Pubblicani o farisei?





Quando si guarda la vita dalla parte della legge, non c’è scampo per nessuno.” questo ho detto a mia sorella quando si è sentita rimproverare dall’ennesimo sacerdote perché dopo vent’anni di vita matrimoniale con un uomo violento, ha deciso di separarsi. Ora si sta frequentando con un altro uomo, una figura tenera, un modello paterno positivo anche per i figli.

Quanto a me lo sapete, sono omosessuale e nonostante la mia fede cattolica e il desiderio di vivere una vita buona, ogni tanto cado rovinosamente. Non lo so perché continuo a mettere il naso nella solita immondizia. Quello che so è che attraverso questa scuola di umiltà sto imparando ad amare gli altri così come sono.

In mezzo ai cassonetti, i grandi maestri della legge, i puritani del virtuale, gli indignados del Bingo (che poi a rovistare nella loro vita sono tutto fuorché perfetti, ma sono molto abili a spostare l’attenzione dal loro pedigree a quello degli altri), no! in mezzo ai cassonetti loro non vanno; non vanno a sporcarsi le mani per annunciare che Dio ama tutti.

Nelle immondizie giustamente ci siamo noi peccatori pubblici, i pubblicani per l’appunto. Sapete cosa vi dico!? Dobbiamo essere contenti di stare qui, perché da qui possiamo invocare la salvezza di Dio, dove altrimenti non la invocherebbe nessuno. Lui non ha paura di sporcarsi le mani con noi. Noi lo sappiamo, non possiamo risorgere da soli, Gesù è venuto per portarci con Lui e ci ha mandato a predicare fino agli estremi confini di questa discarica nella quale non si vuole addentrare nessuno.

C’è un sacerdote: si chiama don Mauro Leonardi. Sacerdote, scrittore, giornalista. A me del suo pedigree non interessa un fico secco. L’ho sentito parlare in tv e mi ha toccato il cuore. Ho visitato il suo blog in un momento di aridità. Cura una rubrica molto bella, si chiama “Una donna nel Vangelo”. La protagonista si chiama Zippora. Zippora lascia risuonare le parole del Vangelo nel suo cuore innamorato, come fossero versi di una poesia. Le parole di Zippora mi hanno consolato e ricordato che sono chiamato ad innamorarmi di Dio, a confidare nella sua bontà, che anche se sono single sono chiamato a sposarmi con Dio; nonostante la mia infedeltà. Nel libro di Osea (che non ha scritto don Mauro Leonardi) Dio ha chiesto al profeta di sposarsi con una prostituta, perché Israele capisse che così Lui ama il suo popolo infedele.

Ho così deciso di contattare don Mauro, per conoscerlo. Mi ha proposto di scrivere sul suo blog un commento al Vangelo, se avevo piacere, ogni tanto. Questo lo possono fare tutti, è un invito rivolto a tutti. Sta scritto nero su bianco sul sito.

Don Mauro è un uomo e avrà i suoi peccati e le sue debolezze, ma tutti siamo un riflesso di Gesù e io in lui vedo la tenerezza di Dio e l’amore verso gli emarginati e i paria della fede.

Penso che dare spazio ad un omosessuale come me che non ha nessuna guarigione e nemmeno nessuna promessa di castità di cui vantarsi, sia rivoluzionario. Darmi spazio non significa "giustificarmi", ma significa che il Signore parla anche al mio cuore, che anch’io sono Chiesa. Come duemila anni fa il Signore passa e incontra gli emarginati, gli omosessuali, i divorziati, e chi più ne ha… che forse vengono emarginati meno dalla società, ma sicuramente sono ancora emarginati molto dai cattolici, almeno da quelli di un certo stampo.

È facile puntare il dito contro don Mauro Leonardi. Il problema non è il suo articolo uscito su "Avvenire" l’8 dicembre, il problema è che don Mauro continua ad andare nelle periferie, ad andare incontro ai fuorilegge. Mi infastidisce chi critica queste persone che portano Dio, là dove loro non sarebbero disposti ad andare. Alzatevi un po' dalle vostre scrivanie e fatemi vedere cosa siete disposti a fare per chi è lontano o in difficoltà.

Il Signore è misterioso, a volte per salvarci prende quello che ha, del fango e un po’ di saliva e così ci guarisce, così si rivela ai nostri occhi. Quanto ho bisogno di incontrare lo sguardo di Dio! Soprattutto quando ne sono più distante.

