Bullismo alla mia età...



Questo pomeriggio ho preso l’autobus. Stavo messaggiando su Whatsapp ed ho accavallato le gambe soprappensiero. Dopo un po’ sento che dietro stanno ridacchiando ed a voce alta domandano: “Sei gay?”. Dopo un po’, ancora: “Gaaaay!”.

Erano due adolescenti.

D’istinto ho sistemato le gambe, sono riuscito però a non voltarmi, come mi sarebbe venuto spontaneo fare, sentendomi interpellato. Ho fatto finta di niente, dentro però la rabbia ha cominciato a ribollire.

Come al solito i bulli agiscono da vigliacchi, aggrediscono da una zona di sicurezza costringendoti a restare vittima: tu lo sai che si rivolgono a te e lo sanno anche le persone intorno, ma non puoi reagire. Se lo avessi fatto sarebbe stato come dire: “Sì, sono gay!” ed io questa confidenza la voglio riservare alle persone a cui voglio più bene.
Poi si sono alzati, si sono strusciati apposta contro di me, mi hanno guardato in faccia e sono scesi dal bus.

Ma alla mia età, a 37 anni, posso ancora permettere questo? Essere “bullizzato” da dei ragazzini. Come reagire senza aggredire? Come difendersi? “No! Non sono la tua vittima. Cambia gioco!".
La cosa incredibile è che non mi sono sentito un adulto, con la possibilità e la responsabilità di intervenire in modo adeguato, educativo o almeno difensivo. Davanti a loro ero ancora il ragazzino indifeso di dodici anni che veniva preso in giro.

Non avevo turbanti alla Malgioglio, non stavo scheccando al cellulare, non ho le sopracciglia rifatte o pettinature strane. Ero seduto, fermo, in silenzio, scrivevo sul cellulare con la gamba accavallata. Avrei voluto girarmi e dire ai due stronzetti: “Ma voi sapete cosa vuol dire essere gay? Sapete cosa significa subire quello che mi state facendo?”. Non lo sanno. Chi prende in giro non sa andare in profondità.

Ma io penso che nemmeno la maggior parte di voi sappia cosa vuol dire.

E meno male che l’Italia è uno dei paesi più tolleranti al mondo, così scriveva Costanza Miriano e aggiungeva che non capiva in cosa fossimo discriminati noi omosessuali. In fondo tutti abbiamo sofferto per la cattiveria degli altri. Certo, dico io! Ma magari voi “normali” (come cantava Checco Zalone) se accavallate la gamba in autobus lo potete fare senza patemi d’animo. Così per dirne una...

Ogni volta che qualcuno riapre le ferite del bullismo che ho subito in passato ripenso alla legge Scalfarotto, quella contro la quale ho lottato anch’io, perché noi cattolici volevamo la libertà di citare san Paolo.
Forse non si può fare una legge contro la stupidità umana, tanto più che i ragazzini che mi hanno infastidito erano minorenni e poi si sa, i cretini prendono in giro tutti. Non sono stato capace di difendermi, ma qualcuno dovrà aiutare chi non lo sa fare o come fanno gli animali dobbiamo lasciar morire i più deboli?

Probabilmente tanti non saranno d’accordo con me; si sta facendo tanto casino per un’educazione scolastica libera da ideologie. Per carità! Ma educare alla diversità e all’inclusione è importante. Quando ero piccolo ancora non c’era consapevolezza di cosa fosse il bullismo. Ora i tempi sono cambiati e non intervenire ci rende colpevoli.
Se un merito dobbiamo riconoscere a chi accusiamo di diffondere la "teoria del gender" è quello che per primi e da soli si sono occupati di una situazione della quale non si stava facendo carico nessuno. Allora, come ho sempre detto, va bene se vogliamo fermare questa famosa teoria, ma poi? Ci sarà qualcuno che accoglierà, ascolterà e difenderà questi ragazzi sempre più confusi nella loro identità?

Non c’è bisogno di samaritani, di volontarismi dell'accoglienza, né di pietà ipocrita: c’è bisogno di persone che comprendano che se una persona è omosessuale non è inferiore agli altri. Un omosessuale capisce quanto te di essere preso per il culo, forse finge di non accorgersi perché ha paura, perché non sa come difendersi, perché ha assunto il ruolo di vittima che gli è stato assegnato dal gruppo.

Vogliamo lasciare le cose come stanno? Non lamentiamoci se poi gli omosessuali creano gruppi di potere per (re)agire e ottenere, anche in modo aggressivo, il riconoscimento sociale. Restando indifferenti o peggio partecipando alle umiliazioni che sono state inflitte agli omosessuali nel corso della storia non abbiamo coltivato dei santi, ma dei rivoluzionari.

Non mi resta che concludere con le parole che Shakespeare scrisse nel “Mercante di Venezia”, al posto di “EBREO” leggete “OMOSESSUALE”, il senso non cambia:

SHYLOCK: “Un EBREO non ha occhi? un EBREO non ha mani, membra, sensi, affetti, passioni? non si nutre dello stesso cibo, non è ferito dalle stesse armi, non va soggetto alle stesse malattie, non si guarisce cogli stessi mezzi, non ha il freddo dello stesso inverno e il caldo della stessa estate d'un cristiano? se ci pungete, non sanguiniamo? se ci fate il solletico, non ridiamo? se ci avvelenate, non moriamo? e se ci offendete, non dobbiamo vendicarci? (…) Mi insegnate a essere malvagio: obbedisco, ma mi sarà difficile non superare i miei maestri.


Poi chiediamo agli omosessuali di essere casti, mansueti, silenti, SANTI, quando i primi a non esserlo siamo NOI.

Commenti

  1. Sono una persona con tendenze omosessuali e non mi sono mai identificato con le mie tendenze, ma ho sofferto come un cane per tutta la vita. Posso solo dire che ad oggi ho una consapevolezza dei miei limiti, ma anche delle mie potenzialità, superiore a qualunque "eterosessuale" io conosca, anche quello che si reputa più sensibile o maturo o intelligente. Non capiranno MAI! MAI! MAI! MAI! Non vogliono capire, ma in molti casi non possono perché non costretti dalla vita e da una ferita tremendamente dolorosa a mettersi al posto degli altri, ergo ad essere misericordiosi, perché è questo che misericordia vuol dire. Per loro esiste solo il loro modo di vedere le cose, perché il problema non è loro, è sempre degli altri. La loro libertà è sacra, non lo è quella di chi semplicemente vorrebbe non essere più ferito. Scusate lo sfogo!

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  2. Non aggiungo parole alle tue, che sono forti e chiare. Spero che vengano lette e facciano riflettere!

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