Esiste l'identità gay?



“Non dico di essere gay perché quello che faccio sotto le coperte sono affari miei.”

“Non è giusto definirsi omosessuali perché un’inclinazione non può definire una persona nella sua interezza.”


Ma davvero l’omosessualità è solo una questione di chi mi attrae sessualmente?

Sicuramente le affermazioni sopra riportate sono sacrosante; la sessualità è per eccellenza questione di privacy. Chi ama mostrare a tutti quello che tiene nelle mutande è un esibizionista.
Decisamente il fatto che mi piacciano gli uomini piuttosto che le donne è solo un aspetto della mia personalità che non può vampirizzare la mia identità.

Ma essere omosessuale è solo una questione di sponda?

Se io scrivo che la maggior parte degli omosessuali ha avuto un padre con il quale era difficile identificarsi ed una madre ipertrofica e seduttiva scatenerò il solito gruppetto di outsider che affermerà di aver avuto una famiglia stupenda e di essere comunque gay; va bene, beati voi. Tanti saluti a mamma e papà.
Andiamo avanti.
Anche l’adolescenza di un omosessuale ha tratti simili: l’isolamento dal gruppo dei pari, il bullismo, la difficoltà ad integrarsi con i coetanei sono elementi comuni.

Spesso essere omosessuale è anche una questione biografica oltre che sessuale.

Ma c’è di più. Un livello più profondo, inconscio, simbolico. Vi faccio un esempio personale per spiegarmi.
Quando ero piccolo mi piaceva Raffaella Carrà, amavo Cristina D’Avena e odiavo il calcio. A otto anni che ne sapevo io di cosa significasse essere omosessuale? Certamente non me ne intendevo di icone gay. Anzi ci rimasi molto male quando scoprii che Raffaella Carrà, Cristina D’Avena, poi Ambra e Ricky Martin, erano icone gay.
Anche qui partirà il coro dei: “Io guardo sempre la partita!” o “A me la Carrà fa schifo" oppure “Io sono etero ma di calcio non ci capisco nulla.”. Va bene sì ok. Siete delle magnifiche mosche bianche!

Certo è ingiusto pensare che mi piaccia la Carrà perché sono gay, però sicuramente il fatto che mi piaccia dice qualcosa della mia omosessualità. È vero ci sono uomini eterosessuali a cui non piace il calcio, ma nella mia vita questo dato ha una motivazione che parla di emarginazione, di un’incapacità di identificazione con il gruppo dei miei coetanei.

Essere omosessuali è una questione più profonda di un semplice indirizzo sessuale.

Se sei omosessuale comincerai prima o poi a confrontarti con altri omosessuali; vivrai la sessualità in un modo diverso (non sto dicendo più o meno zozzo), sia per questioni biologiche e anatomiche, sia perché la società ha stigmatizzato la tua sessualità obbligandoti a viverla in modo più complesso. Più passa il tempo più comincerai ad interrogarti sul tuo futuro, sulla possibilità di condividere la tua vita con qualcuno, sulla possibilità di diventare padre, su come passerai la tua vecchiaia. Succede a tutti lo so, ma più di altri noi omosessuali abbiamo davanti lo spettro della solitudine.

Tutto questo per dire No! non è solo questione di dire “non mi piace la vagina”. Essere omosessuali significa di più.

Esiste allora un’identità gay? Sì, penso esista la possibilità di costruire la propria identità attorno a questa dimensione così invasiva, che tocca la storia, l’inconscio, le relazioni, il futuro di una persona e di una comunità. Però spero con tutto il mio cuore ci sia la possibilità di andare oltre.

Noi siamo sempre qualcosa di più della nostra biografia e più che uno sforzo di volontà, mi piace pensare che sarà l’Amore a farci andare oltre. Sulla tomba di Chiara Corbella Petrillo c’è scritto: “L’importante nella vita non è fare qualcosa, ma nascere e lasciarsi amare.”

Alla vita chiedo solo questo: sentirmi amato.

Commenti

  1. Giusta riflessione: chi riduce l'omosessualità ad una mera questione di gusti sessuali, non la conosce o non ha ancora trovato il coraggio di scavare profondamente dentro sè stesso. Cosa quest'ultima nient'affatto facile, specie senza una guida, anzi dolorosa ma necessaria per trovare quella consapevolezza del sè che rivela che in realtà l'omosessualità è un fatto di identità non fissata, non sviluppata e non maturata, prima di essere un fatto sessuale. Consapevolezza che una volta raggiunta, attenua in qualche modo l'afflizione che l'omosessuale potra dentro di sè. Forse, cominciare a capire la natura intima e profonda della propria omosessualità, è il primo passo verso una auspicabile (per alcuni) guarigione (non dall'omosessualità, che non è una malattia ma un sintomo). Certo, tutto ciò è contrario all'ideologia imperante oggi nella società, ma la società è volubile e non è saggio conformarsi acriticamente ai suoi diktat.

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  2. >>Ma davvero l’omosessualità è solo una questione di chi mi attrae sessualmente?

    Certo che no! E' anche, e soprattutto, una questione incentrata su chi ami, su chi vuoi accento per condividere con te tutti i momenti importanti della tua vita. Su chi vuoi baciare, accarezzare. Sulla persona verso la quale senti un trasporto profondo, con la quale vuoi guardarti negli occhi e sentirti all'unisuono.

    L'omosessualità è una cosa bellissima, forse il dono più bello che ho ricevuto nella mia vita. Ma l'importante è farne un buon uso....cosa che del resto vale per tutti i doni che abbiamo ricevuto.

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