Tu puoi essere quello sguardo.

Nessuno è qui per dire che ciò che è sbagliato è giusto. Lo so benissimo ciò che è sbagliato, ma saperlo non mi cambia la vita. Mi cambia la vita essere amato. Sono amato da Dio, lo so benissimo: ma saperlo non mi cambia la vita. Ho bisogno di sentirlo sulla mia carne! Cari Adinolfi, Cascioli, Veneziani e compagnia, siete disposti a morire per me, a scendere nel fango in cui sono per farmi sperimentare quotidianamente e concretamente quanto mi ama Dio? Se ( e scrivo "se") non siete disposti, spegnete il vostro computer e lasciate che scriva chi questo coraggio invece ce l'ha.

Commenti

  1. Interessante riflessione Eliseo perché la figura dei Pubblicani ha molto in comune con noi Persone omosessuali: da un punto di vista storico questa categoria era quella degli esattori delle tasse dei i Romani e di per sé, al di là del fatto che Roma dominava in Palestina, non ci sarebbe nulla di male in questa professione e le tasse per i Romani venivano pagate dovunque nell'impero.
    Il problema è che la società giudaica dell'epoca era fortemente intollerante poiché troppo legata alla Legge ma lontana da Dio e i Pubblicani, proprio perché collaboravano con i Romani, erano considerati pubblici peccatori e tale era un giudizio che prescindeva dal loro comportamento morale; infatti potevano esserci Pubblicani onesti oppure disonesti, così come Farisei onesti oppure no. Tuttavia è molto probabile che il pesante e ingiusto giudizio e la discriminazione di cui erano oggetto in conseguenza di questo giudizio portasse molti Pubblicani alla disonestà non in quanto spinti dall'avidità e dalla corruzione ma appunto per il pregiudizio verso di loro. L'Omosessualità oggigiorno subisce un trattamento molto simile a quello dei Pubblicani: infatti noi stessi siamo oggetto di un duro giudizio che esula dalla moralità degli atti compiuti, e ci considera pubblici peccatori; di conseguenza siamo disprezzati per la nostra diversa sessualità, e certi comportamenti distruttivi che hanno alcuni omosessuali derivano spesso dal rifiuto di cui siamo oggetto.
    Cosa fece Gesù con i Pubblicani? Li considerava come Persone e proprio questo Suo sguardo carico di rispetto e accoglienza ha sicuramente sanato l'atroce ferita provocata dal disprezzo di cui erano oggetto: e uno di loro, Levi, è diventato Matteo Apostolo ed Evangelista, e Zaccheo si convertì e decise di usare le sue ricchezze per i poveri e per le persone da lui frodate.
    Credo che Gesù farebbe la stessa cosa con noi Persone omosessuali e il Suo Amore risanerebbe ogni nostra sofferenza: se pensiamo a Zaccheo non sappiamo se abbia lasciato il mestiere dell'esattore delle tasse, tuttavia sono convinto che un Pubblicano esercitando onestamente il proprio lavoro e vivendo secondo amore e giustizia fosse gradito a Dio.
    Credo che in modo analogo una Persona omosessuale possa vivere la propria sessualità in modo sano e responsabile: un vivere in questo modo è imho compatibile con la Legge dell'Amore verso il Prossimo, e quindi verso Dio; certo ognuno è libero di vivere secondo coscienza, ma tra gli estremi di una vita casta, che ha grande valore se liberamente scelta, e una sessualità dissoluta penso esista una via di mezzo che risiede in una sessualità responsabile. E questa via positiva, tanto quanto una vita casta, vale sia per gli Eterosessuali quanto per noi Omosessuali.

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  2. Penso che la castità proposta dalla Chiesa sia una proposta di amore liberante e gratificante, molto diversa dalla castità sbrigativa che smerciano certi cristiani ansiosi di chiudere la questione dell'omosessualità. Quel concetto di castità, o meglio di "caSTRItà", è stato spesso tramandato anche a noi e perciò non riusciamo ad intravedere in esso una soluzione significativa per la nostra vita. Mi voglio impegnare ad amare come mi insegna Gesù, libero dalle mie convinzioni di felicità, confidando nella Sua Sapienza. Lui è amore. Lui è il maestro. Noi siamo al suo seguito, siamo i suoi scolari, i suoi discepoli, se vogliamo imparare da Lui.

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