretico com’è stato definito ingiustamente.

Il pregio di padre James Martin è che dall’interno e dai piani alti della Chiesa ci sta spingendo a interrogarci per trovare delle risposte che vadano oltre il moralismo e aderiscano alla realtà. È una figura scomoda che mette in crisi il dogmatismo rassicurante di un certo cattolicesimo social-conservatore.

Chi aveva già gettato le chiavi della cella infernale in cui aveva relegato gli omosessuali ha avuto una brutta sorpresa.

Trovo attraente quello che la Chiesa dice sull’amore: la castità è una bellissima meta alla quale siamo chiamati tutti quanti. In merito all’omosessualità è vero che il Catechismo è duro, padre Martin lo sottolinea di frequente. Il messaggio di fondo apre degli orizzonti alla persona omosessuale, ma il linguaggio è così asciutto che personalmente sento la necessità di un maggiore approfondimento. Io non mi sentirei mai di mettere in discussione quello che la Chiesa insegna, innanzitutto perché di fondo condivido ciò che dice, in secondo luogo perché mi sento figlio e voglio fidarmi. Posso solo chiedere alla Chiesa di ascoltarmi, di capire la mia fatica e come si dice nell’Amoris Laetitia di “aprire il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, di entrare nel cuore del dramma delle persone e di comprendere il loro punto di vista, per aiutarle a vivere meglio e a riconoscere il loro posto nella Chiesa.” (AL 8, 312).

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(1) Nota per i più kattorigidi: nel libro si parla di comunità LGBTQ, non scandalizzatevi, per “comunità LGBTQ” si intende semplicemente l’insieme delle persone omosessuali, non una realtà istituzionale e lobbistica omosessuale.

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